Tutto ciò che chiede un poeta

La solitudine riempie il cuore del poeta, come il sangue e l’ossigeno quello dell’uomo comune. Una solitudine talmente forte e densa da diventare un buco nero. Tutto assorbe il suo cuore, la luce non sfugge alla sua voglia di cessare la propria sofferenza, e anche lei diventa buio a sua volta. Amore, libri, sogni, sorrisi, scompaiono nel buio generato da un buco nero di solitudine. E il loro ricordo affonda in un mare di lacrime versate nel buio di una stanza illuminata a giorno.

Non chiede nulla il poeta, se non una carezza, un abbraccio, un bacio dato di sfuggita, un corpo caldo in cui affondare la propria disperazione. Eppure dopo esser stato amato è ancora più forte la solitudine, perché lui sa che che il buco nero non lo lascerà mai, mentre le membra, gli umori, il gusto, il sospiro di quell’amore passeggero saranno buio nel suo immenso buco nero.

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Info su alessandrobon

Alessandro Bon nasce a Venezia il 30 luglio 1975. "Non mi son mai sentito uno scrittore" - dice spesso; eppure ha già pubblicato tre libri, e avuto riscontri da molti autori prestigiosi. Pubblica nel 2005 il libro "Gocce d'acqua in un mare di petrolio", la sua prima raccolta poetica; In quell'anno, dopo una grave fase bipolare, scrive il suo secondo libro: "Abbiate fede... il domani sarà meraviglioso"; un'autobiografia coraggiosa in cui racconta la sua vita e l'esperienza della psicosi. Sempre in quel periodo scrive oltre cento poesie, che 5 anni dopo diverranno la sua terza opera: "In una sera di novembre", raccolta poetica musicata dal Maestro Giuseppe Marotta, ex Direttore d'Orchestra del "Gran Teatro La Fenice".

Pubblicato il 29 ottobre 2011, in Alessandro Bon con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. è un libro,credo ispirato alla realtà triste e dolorosa dell’autore… “tutto ciò che chiede un poeta ” sarà sicuramente una storia toccante ma… bada bene, il poeta non è sempre macchiato dalla sofferenza…non è sempre toccato dal dolore…,dalla tristezza e dalla solitudine… il POETA fa vibrare i suoi sentimenti come un virtuoso del violino fa parlare il suo strumento… il poeta sa cogliere le sfumature della vita in tutte le sue forme e, in tutte quelle sfaccettature , riesce a disegnarne l’anima…! Da più parti sento dire che il poeta deve soffrire per poter scrivere… NON E’ ESATTO… almeno io non credo che sia così e solo così… chi si ciba solo della sua sofferenza per tirare fuori una poesia è limitato e striminzito ed in effetti ha un ” BUCO NERO… ” che non riuscirà mai ad illuminare…Tutto è poesia e basta guardarsi intorno per carpirne le vibrazioni…

    • Caro amico, è una riflessione personale, in quanto mi han detto che sono un poeta, e mi permetto di credermi tale. Non è un libro.
      Sulla sofferenza e sul mondo meraviglioso che ci circonda, si e no, la maggior parte dei poeti era in qualche modo malinconico, depresso o bipolare, vedi vari studi sulla loro personalità e le biografie. Dai Poeti Maledetti, le Avanguardie, e non solo, molti scrittori anche lo erano. E’ differente essere prigionieri di un buco nero, ed essere a lui avulsi e dipendenti. La maggior parte dei poeti parla dell’amore, del mondo, della sua bellezza, con una propria manifesta malinconia ma lo fa.
      Mai parlare di assolutismi. Io parlo del mio buco nero, in cui sprofondo, ma in cui non abito. Abito nel mondo, e del mondo parlo

  2. Ti abbraccio, Poeta e compagno di avventure, nel bosco
    inquieto dei nostri cuori.

    Grazie Alessandro
    Gina

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