“Il Cammino di Alessandro.” II “La malattia”
Non ero mai uscito molto di casa, avevo paura di guidare, e stare fuori casa era una tragedia, ero vergine, e odiavo vivere. Avevo 27 anni e non sapevo cosa volevo né chi ero. Era il 2002, il settembre, e da 12 anni ero depresso. Decisi di cambiare lavoro in quel periodo e con il cambio di vita mutai io. Cominciai a provare un malessere che mai avevo provato. Alla sera me ne stavo disteso sul letto mentre tutto girava, e le pareti e il soffitto mi sembravano muoversi, o deformarsi. Ricordo l’espressione basita dei miei genitori e la loro richiesta di aiuto verso non so chi nel tentativo di capire cosa mi stesse accadendo. Mio fratello mi invitò ad un capodanno in montagna, ma io dovevo guidare, con la neve poi! Era una tragedia. Andai ulteriormente in tilt, e smisi di dormire, me ne stavo seduto in divano a guardare la TV con gli occhi aperti fino alle 04:30 di notte, e poi mi addormentavo. Alle 05:20 mio padre si svegliava, e a sua volta involontariamente svegliava me. così io non riuscivo più a prendere sonno. Erano le 18:00 quando tornavo a casa e mi buttavo a letto dormendo solo un’ora, per poi cenare e attendere il mattino dopo per andare a lavorare. Passai quattro anni così, quattro lunghi anni da solo, su quel divano a guardare film, telefilm, e video hard. Cominciarono in quel periodo le manie di grandezza, i crolli d’umore improvvisi, il perdere il “senno” e l’immedesimarmi in personaggi o autori dei libri che leggevo. Ero sempre più solo e sempre più confuso.
Il posto di lavoro, con le sue dinamiche interpersonali e la conflittualità mal gestita da me e dai miei superiori non mi aiutava certo, né mi aiutavano i colleghi che mi deridevano, vedendomi colpito da panico o imbranato. Passai tre anni così. Tre lunghi anni cercando il bandolo della matassa, aspettando il giorno in cui avrei dormito, provando psicofarmaci sempre più potenti, sedute di psichiatria, solitudine, e grande sofferenza.
Nel 2005 ci fu un’ulteriore evoluzione della malattia, ninfomania, attacchi d’ansia, insonnia, iperattività, perdita della cognizione del sé, persi la mia prima ragazza, accumulai oltre 5000 euro nelle carte di credito di debiti in puttane senza ricordare o rendermi conto di dove e cosa stessi facendo mentre facevo o tentavo di fare sesso, se non dopo averlo fatto, pensando a prendere un platano per farla finita. Ero convinto di essere Sun Tzu, di poter spendere quanti soldi volessi senza poi doverli ripagare, di essere fortissimo, ero sempre su di giri. Le parole uscivano di bocca a raffica, le idee erano grandi, e io mi sentivo alto e imponente, questo spaventava e affascinava chi mi circondava. Allontanava amici, e avvicinava persone nuove. A gennaio persi il lavoro, dopo 5 mesi di malattia fui costretto a licenziarmi. Eppure questa scelta fu facilitata dal fatto che già avevo un nuovo lavoro.
Era il 2006, e stavo ancora male, un po’ mi ero ripreso, ma ero senza forze, ero stremato da anni senza dormire e da una lotta intrapresa contro troppi mulini a vento. Caddi in una fase depressiva ancora più forte, e questa mi portò a non andare al lavoro sempre più spesso, e mi fece rinunciare a guidare per lunghi tragitti per anni, fino al 2010. Dovetti stare a casa un weekend, due weekend, una settimana, un mese intero, dall’agosto del 2008 al dicembre 2008… tre anni, la malattia mi provocò grandi disagi e la perdita anche di un’occasione per cambiare lavoro, anche se l’ingresso in cassa integrazione mi salvò la vita e il reddito.
Era diversa dalle due crisi del 2002 e del 2005, ora io ero fermo, il cervello si bloccava, dormivo in piedi, gli occhi mi si chiudevano in continuazione, cadevo in uno stato di quasi catatonia. Sangue, vedevo sangue ovunque, mi vedevo mentre mi buttavo giù da dei tubi, o sotto una ruspa, mi tagliavo le vene, e tutto era così buio. Chiesi di essere ricoverato. Era il giugno 2008 quando decisi di farmi ricoverare.
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Pubblicato il 21 novembre 2011, in Il Cammino di Alessandro. con tag Alessandro Bon, Il cammino di Alessandro, psichiatria, ricovero, scrivere. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.



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