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“Gocce d’acqua in un mare di petrolio”: il primo titolo pubblicato
La prima raccolta di poesie dell’autore.
Le poesie vennero scritte fra il 1995 e il 2001. Un percorso di dolore attraversato dalla solitudine, la depressione e la disperazione di un giovane uomo che non conosceva ancora l’amore. Liriche che abbracciano temi come l’amore, il rapporto con dio e la religione, una poesia intima che guarda con interesse lo scopo della vita, uno scopo che pare non esserci per l’autore.
La raccolta si apre con la tetralogia delle stagioni. Nella lirica Autunno viene cercato il senso della vita: ”Le foglie che cadono, | stordite dal vento | toccano terra nutrendola. / Alcune però, catturate, | volano via col vento, nella fredda brezza”. In queste parole l’autore esprime la propria disperazione e il senso di vuoto che lo affligge, con versi che sembrano voler ripercorrere le ultime tre strofe della poesia di Eugenio Montale “Non recidere, forbice, quel volto”, che così il Nobel chiudeva: “E l’acacia ferita da sé scrolla | il guscio di cicala | nella prima belletta di Novembre.” Al vento che cattura la foglia e la porta lontana da quella solitudine il compito di lasciare un po’ di speranza al lettore. Leggi il resto di questa voce
da: “Il vento tra le canne” di William B. Yeats
Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.
William Butler Yeats, da “Il vento tra le canne”, 1899
La vita è una partita di tennis. (Monologo sulle occasioni che la vita ci offre)
Non è tanto la mente che è ferma, perché quella, talvolta è anche troppo veloce, ma il corpo, che vive di inerzia e incapacità di reagire. Così, quei due fottuttissimi amici si ritrovano tutte le sere a interrogarsi su cosa fare, ma poi l’ha sempre vinta il corpo, con buona pace della mente. E a quest’ultima, che poi si rompe le palle, non resta che dar di matto: viaggiando attraverso mondi inesistenti e progettando futuri ed azioni che non realizzerà mai. E’ qui che mi chiedo se debbo sopprimere l’uno o l’altra. E quale destino mi attenda al di la della follia.
(Alessandro Bon)
Spesso mi guardo indietro e mi rendo conto di aver perso centinaia di occasioni, di aver rinunciato a troppe situazioni che avrebbero potuto darmi una qualche forma di gioia, un modo nuovo per sentirmi vivo. Leggi il resto di questa voce
Il destino del velista (Poesia)
Partii per mari,
dove l’unica certezza era il vento.
Mi trovai prigioniero,
di folate improvvise,
e di inerzie terribili.
Non si dovrebbe usare una vela,
se non si sa valutare il vento.
Non si dovrebbe lasciare il nido,
se non si sa vivere.
Ma se tutti questi “se” ci fermassero,
varrebbe la pena veleggiare?





