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Un lungo silenzio

E’ dall’otto maggio che non pubblico nulla nel mio blog, non è stata pigrizia ma malessere, chi mi conosce sa che soffro di disturbo bipolare, e che non è facile convivere con una patologia che assume sempre nuove forme. E’ difficile far capire a chi ti sta accanto ciò che provi.

E mi rifugio in un silenzio assordante, perché è così lontano il mondo reale da te. Chi mi circonda continua a chiedermi cosa ci sia che non va, ma non accetta la risposta. Non vogliono risposte, ma rassicurazioni, non vogliono capire perché soffro, ma sentirsi rassicurati. E la non comprensione porta a nuove tensioni, come se io ne avessi bisogno.

Lo so che al di là dello specchio, nella realtà parallela che io non vivo, il mondo è più veloce, ha altri ritmi, e non ha tempo di accettare le mie diversità, le mie crisi, le mie necessità di essere me stesso, ma io non posso combattere contro la mia natura. E’ in essa che vivo. A nessuno dovrebbe essere imposto di essere un “altro sé”, ma troppo spesso chi è in una condizione dominante vuole omologare chi lo circonda, cercando di trovare una scusa suprema per giustificare questa violenza.

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“Il Cammino di Alessandro.” IV “Tante storie, tante verità”

Era il decimo giorno di ricovero, quando decisi di fermarmi e rifugiarmi in me stesso. I troppi attriti con gli altri pazienti della Clinica Psichiatrica mi stavano distruggendo, e io decisi di frequentare solo chi mi avrebbe potuto dare  beneficio e serenità. Vi era in fondo al mio reparto una stanza gialla con otto tavoli, sempre illuminata dal sole e che era poco frequentata: decisi che quel luogo sarebbe diventato il mio rifugio. Chiesi ai miei genitori di portarmi il pc, che non era collegato ad internet, per poter mettere giù su “carta” un po’ di pensieri e rivivere scrivendole le mie sensazioni. Nella stanzetta arrivarono anche Maria ed Enrica che si intrattenevano a loro modo.
Maria era lì dopo perché aveva subito mobbing al lavoro, Enrica, invece, aveva una storia terribile alle spalle e dopo l’ennesima delusione era andata in tilt e non riusciva a far altro che a ripeteva tutto il giorno la stessa frase: “Ma lui mi lascerà? Secondo te mi ama?”, e me lo chiedeva almeno 40 volte al giorno. E io non la sopportavo! Poi, un giorno ho capito chi era, una “farfalla bagnata” e mi  raccontò la sua storia e io capii il suo dolore. Abbandonata dai genitori, sola al mondo pur avendo due fratelli, si era sposata e suo marito, dopo anni di matrimonio, aveva vinto una cifra considerevole e con questa era fuggito, lasciandola al suo destino. Leggi il resto di questa voce

“Il Cammino di Alessandro.” III “Il ricovero”

Hyeronimus Bosch – La cura della follia

Era il maggio del 2008 quando vi fu la crisi depressiva più forte della mia vita, stetti un mese in malattia, e chiesi aiuto ad un sindacalista: non potevo più fare le notti. La comprensione è dura da trovare in un ambiente di lavoro, o nel mondo in generale. Ricordo che un collega aveva diritto a stare a casa tre giorni al mese perché il figlio era portatore di handicap, alcuni colleghi non lo sopportavano, non accettavano che lui stesse a casa quei giorni: la giudicavano un’ingiustizia. Io, sempre molto carino, augurai ad uno di essi di avere un figlio con le stesse problematiche, per poter star a casa 36 giorni in più l’anno. Gli dissi che così anche lui poteva fare week end lunghi a casa… Leggi il resto di questa voce

“Il Cammino di Alessandro.” II “La malattia”

Non ero mai uscito molto di casa, avevo paura di guidare, e stare fuori casa era una tragedia, ero vergine, e odiavo vivere. Avevo 27 anni  e non sapevo cosa volevo né chi ero. Era il 2002, il settembre, e da 12 anni ero depresso. Decisi di cambiare lavoro in quel periodo e con il cambio di vita mutai io. Cominciai a provare un malessere che mai avevo provato. Alla sera me ne stavo disteso sul letto mentre tutto girava, e le pareti e il soffitto mi sembravano muoversi, o deformarsi. Ricordo l’espressione basita dei miei genitori e la loro richiesta di aiuto verso non so chi nel tentativo di capire cosa mi stesse accadendo. Mio fratello mi invitò ad un capodanno in montagna, ma io dovevo guidare, con la neve poi! Era una tragedia. Andai ulteriormente in tilt, e smisi di dormire, me ne stavo seduto in divano a guardare la TV con gli occhi aperti fino alle 04:30 di notte, e poi mi addormentavo. Leggi il resto di questa voce

Il volo di Icaro ovvero psichiatria moderna (poesia)

Nel cielo mi desto a volare
Mi sento felice
un sole mi scalda il cuore.

Le ali si sciolgono,
stupidi artefatti di pillole
e cado nel baratro.

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