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Ricordo la carta (poesia)

550359_505077612878220_716372383_nNon c’è più l’armonia della scrittura,
il lento muoversi del gomito,
quell’indugio impercettibile
nato dalla paura di commettere errori.

Non è romantico scrivere su una tastiera,
non c’è il ricordo della parola cancellata,
dell’inchiostro speso per togliere un verso,
un segno che sporcava e arricchiva i testi.

Non sento le spalle dolere
per il troppo scrivere,
e dimentico spesso di conservare le mie parole,
lasciandole abbandonate nell’aria,
figlie di nessuna bocca.

© Alessandro Bon

“Il Cammino di Alessandro.” II “La malattia”

Non ero mai uscito molto di casa, avevo paura di guidare, e stare fuori casa era una tragedia, ero vergine, e odiavo vivere. Avevo 27 anni  e non sapevo cosa volevo né chi ero. Era il 2002, il settembre, e da 12 anni ero depresso. Decisi di cambiare lavoro in quel periodo e con il cambio di vita mutai io. Cominciai a provare un malessere che mai avevo provato. Alla sera me ne stavo disteso sul letto mentre tutto girava, e le pareti e il soffitto mi sembravano muoversi, o deformarsi. Ricordo l’espressione basita dei miei genitori e la loro richiesta di aiuto verso non so chi nel tentativo di capire cosa mi stesse accadendo. Mio fratello mi invitò ad un capodanno in montagna, ma io dovevo guidare, con la neve poi! Era una tragedia. Andai ulteriormente in tilt, e smisi di dormire, me ne stavo seduto in divano a guardare la TV con gli occhi aperti fino alle 04:30 di notte, e poi mi addormentavo. Leggi il resto di questa voce

“Il Cammino di Alessandro.” I “La scrittura come rifugio”

Non ricordo bene quando fosse, non ricordo l’anno, ma ricordo che era estate, forse del 2001, e stavo leggendo un libro: “Filosofia per tutti” de “Il Saggiatore.”, e mentre leggevo questo libro alzai la testa e fiero di me dissi: “Diventerò uno scrittore a mia madre. Il suo sguardo fu compassionevole, sembrava dire tutto: “Sogni ad occhi aperti non ne hai le capacità”. Fu la mia prima grande delusione in questo percorso che mi vedeva impegnato a cercare me stesso attraverso alla parola, fatto anche di persone a cui tenevo che mi iridevano e non mi consideravano come un potenziale poeta. Feci un gesto quel giorno, premeditato e di cui conoscevo le conseguenze, gettai tutti i fogli stampati fino a quel momento con le mie 87 prime poesie nell’immondizia, non nella carta da riciclare, cosa che facevamo da dieci anni, ma lì, perché riempisse il bidone, e perché lei lo trovasse. Leggi il resto di questa voce

Disegni Divini (Poesia)

Nascere per compiere un disegno.
Senza sapere su che tela devi dipingerlo.
Senza sapere quali pennelli devi usare.Vivere per raggiungere un obiettivo.
Senza sapere quale sia.
Senza sapere quando l’avrai raggiunto.Nessuno sa cosa comparirà sulla tela della vita.
Eppure spera di concludere il proprio disegno.

La vita (poesia)

La vita scorre come
rivi veloci e potenti,
e l’uomo da essi
si lascia trasportare.

Quando il rivo
ristagna, allora
un ramo si ferma,
ad attendere la corrente.

O la morte.

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