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Al mai nato (poesia)
Gli occhi socchiusi,
un corpo estraneo si fa strada,
il piacere aumenta,
e le labbra si lasciano mordere.
Un piccolo seme vien lanciato nel pozzo,
ammaliato dal profumo di donna:
l’incontro è vita.
Due corpi generano amore,
e la simbiosi è perfetta.
Paura, felicità, amore,
tutto è condiviso…
neppure fossero tutt’uno.
Cresce il frutto dell’amore,
ma non è voluto,
e lui si sente prigioniero.
Angoscia, solitudine, disperazione
si fanno largo in lei,
mentre non sa che fare
del mostro che la sta divorando.
Il volto è sereno,
la voce ferma rassicurante,
il dado è tratto.
Il cavaliere ucciderà il drago,
e la fanciulla sarà libera.
Il tempo si ferma:
il padre sorride,
la madre piange,
il medico la consola,
il feto è solo.
Il mostro è morto.
Licenza

Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. (Errico Malatesta)
“Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza
(…)”. Errico Malatesta
L’uomo che abbandonò il passato
Vi era un uomo, che tutti i giorni trascorreva ore a riordinare un vecchio magazzino. “Qui vi è tutto il mio passato.” diceva a chi gli chiedeva cosa facesse tutto il giorno in quel luogo.
Era strano, sembrava gli interessasse solo mettere ordine in quel magazzino, e non avesse più una vita a cui dedicarsi. Vi erano centinaia di scatoloni, che apriva e chiudeva in continuazione. Li spostava da uno scaffale all’altro, spolverava il contenuto e sospirava pensando al bei tempi andati.
Un giorno c’era un sole bellissimo che sembrava chiamare il mondo ad essere gioioso. Ma lui decise di passare la giornata lì dentro. A ricordare il passato.
Una vecchia lettera d’amore scritta su carta ormai ingiallita gli ricordò una ragazza che aveva amato, ma che ora nella sua vita non c’era più. E gli cadevano le lacrime pensando ai figli che avrebbero potuto avere e alla casa che avrebbero realizzato.
Un vecchio disco gli fece ricordare quand’era giovane e quanto si divertiva a ballare con gli amici. Ora che poteva camminare solo con l’aiuto di un bastone non poteva certo divertirsi come a quei tempi! Leggi il resto di questa voce
Puttana (poesia)
Un’ombra,
morbida e maliziosa,
si affaccia da un lampione.
Silenzio.
Le auto passano
e gli uomini fischiano
quel corpo malizioso.
Ricordo.
Le merende della mamma,
il pane e nutella,
le corse con gli amici.
Chi sono? Leggi il resto di questa voce


