Canova (poesia)

canova_003Il corpo è un tutt’uno,
nemmeno il grande scultore
potrebbe pensare ad una statua
senza anima.

Disegnare espressioni umane
su marmo duro e freddo
è compito di un Dio,
o di un Genio.

Nascesti nel Segno del Leone,
alato e non celeste,
ma terreno e Serenissimo.

Facesti riscoprire ai grandi del Mondo
Grecia ed… Egitto,
Mito, Arte, e Morte.

Solo da morto un uomo si spezza,
il corpo ritorna a casa,
il cuore resta imprigionato nel suo amore.

Un Dio riposa in un Tempio,
un Imperatore in una piramide…
e forse tu sei stato entrambi

Notte d’Ulisse (poesia)

ulisse01Come barca io fui.
Gettai la rete
d’ oro i ricami
di seta le tele.

Come Ulisse
legato all’albero maestro
di un cuore razionale,
ma senza amore

Donna sirena,
il tuo canto mi ammalia,
le tue labbra carnose
i tuoi seni tondi.

Mangiai di te
E tu mangiasti di me.

Sudore con sudore,
bocca con bocca,
corpo con corpo,
anima con anima.

Ore passate a donare,
amore che lascia segni
in un’anima sola,
in un corpo imponente.

E ancora amore…

Oh, gli occhi socchiusi.
Oh, le labbra socchiuse.
Oh, brividi d’amore.

M’addormentai sul seno,
rifugio materno d’un uomo,
morbido cuscino d’amore.

Mi svegliai solo,
come barca abbandonata.

E come Ulisse,
ripresi a viaggiare,
cercando porti
su cui attraccare.

© Alessandro Bon

Il papà dagli occhi che sapevano amare

Vi era un uomo seduto in riva al mare che cantava canzoni che sembravano provenire da un altro mondo, un tempo antico, un altro paese…. Un paese che Antonio non aveva mai udito nominare: era un Afghano. La sua felicità per Antonio era incomprensibile: non aveva una gamba! Eppure cantava felice.

“Ma come fa un uomo senza  una gamba ad essere felice?” Si chiedeva Antonio. E giorno dopo giorno gli passava accanto, con quell’ingenuità che solo un ragazzino di 13 – 14 anni sa ancora avere. Finché una mattina l’uomo si girò verso di lui e gli disse: “Tutti i giorni ti fermi ad ascoltarmi cantare e poi te ne vai a capo chino dopo aver guardato la mia gamba, perché?” Continua a leggere “Il papà dagli occhi che sapevano amare”

La passione di Ornella (Nina Vanigli) Mia personale recensione

La passione di Ornella

“La passione di Ornella” è un libro che mi è stato consigliato dall’amica Martina Galvani che collaborando con la piccola casa editrice “Lettere animate” ha conosciuto l’autrice Nina Vanigli.

Non ho mai letto un romanzo erotico, partiamo da questo presupposto, non sapevo cosa dovevo aspettarmi dalla sua trama, né che sensazioni ne avrei ricavato. Forse avevo anche dei pregiudizi, legati più alla mia educazione che al testo di per sé, ma ora, appena finito di leggere questo bel libro posso dire che è un romanzo che può dare molto ad un appassionato di buona lettura.

La trama è forte, raccontata con durezza, e senza troppi filtri, dall’autrice, una storia fatta di sesso certo, ma anche di sensazioni forti che provano i personaggi e in cui cade inevitabilmente il lettore, e, infine, di amore. Un amore con la “a” minuscola e malato per molti aspetti.

Due i personaggi principali: Ornella ed Alessandro. Ornella mi ha regalato sensazioni che vanno dal disgusto per la sua sudditanza verso Alessandro, alla speranza di un futuro migliore, alla più pura delusione verso di lei, ad un personale senso di colpa. Lei è una donna succube del suo uomo, che trova nel sesso l’unico motivo per attirare e legare gli uomini a sé. Alessandro è un bruto, corrotto nell’anima e privo di scrupoli, e come tutto ciò che rappresenta il male, è bello e desiderabile. La loro relazione, le umiliazione inferte da Alessandro ad Ornella sono il collante della prima parte del romanzo, un’umiliazione fatta di sesso privo di amore e di rispetto. Ornella è vittima di sé stessa, di una mancanza totale di comprensione del termine “AMORE”, di una visione distorta della realtà. Talmente distorta da portarla ad accettare tutto e a subire ogni umiliazione, e a rinunciare da quel’unica via d’uscita che le è stata procurata da un’amica.

Il finale è tremendo. Un taglio netto alla trama, un fendente al cuore del lettore. Che si trova di fronte l’ennesima emozione prodotta da Nina: un enorme senso di colpa… “Forse ho sbagliato anch’io a giudicarla”

Questa è stata la mia ultima e definitiva domanda.

Nel ring (Poesia)

hilaryswankNel ring della vita,
son fermo a prendere pugni,
da un destino nefasto e stupido.

Mi distrugge l’esistenza,
facendomi sputare sangue
e rinunciare alla felicità.

Il sangue che cade,
leggero si appoggia sul tappeto,
e il pugile lo osserva esterrefatto.
La sofferenza non basta a fermarlo.

Il sangue non coagula,
si trasforma, rigenera.
Ne rinascono parole:
l’odio scompare, e lui vede Dio.

Ma l’ultimo pugno l’uccide.

Nel ring della vita il pugile muore,
e rinasce come poeta.

 

Di seguito riporto lo spartito che ha composto il Maestro Giuseppe Marotta per questa mia Lirica. Entrambi son coperti da copyright.