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Vi racconto di me…

Il grande uomo è colui che non perde il suo cuore di bambino (Mencio)

Quando ero bambino sognavo di volare, ricordo che mi vedevo intento a scalare il cielo e ritrovarmi fra le stelle.
Non vi era nessun argomento che non mi interessasse, ma la scienza era la mia vita, la scienza e lo studio degli animali. Fagocitavo decine di ore di documentari e sognavo di essere uno degli intrepidi esploratori che viaggiavano per il mondo alla scoperta di angoli remoti ed inesplorati di foreste, deserti o montagne. Ero affascinato da quel mondo che stava fuori dalle pareti di quella bella casa che ospitava la mia famiglia.
Non riuscivo a stare fermo, e giocavo tutto il giorno con gli amici.

Ma un giorno, venne a suonare “Sorella depressione” e il mondo si fermò. La mia vita si fermò. Non avevo più domande da fare sugli animali, e la scienza restava sempre più materia di studio, e non di amore.

Come neve che cade su strade bagnate è la vita mia.

Cercavo me stesso. Lo cercavo nei libri, nelle filosofie orientali, dentro di me. Pian piano smisi di parlare, e di parlarmi. Stavo sempre in una piccola stanza a soffrire di solitudine. Ero un giovane e nel mio bel ragazzo, ma non avevo voglia di vivere.
Ho sognato e pregato di morire per anni. Troppa era la sofferenza… ma in questa nacque l’esigenza di esprimere la mia anima, unica parte di me che non era stata bloccata dalla depressione.
Scissi la mia prima poesia poco prima del natale 2005, “Eppur t’amo”, una semplice lirica dedicata ad una compagna di classe.

Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz' ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d' essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste perchè Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...(Cirano di Francesco Guccini)

Ma la sofferenza mi lasciava mai, e così fra il 2000 e il 2001 inizia a de-scrivere ciò che provavo. Solitudine, disperazione, inno alla morte, tutto ciò che io vedevo era grigio, e poteva essere riassunto nella poesia “Come la neve”. Poesia che è un’ode alla al mio sentirmi inutile in questo mondo.
In quei due anni scrissi oltre 100 poesie, poesie che poi divennero in parte componenti della mia prima raccolta: “Gocce d’acqua in un mare di petrolio”, 2005.

Ma la vita non si era ancora saziata delle mie lacrime. La sofferenza in cui caddi verso la fine del 2002 mi portò a sperimentare le psicosi e le paure più grandi che mai avrei potuto immaginare di dover sopportare.
Tre lunghi anni, 2002 – 2005, in cui io pensai di non riuscire a sopravvivere a quelle crisi improvvise, a quel non dormire che mi portò a 4 anni di pisolini fra le 5 e le 5:30. Notti intere con gli occhi sbarrati, e una vita che si faceva sempre più dura.

Persi il lavoro in quel periodo e sentii la necessità di scaricare questa mia disperazione su carta. Fu così che nel mese di ottobre di quell’anno nacquero i miei ultimi due libri pubblicati: “Abbiate fede… il domani sarà meraviglioso”, autobiografia del 2006; e “In una sera di novembre”, raccolta di poesie; raccolta di poesie del 2010.
La vita continuava a darmi motivi di pena, e nel 2008 venni ricoverato, e questo mi portò ancora dolore, ancora sacrifici, ed interruppe una ormai consolidata amicizia con scrittori veneziani che frequentavo da tempo.
Fu l’uscita, non voluta e sofferta della mia seconda raccolta: “In una sera di novembre” del 2010 a farmi risentire la voglia di esprimermi attraverso la poesia, e a farmi rinascere poeta.
E’ difficile per me sentirmi un artista o un poeta, malgrado i complimenti e i rapporti con molti artisti che mi hanno da sempre dato forza e coraggio, ma attraverso la poesia ho imparato ad essere me stesso, ed ormai solo in questa riesco a riconoscere la mia anima, la Vera anima, e non quella sempre meno presente piccola follia, che accompagna la vita di ogni “servo della parola”.
A voi il giudizio, nella lettura di ciò che scrivo, del mio valore, come artista e come Anima in Corpo vivente.

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9 risposte a “Vi racconto di me…”

  1. Giovanna ha detto:

    Molto bella “anime gemelle”…e “L’aquilone”…con calma le leggerò tutte perchè le parole che usi sono intrise di sangue vitale… Giovanna Nives Sinigaglia

  2. Sono capitata qui per caso e, leggendo questa tua biografia, mi sono venuti i brividi.
    Anch’io amo scrivere, anche se non proprio poesie, e ho notato che nei momenti più difficili della mia vita ho sempre affidato i miei pensieri, a volte i miei tormenti, alla pagina di un quaderno, prima, ai file del pc dopo. Scrivere può essere un rifugio, un’ancora di salvezza.
    Quando scrivi: “Fu l’uscita, non voluta e sofferta della mia seconda raccolta: “In una sera di novembre” del 2010 a farmi risentire la voglia di esprimermi attraverso la poesia, e a farmi rinascere poeta”, questo concetto si comprende bene. A volte scrivere è come rinascere.

    Tornerò per leggere con calma le tue poesie. A presto.

    Marisa

  3. IL PIANTO DI MEHREGIAH ha detto:

    Ti ringrazio di cuore per il tuo passaggio e il tuo gradito commento, sei stato gentilissimo.

    Ho letto con grande entusiasmo, alcuni dei tuoi post e in particolare le poesie…che sono la mia passione e sfogo di vita, insieme alla fotografia.

    Sono rimasta affascinata dalla grande sensibilità d’animo, che riesci a trasmettere. L’energia poetica che è in comunione con l’essenza dell’anima e del cosmo.
    Con i tuoi versi riesci ad infondere, quella consapevolezza cosmica che affascina e coinvolge senza riserve il lettore.
    Come te, anche io, non mi sento un artista o una poetessa…forse in modo egoistico, sono io che mi servo della poesia…la mia Musa.. per dar sfogo ai miei pensieri, che altrimenti rimarrebbero prigionieri nella mia mente.
    Mi lascio coinvolgere, dalla potenza ineludibile della natura e dell’anima. Quando scrivo, ho l’impressione di farlo da un angolo sepolto, introvabile del mondo, dove i ricordi e i sentimenti, si eguagliano alla magia della natura. Mi sembra di udire l’eco di Baudelaire, Rimbaud…del grande cantore Neruda, Di Walt Whitman..l’Omero di Manhattan.
    Così il fruscio di una foglia che cade, diviene il silenzio del mio cuore…Il vento di maestrale si tramuta in messaggero di sentimenti…i covoni di nuvole si trasformano in velieri colmi di stelle..l’oceano è un mantello, che con il suo grande abbraccio e il suo andamento ondulatorio, culla e infonde alla mia anima, serenità e amore..l’orizzonte è lo scenario dove si sviluppa quotidianamente il processo di morte e rinascita dei miei sentimenti…

    Un saluto e buona giornata e ancora grazie.

    Mehregiah

  4. Ciao Alessandro..
    il tuo testo ha toccato
    la mia anima…
    un abbraccio~~Jussara

  5. Ciao caro Alessandro…sono Lupa Bianca 🙂 a volte alcune anime si incrociano..dopo aver passato brutte bufere…ti capisco perfettamente….e ora ti vedo rinascere e vivere come non mai…le tue poesie sono aria per Noi…..umili…sincere…vive….anche dei momenti brutti e perchè no??la Vita è anche quello!!!!Grazie…..per ciò che scrivi….ti abbraccio fortissimo!!!

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