Postfazione dell’autore

fronte
Questo è un viaggio iniziato nel 2008 anno in cui decisi di ricoverarmi in una clinica psichiatrica. Una raccolta poetica come metafora del viaggio perché ogni poesia è un luogo visitato, un’emozione provata, una persona incontrata o un amore vissuto. Ogni poesia è una foto, o meglio un’istantanea di un momento goduto, o forse la sintesi di emozioni che hanno attraversato l’anima dell’autore. Io le vedo così. Non penso ai contenuti o allo stile quando scrivo, anzi spesso non penso neppure che scriverò da lì a poco, eppure so che prima o poi il mio vissuto sarà proiettato su “carta”, e le sensazioni da me provate diverranno poesia. Ma il viaggio di ogni uomo è fatto anche di incontri e di ciò che da essi scaturisce. Mi capita spesso di sentirmi attraversare da onde di emozioni, energia, che mi lasciano senza fiato, ma sono sensazioni non mie, e appartengono a occhi che incontro per strada, a mani che sfioro per caso, a paesaggi umani appena intravisti, ma che mi proiettano nell’anima di chi le sta provando. Ed è così che mi sento donna, bambino, profugo, povero, altro da me. Io non sono più Alessandro ma sono quegli occhi, quelle immagini, quelle mani, quelle sensazioni.
Poesie come fotogrammi di un viaggio, come pezzi di memoria della mia esistenza. E alla memoria di un viaggio della speranza e di un piccolo viaggiatore va la poesia che ho scelto come incipit: la poesia di Zaher Rezai. Un ragazzino di adolescente afghano morto travolto da un camion a pochi chilometri da casa mia. Zaher sognava la libertà e una vita migliore. Sarebbe potuto esser chiunque nella sua vita, scelse di esser un migrante. Fu costretto a esserlo. Avrebbe potuto lasciare molto di sé, ma gli è stato concesso di lasciare solo un taccuino con le sue poesie, a cui qualcuno ha dato una traduzione, e a cui io do omaggio.
La vita è fatta di segnali, di parole che si mettono sul nostro cammino e aspettano di esser lette. Così io scelsi nel 2013 come titolo di questa raccolta: “La persistenza della memoria”, in onore di Salvador Dalì, e casualmente nel febbraio 2015 venni invitato dall’amica e professoressa di lettere Lucia Guidorizzi ad un incontro con alcuni giovani liceali dal tema “Riflessi di memoria”, e decisi di portare con me la poesia di Zaher proprio per far comprendere loro come sia legato il concetto di poesia e di memoria attraverso la sua storia
Questa è una raccolta di poesie, e una breve raccolta di racconti, piccole fiabe morali fra le quali: “Il bambino che scriveva sulla sabbia” si distingue per il successo avuto sul web
Questo è un diario di viaggio, in cui metto me stesso, ma anche le persone che durante questo viaggio hanno voluto condividere con me un sorriso, una tazza di caffè, un abbraccio, un po’ di calore umano.

Alessandro Bon