Confronto d’amore (Nizar Qabbani)

Non rassomiglio agli altri tuoi amanti, mia signora
Se un altro ti donasse una nuvola
Io ti darei la pioggia
Se ti desse un lume
Io ti donerei la luna
Se ti donasse un ramo germogliato
Io tutti gli alberi
E se un altro di donasse una nave
Io ti darei l’intero viaggio.

Nizar Qabbani

Chinati (Josif Alexandrovic Brodskij)

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Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

Bisogna cercare col cuore!

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Gli uomini coltivano 5000 rose nello stesso giardino e non trovano quello che cercano. E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua. Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore!

(Il Piccolo Principe – Antoine de Saint Exupéry)

16 02 2000 o la Solitudine (poesia)

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Come un pesce
che risale la corrente.

Come un gatto
che prova a volare.

Come un uomo
che prova a capire Dio,
son Io.

Cosa manca alla mia vita?
Cosa mi fa sentire così male?

Non sono certo le ali,
il cuore vola alto
Non è certo la Fede,
a mio modo credo anch’io

Cos’è allora che mi tiene giù,
cos’è allora che mi fa imprecare.

O vita maledetta,
fonte di ogni mia pena,
potrò mai lasciarti?

Amo troppo la mia famiglia,
credo troppo nel mio futuro,
perché possa abdicare.

Ma mentre penso a ciò
tutto scorre intorno a me,
nulla è come prima
e, Io, sono sempre più solo.

Potrò mai essere quel guerriero,
ferito a morte,
che si rialza e uccide il nemico?

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Abbiate fede ….il domani sarà meraviglioso

Recensione di Martina Galvani

Piantare gli occhi in faccia al nemico chiamandolo per nome: anche così potrebbe essere definito il contenuto di questa prova letteraria firmata da Alessandro Bon. 

L’autore veneziano, infatti, non nasconde e non ostenta: semplicemente espone, con linguaggio spontaneo e diretto, la sua esperienza di persona colpita dalla depressione, e lo fa ripercorrendo le fasi di questa patologia fin dal suo primo manifestarsi. Sarebbe stato facile cadere nell’autocelebrazione, per essere riuscito a non lasciarsi sopraffare dal “male oscuro”, o nell’autocommiserazione, proponendosi come soggetto vittima di una situazione difficile da gestire, ma Bon riesce ad evitare entrambe le insidie, pur suscitando intensa partecipazione emotiva, con il coraggio e l’umiltà di chi vuole capire e lottare, animato dall’intento di condividere il suo percorso di vita con il lettore. L’arrivo della depressione sancisce un “prima”, un “durante” e un “dopo”, nell’esistenza di Alessandro: momenti nei quali si assiste a una dolorosa discesa nell’abisso, che prevede però un salvifico riappropriarsi di sé.

Il libro è pubblicato dalla Fondazione “Alvise Marotta Onlus” all’interno della collana “Un libro in aiuto”, un’ iniziativa curata dal prof. Umberto Marotta, da molti anni impegnato nell’informazione scientifica in tema di disagi comportamentali, la cui missione è divulgativa: conoscere e riconoscere ogni sintomo legato alla depressione è l’unica via possibile per intervenire tempestivamente.

Alessandro Bon sceglie la strada della chiarezza nel raccontarsi, conducendo il lettore all’interno di una realtà inquietante perché normale, come un dipinto di Hopper dove il minimalismo e la staticità sembrano immersi in un assordante silenzio d’attesa. Il messaggio di quest’opera è forte e propositivo: da un punto di non ritorno è possibile tornare.