Da dove questa ispirazione?
Prova a bucare un cuore
con uno spillo appuntito.
Prova a fermare il sangue
con uno straccio bagnato.
Non puoi!
Come io non posso smettere di scrivere!
Da dove questa ispirazione?
Prova a bucare un cuore
con uno spillo appuntito.
Prova a fermare il sangue
con uno straccio bagnato.
Non puoi!
Come io non posso smettere di scrivere!
Si aprono le carni
e in te entra sicura
quella parte di me che desideravi
e che io volevo facesse parte di te.
Si fa spazio, si apre una strada
fra le tue morbide pareti
e l’umidità che l’accoglie
mi rende felice.
Un brivido sale la schiena
nel vederti mordere le labbra
e la testa che pieghi all’indietro
nell’estasi dell’accoglienza.
Io e te, uniti in un unico corpo
come due pezzi di un puzzle,
come dei che si ricongiungono,
e rivivono la loro duplicità.
(21/05/2015)
Hai mai guardato il mondo dall’alto dei monti,
hai mai remato in canali che sembrano fermi,
ma che d’improvviso s’infuriano?
Hai mai cercato di capire
perché la pelle dei vecchi
diventa rugosa?
Il mondo è fatto di placche che si scontrano,
dando luogo a monti altissimi,
e fiumi che scavano letti profondi e meravigliosi.
Cerca di essere dolce coi vecchi.
Perché le loro mani sono rovinate,
dagli scontri dell’anima con il tempo.
Un tempo eran umani,
lei Edera,
lui Albero.
Amanti insaziabili,
baci appassionati,
tenere carezze.
Lunghi viaggi
mano nella mano
sempre abbracciati.
Zeus, deo infame:
Era non basta,
io voglio le umane.
Dire no, non potrai,
da lui, padre degli Dei,
tutto ciò che vuoi avrai
In cambio di amore
vita eterna otterrai,
dea meravigliosa sarai.
Stufo dei rifiuti,
Albero trasformò:
come lo conosciamo
egli diventò.
“O, Eros, dio dell’amore
aiutami a stargli vicino,
Albero io amo
è il mio destino. “
Il dio dell’amore
ascoltatala pregare
Edera volle accontentare.
Ancor oggi tu vedrai
nei parchi e nelle aiuole
Edera Albero abbracciare.
Nel ring della vita,
son fermo a prendere pugni,
da un destino nefasto e stupido.
Mi distrugge l’esistenza,
facendomi sputare sangue
e rinunciare alla felicità.
Il sangue che cade,
leggero si appoggia sul tappeto,
e il pugile lo osserva esterrefatto.
La sofferenza non basta a fermarlo.
Il sangue non coagula,
si trasforma, rigenera.
Ne rinascono parole:
l’odio scompare, e lui vede Dio.
Ma l’ultimo pugno l’uccide.
Nel ring della vita il pugile muore,
e rinasce come poeta.
Dal libro “In una sera di novembre” di Alessandro Bon