alessandrobon

Archive for the ‘Altro di/a me’ Category

…Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese….

In Libri che mi han colpito, Poeti e Poesie on 26 aprile 2017 at 4:17 pm
Un viandante nei pressi dell'Acqua Acetosa

‘Un viandante nei pressi dell’Acqua Acetosa’, Martinus Rørbye; 1835

Ma ho sprecato metà della mia vita nel tentativo di imitare la sua virtù. Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese. Volevo essere un artista ed un sognatore ma volevo anche possedere la virtù e godere della patria.E’ durato a lungo, fino a che ho compreso che non si può essere ed avere l’uno e la’altro insieme, ho compreso che io sono un nomade e non un contadino,un cercatore e non un depositario. A lungo mi sono mortificato al cospetto di dèi e di leggi che per me non erano altro che idoli. Questo fu il mio errore, il mio tormento, la mia complicità alla miseria del mondo.Io accrescevo la colpa e la pena del mondo facendo violenza a me stesso e non osando percorrere il cammino della salvezza. il cammino della salvezza non porta a destra né a sinistra, esso conduce nell’intimo del proprio cuore, e solo là è Dio, solo là è pace.

(Da Vagabondaggio – Hermann Hesse)

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Il Barone rampante (Italo Calvino)

In Libri che mi han colpito on 9 aprile 2017 at 8:38 am

A ognuna è data la sua penitenza, qui in convento, il suo modo di guadagnarsi la salvezza eterna. A me è toccata questa di scriver storie: è dura, è dura. […] Ma la nostra santa vocazione vuole che si anteponga alle caduche gioie del mondo qualcosa che poi resta. Che resta… se poi anche questo libro, e tutti i nostri atti di pietà, compiuti con cuori di cenere, non sono già cenere anch’essi… più cenere degli atti sensuali là nel fiume, che trepidano di vita e si propagano come cerchi nell’acqua… Ci si mette a scrivere di lena, ma c’è un’ora in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto. Forse è meglio così: forse quando scrivevi con gioia non era miracolo né grazia: era peccato, idolatria, superbia. Ne sono fuori, allora? No, scrivendo non mi sono cambiata in bene: ho solo consumato un po’ d’ansiosa incosciente giovinezza. Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che ci si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa. (VII; pp. 60-61 Italo Calvino – Il cavaliere inesistente)

Henry David Thoreau: “La disobbedienza civile”

In Libri che mi han colpito on 5 aprile 2017 at 8:03 am

Opera di Banksy

La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l’esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v’è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi… nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da La disobbedienza civile – Henry David Thoreau)

Parlando a vanvera di arte a Venezia

In Viaggiando on 3 marzo 2017 at 4:39 pm

Può essere un cimitero un luogo di cultura, oltre che di culto?
Il Cimitero di San Michele nato nel 1807 per volontà dello sciacallo del Veneto Napoleone, (ampliato poi con l’unione delle due isole di San Michele e di San Cristoforo della Pace, nel 1829),  è  in grado di dimostrare la capacità di una città di attirare cultura e uomini colti, che fuggiti alla demonizazione del proprio paese si sono rifugiati in una città aperta da sempre al diverso…

Tra i personaggi celebri che qui riposano:

L’unico grave episodio che portò Venezia a rinnegare la propria storica apertura verso le altre culture fu il Ghetto di Venezia, imposto alla Serenissima dal Papa, il 29 marzo 1516, quando Venezia era ancora stremata dalla Guerra contro la Lega di Cambrai, e troppo debole per ribellarsi. (Si leggano i dialoghi fra i nobili pro e contro la sua istituzione).

Ma Venezia è una città da sempre aperta, la sua radice bizantina la si trova in molte chiese costruite fra il IX e l’XI secolo che presentano una pianta a croce greca. La Chiesa di San Zan Degolà è da sempre casa dei greco ortodossi, e tuttora si leggono iscrizioni in varie lingue rivolte ai fedeli. La Chiesa, più recente, di San Giorgio dei Greci ospita gli stranieri di fede ortodossa, tuttora ospiti in città, e durante le feste più importanti si riempie di fedeli.
Ezra Pound, si ritirò a Venezia alla fine della sua vita, e lì morì il primo settembre 1972. Qui conobbe e prese sotto la sua ala protettrice un giovane poeta locale Aldo Vianello, che fece un gran parlare di sè in tutta europa col suo primo libro: Timide Passioni (1964 Rebellato); tradotto in Inghilterra e premiato come opera prima dell’autore. Ma anche Aldo, come Pound, visse annebbiato da una forte depressione, e lieve follia, che lo portò a vivere ai margini di quella cerchia di uomini colti che lo avrebbe aiutato a vivere da grande letterato qual’è.

Con Aldo spesso parlammo del male di vivere, che tanto ci accomuna, e di come questa maledetta besti ci abbia condizionato nell’approciarsi alla vita. Ricordo una passeggiata sul lungomare del Lido di Venezia, tornavamo dal Palazzo del Cinema di Venezia dove vi era stata una conferenza su Giacomo Casanova, grande letterato oltre che amatore, in cui parlammo a lungo della sua vita, del suo rapporto con Pound, di Palazzeschi e di altri suoi amici del passato, della vita e dei suoi amori, una donna che non c’era più, e del duo demone il vino. che mi ispirò una poesia per me molto bella:

Il Lido di Venezia

Striscia di terra che divide
la guerra del mare contro gli scogli,
e il placido riposo della Laguna
nella triste Venezia Italica.

Ricorda la pubertà, lembo di tempo
che divide il bimbo giocoso,
dall’uomo che si arrampica
nei muri umidi della vita.

La storia di questa gloriosa città,
che piombava feroce sui nemici
abbattendone le mura,
ed oggi, in metastasi, aspetta la morte.

La vedova di Helenio Herrera, la conobbi nel 2007, durante la manifestazione: “Ora poesia”, organizzata dalla Contessa Tiziana Turchetto e dall’artista Luciano Dall’Acqua, si complimentò per una mia poesia. Una donna d’altri tempi, una nobile.

Luciano Dall’Acqua lo conobbi nel 2004 al Circolo degli Ufficiali di Venezia, presso l’Arsenale di Venezia. Tornato a casa ne parlai con mio padre. Gli si illuminarono gli occhi, vi aveva collaborato per molto tempo, negli anni ‘80. Aldo”affittava un piazza” nella vetreria in cui lavorava: un Maestro vetraio, un servente ed un serventino. E quando vinse un premio in Sud America gli offrì un pranzo al famoso ristorante “Il gatto nero” di Burano.

Tatiana Daniliyants, che passò un anno a Venezia per fare un “documentario” sulla mia città. Il nome della libreria non lo ricordo, mi viene in mente solo una gondola, stupenda all’interno del locale principale usata come libreria.
Ferruccio Brugnaro, lo conobbi di fama, e poi via epistolare, quando gli spedii il mio libro. Mi fece i complimenti, e conservo ancora la sua lettera. E’ molto odiato nella fabbrica in cui è crescito, la Montefibre di Porto Marghera, ed in cui tuttora lavoro io, perchè  aveva assunto forti posizioni contro il Petrolchimico. A lui gli eroi della Beet Generation gli “regalarono” un tour per gli Stati Uniti d’America nel 1997. E per la serie “nessuno è profeta in patria”… ha avuto 160 pubblicazioni in Francia, e decine in altri paesi, ma è misconosciuto a Venezia.

Emilio Vedova…
Molti artisti, fra cui io non mi annovero, lavorano a Venezia, nel silenzio della stampa nazionale, e persi nelle nebbie degli inverni padani, e nelle menti deboli…
Un ultimo saluto vorrei rivolgerlo a Renato Coller, morto lo scorso anno, che con i suoi libri, come “Gerimo più nialtri dei masigni“, e le sue opere d’arte cercava di mantenere in vita l’antico modo di far Cultura a venezia. Il Magnifico Rettore di Ca’ Foscari nel 2007, se non erro, era andato a fargli i complimenti per il lavoro svolto. Lì aveva lo studio, proprio dove risiedeva da sempre, in Campo dei Moria Venezia.
Ciao Renato, la tua poesia, e le tue battute sempre ironiche, e “malandrine” mi mancheranno, e mancheranno a tutti.

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Sull’Eutanasia

In Il mondo come io lo vedo on 28 febbraio 2017 at 6:01 pm

Le Tre Parche, particolare dal Trionfo della Morte, arazzo fiammingo, 1520 ca.

Le Tre Parche, particolare dal Trionfo della Morte, arazzo fiammingo, 1520 ca.

Le Tre Parche, particolare dal Trionfo della Morte, arazzo fiammingo, 1520 ca.

La violenza può essere esercitata sotto varie forme. Non servono armi, né percosse per essere violenti. Basta una minaccia, delle urla, una pena sproporzionata, la coercizione. Basta obbligare una persona a vivere secondo le regole della maggioranza. “La maggioranza vince” è una frase fascista. Si è bello dire che in democrazia la maggioranza vince le elezioni. Ma le elezioni servono a governare un paese ed è necessario che vi siano regole. Ma pensare che la maggioranza debba anche governare la vita altrui è terribile. Fascista, o cristiano, o islamico, o comunista. Ma resta orribile.
Se poi a decidere delle sorti di migliaia di donne sono una minoranza di uomini quale maggioranza vince? Chi deve poi decidere quanto io debba vivere? Chi è padrone della mia vita, del mio tempo qui su questa Terra, se non io o il Fato?
Ho paura quando provo a pensare alla violenza di chi vuole imporre a un uomo ferito, inerme indifeso di vivere secondo le sue regole. Perché è così che esercitano la loro forza questi vigliacchi. Possono imporre la vita solo a chi non ha la capacità di togliersela. Allora il suicida sano è avvantaggiato su chi vuole l’eutanasia. Perché non puoi imporre a chi può correre, pensare, muoversi liberamente di morire. Ma puoi imporlo a chi è indifeso. Così ché egli si trovi indifeso di fronte la malattia e di fronte lo Stato che è in mano a una presunta maggioranza di violenti, fascisti che vogliono sostituirsi alle Moire togliendo loro la forbice con cui possono recidere il filo a cui è appesa la vita di ognuno di noi.

 

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