Una canzone diventa poesia

La norma del Cielo – Claudio Rocchi VS L’impiego del vuoto (Lao Tzu)

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Si forano porte per vivere le case,
Nel vuoto del vaso sta il senso dell’uso.
Gli specchi ci danno immagini riflesse,
Lo specchio è sé stesso quando è vuoto.
Vivi la vita, vivendo la vita,
Usa la mente, tenendola vuota.
Vivi la vita, vivendo la vita,
Usa la mente, tenendola vuota.
La vita che vivi, la misura è il tuo volere,
Quello cui sei attaccato, quel che vuoi desiderare,
Non avere desideri, non volere possedere,
Non sarai posseduto dal volere.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
Senza nome è l’inizio del cielo e della terra,
Col nome è la madre di tutto e di ogni cosa,
Il nome divide, la forma è l’illusione,
Lo specchio è sé stesso quando è vuoto.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
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Nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza (Eugenio Borgna)

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“Nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.”
Eugenio Borgna

L’Ombra della luce (Franco Battiato) Spesso prego così

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Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso, si fa incerto,
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non mi abbandonare mai,,.
Non mi abbandonare mai!
Perchè, le gioie del più profondo affetto
o dei più lievi aneliti del cuore
sono solo l’ombra della luce,
Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perchè, la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce,

Draptesona di Theodorakis

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Drapetsona, anni '30 del XX secolo.
Drapetsona, anni ’30 del XX secolo.

DRAPETSONA di Theodorakis

Tirata su col sangue, ogni pietra un dolore
ogni chiodo un singhiozzo amaro
Ma quando tornavamo la sera dal lavoro
io e lei, baci da sognare

Battuta dalla pioggia e dal vento
ma era un porto, un abbraccio una dolce attesa
Ah, la nostra casetta, aveva un’anima anche lei!

Prendi la nostra corona nuziale, prendi il nostro geranio
per noi a Drapetsona una vita non c’è più.
Tienimi per la mano e andiamo, stella mia
noi vivremo, alla faccia della povertà.

Un letto e una culla in un cantuccio
nel suo tetto sbrecciato stelle e uccelli
Ogni sua porta sudore e sospiri
e il cielo in ogni finestra.

Ma quando scendeva la sera
nel nostro vicolo stretto si divertivano i bimbi
Ah, la nostra casetta, anche lei aveva un cuore!

Prendi la nostra corona nuziale, prendi il nostro geranio
per noi a Drapetsona una vita non c’è più.
Tienimi per mano e andiamo, stella mia
noi vivremo, alla faccia della povertà.

“Where the wild roses grow” di Nick Cave ovvero l’amore malato

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where_the_wild_roses_grow____by_zwerchwerk

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Capii che era lei che volevo fin dal primo giorno
Mentre mi fissava e mi sorrideva
Perché le sue labbra avevano il colore delle rose
Che crescono lungo il fiume, sanguigne e selvatiche

Quando bussò alla porta e si fece avanti
Il mio tremito si calmò nel suo caldo abbraccio
Sarebbe diventato il mio primo uomo e con mano gentile
Asciugò le lacrime che mi scendevano lungo il viso

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Il secondo giorno le portai un fiore
Era più bella di ogni altra donna che avessi mai visto
Le dissi: “Conosci il posto dove crescono le rose selvatiche
Così dolci, scarlatte e libere?”

Il secondo giorno lui arrivò con una rosa rossa
Disse: “Mi darai la tua perdizione e il tuo dolore?”
Dal mio letto feci cenno di si
Mi disse: “Se ti mostrerò le rose mi seguirai?”

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Il terzo giorno mi portò al fiume
Mi mostrò le rose e ci baciammo
E l’ultima cosa che sentii fu una parola sussurrata
E lo vidi sopra di me con un sasso nel pugno

L’ultimo giorno la portai dove crescevano le rose selvatiche
Si distese vicino all’acqua, il vento era lieve come un ladro
E con un bacio d’addio dissi: “Tutta la bellezza muore sempre”
Poi mi curvai e le piantai una rosa fra i denti

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day

Mentre dormi di Max Gazzè

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10428421_838847739501204_6019234904446066710_nMentre dormi ti proteggo
e ti sfioro con le dita
ti respiro e ti trattengo
per averti per sempre

Oltre il tempo di questo momento
arrivo in fondo ai tuoi occhi
quando mi abbracci e sorridi
se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima

(Mentre dormi)

Max Gazzè