-“Non mi era mai capitato di accorgermi per esempio di quanti volti ci siano. C’è un’infinità di uomini, ma i volti sono ancora più numerosi poiché ciascuno ne ha più di uno. Vi sono persone che portano un volto per anni, naturalmente si logora, diviene laido, si piega nelle rughe, si sforma come i guanti portati in viaggio. Queste sono persone econome, semplici; non mutano di volto, non lo fanno ripulire nemmeno una volta. Va bene così, sostengono e chi gli può dimostrare il contrario? Solo viene da chiedersi: poiché hanno più volti, cosa ne fanno degli altri? Li mettono in serbo. Li porteranno i loro figli. Capita, però, che li portano i loro cani. E perché no? Una faccia è una faccia.”
Rilke R.M., Quaderni di Malte Laurids Brigge, Garzanti, Milano 1974
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Henry David Thoreau: “La disobbedienza civile”
La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l’esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v’è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi… nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da La disobbedienza civile – Henry David Thoreau)
Alexandros Panagulis in “Intervista con la storia”
Amo tanto l’amore e sono pieno di odio per chi uccide la libertà, per chi l’ha uccisa in Grecia ad esempio. Accidenti, è difficile dire queste cose senza apparire retorici ma… C’è una frase che ricorre spesso nella letteratura greca: «Felice di essere libero e libero di essere felice». Sicché quando un tiranno muore di morte naturale nel suo letto, io… Che vuoi farci? Mi sento travolto dalla rabbia. Travolto dall’odio. Secondo me è un onore per gli italiani che Mussolini abbia fatto la fine che ha fatto ed è una vergogna per i portoghesi che Salazar sia morto nel suo letto. Così come sarà una vergogna, per gli spagnoli, che Franco muoia di vecchiaia. Accidenti! Non si può accettare che un’intera nazione si trasformi in un gregge. E ascolta: io non sogno l’utopia. Lo so bene che la giustizia in assoluto non esiste, non esisterà mai. Però so che esistono paesi dove si applica un processo di giustizia. Quindi ciò che sogno è un paese dove chi è aggredito, insultato, privato dei suoi diritti, può chiedere giustizia a un tribunale. È troppo pretendere? Boh! A me sembra il minimo che possa chiedere un uomo. Ecco perché me la piglio tanto coi vigliacchi che non si ribellano quando i loro diritti fondamentali vengono violati. Sui muri della mia cella avevo scritto: «Odio i tiranni e sono nauseato dai vigliacchi».
Io sono (Alessandro Bon)
Chi sono io?
Dio, uomo, serpente!
Io cammino sull’acqua
sorretto dalle ali dell’amore.
Io volo nell’aria
sorretto dai sogni.
Io amo Dio,
io prego Lui,
e lo bestemmio.
Io sono Buddha,
io sono Zuzeca,
Io sono Cristo.
Aquila che vola,
bisonte che corre,
biscia che avvelena.
Io sono l’unica verità,
in quanto mento.
Io sono l’unica menzogna
in quanto so chi sono.
Sono carne,
sono fango,
sono letame.
Io sono uomo
in quanto Dio,
io sono Dio
in quanto uomo.
Io sono poeta,
io sono sognatore,
io vivo di incubi.
Mare in tormenta,
deserto arido,
cielo nuvoloso.
Io odio l’uomo,
io amo i deboli.
Io odio le regole,
io amo le leggi.
Nave scossa dalle onde,
rete rotta dai pesci,
leone libero.
Io odio la vita,
la vita mi ama.
Io voglio la morte,
la morte mi sfugge.
Io sono appena nato,
eppur già vecchio.
Io odio l’amore,
l’amore mi cerca.
Io ripudio l’odio,
l’odio mi circonda.
Io sono un folle,
Dio mi ha voluto così.
Io sono nessuno,
eppure diverrò un gigante.
“Una lezione d’ignoranza”. (Daniel Pennac)
Guardate un bambino che gioca, vive in un presente eterno. Guardate invece un adolescente che si annoia: il suo presente è una condanna all’ergastolo. Il bambino è convinto che durerà così per sempre e l’adolescente pensa che non finirà mai. Considerano il tempo a grandi linee. La durata è per loro una sensazione riconducibile a uno stato interiore.
Molto spesso, proprio in quegli anni capita loro di incontrare un adulto decisivo. Quando appare, lui (o lei) non sembra un adulto come gli altri. Sotto il suo sguardo non ci si accontenta più di planare in eterno o di macerare a vita. Quel nuovo venuto, infatti, apre una finestra sul futuro. Che boccata d’aria! È un futuro immediato, tanto per cominciare, il desiderio di rivederlo al più presto: Quand’è la prossima lezione con la professoressa Taldeitali? Ed è anche il futuro della lenta acquisizione: imparare quello che lui/lei sa, fare quello fa… E infine è il futuro lontano, che dietro una guida del genere potrebbe anche essere appassionante! Per la prima volta ci sentiamo una persona in divenire. Questo forse intendiamo quando, molti anni dopo, ricordiamo la maestra, il professore, l’educatore o il mentore che “ci ha cambiato la vita”.
“Una lezione d’ignoranza”. (Daniel Pennac)



