Il potere del Tantra (Osho)

Il tantra non condanna il corpo. Il tantra è una totale accettazione delle cose per quello che sono. I teologi cristiani e quelli delle altre religioni condannano il corpo. Creano un dualismo, una dicotomia, scindendoti in due e dicendo che il corpo è il nemico, il male e va combattuto. Questa dualità è fondamentalmente sbagliata: dividerà il tuo animo in due e creerà una personalità scissa.

(Osho Rajneesh)

Chiedeva forse qualcuno di vedere l’anima?
Guarda la tua forma, il tuo aspetto, persone, sostanze, animali, alberi, i fiumi correnti, le rocce, le sabbie.

Tutti contengono gioie spirituali, che più tardi emanano;
come può il corpo vero morire e venire sepolto?

Del tuo vero corpo, e del vero corpo di ciascun uomo, di ciascuna donna,
ogni elemento sfuggirà alle mani dei becchini trasmigrando verso sfere appropriate,
seco recando quanto l’ha arricchito, dall’istante della nascita all’ora della morte.

I caratteri disposti dallo stampatore non rendono l’impressione, il significato, il senso principale,
più di quanto la sostanza e la vita di un uomo non lo rendano nel corpo e nell’anima,
indifferentemente, prima della morte o dopo la morte.

Osserva, il corpo comprende e afferma il significato, lo scopo principale, include e afferma l’anima;
chiunque tu sia, quanto superbo e divino è il tuo corpo, o ciascuna sua parte!

(Walt Whitman)

Kahlil Gibran: ovvero l’amore assoluto

Immagine di Brooke Shaden

Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima, del mio cuore una dimora per la tua bellezza, del mio petto un sepolcro per le tue pene. Ti amerò come le praterie amano la primavera, e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole. Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane; ascolterò il linguaggio della tua anima come la spiaggia ascolta la storia delle onde. (da Le ali spezzate di Kahlil Gibran)

Parlando a vanvera di arte a Venezia

Può essere un cimitero un luogo di cultura, oltre che di culto?
Il Cimitero di San Michele nato nel 1807 per volontà dello sciacallo del Veneto Napoleone, (ampliato poi con l’unione delle due isole di San Michele e di San Cristoforo della Pace, nel 1829),  è  in grado di dimostrare la capacità di una città di attirare cultura e uomini colti, che fuggiti alla demonizazione del proprio paese si sono rifugiati in una città aperta da sempre al diverso…

Tra i personaggi celebri che qui riposano:

L’unico grave episodio che portò Venezia a rinnegare la propria storica apertura verso le altre culture fu il Ghetto di Venezia, imposto alla Serenissima dal Papa, il 29 marzo 1516, quando Venezia era ancora stremata dalla Guerra contro la Lega di Cambrai, e troppo debole per ribellarsi. (Si leggano i dialoghi fra i nobili pro e contro la sua istituzione).

Ma Venezia è una città da sempre aperta, la sua radice bizantina la si trova in molte chiese costruite fra il IX e l’XI secolo che presentano una pianta a croce greca. La Chiesa di San Zan Degolà è da sempre casa dei greco ortodossi, e tuttora si leggono iscrizioni in varie lingue rivolte ai fedeli. La Chiesa, più recente, di San Giorgio dei Greci ospita gli stranieri di fede ortodossa, tuttora ospiti in città, e durante le feste più importanti si riempie di fedeli.
Ezra Pound, si ritirò a Venezia alla fine della sua vita, e lì morì il primo settembre 1972. Qui conobbe e prese sotto la sua ala protettrice un giovane poeta locale Aldo Vianello, che fece un gran parlare di sè in tutta europa col suo primo libro: Timide Passioni (1964 Rebellato); tradotto in Inghilterra e premiato come opera prima dell’autore. Ma anche Aldo, come Pound, visse annebbiato da una forte depressione, e lieve follia, che lo portò a vivere ai margini di quella cerchia di uomini colti che lo avrebbe aiutato a vivere da grande letterato qual’è.

Con Aldo spesso parlammo del male di vivere, che tanto ci accomuna, e di come questa maledetta besti ci abbia condizionato nell’approciarsi alla vita. Ricordo una passeggiata sul lungomare del Lido di Venezia, tornavamo dal Palazzo del Cinema di Venezia dove vi era stata una conferenza su Giacomo Casanova, grande letterato oltre che amatore, in cui parlammo a lungo della sua vita, del suo rapporto con Pound, di Palazzeschi e di altri suoi amici del passato, della vita e dei suoi amori, una donna che non c’era più, e del duo demone il vino. che mi ispirò una poesia per me molto bella:

Il Lido di Venezia

Striscia di terra che divide
la guerra del mare contro gli scogli,
e il placido riposo della Laguna
nella triste Venezia Italica.

Ricorda la pubertà, lembo di tempo
che divide il bimbo giocoso,
dall’uomo che si arrampica
nei muri umidi della vita.

La storia di questa gloriosa città,
che piombava feroce sui nemici
abbattendone le mura,
ed oggi, in metastasi, aspetta la morte.

La vedova di Helenio Herrera, la conobbi nel 2007, durante la manifestazione: “Ora poesia”, organizzata dalla Contessa Tiziana Turchetto e dall’artista Luciano Dall’Acqua, si complimentò per una mia poesia. Una donna d’altri tempi, una nobile.

Luciano Dall’Acqua lo conobbi nel 2004 al Circolo degli Ufficiali di Venezia, presso l’Arsenale di Venezia. Tornato a casa ne parlai con mio padre. Gli si illuminarono gli occhi, vi aveva collaborato per molto tempo, negli anni ‘80. Aldo”affittava un piazza” nella vetreria in cui lavorava: un Maestro vetraio, un servente ed un serventino. E quando vinse un premio in Sud America gli offrì un pranzo al famoso ristorante “Il gatto nero” di Burano.

Tatiana Daniliyants, che passò un anno a Venezia per fare un “documentario” sulla mia città. Il nome della libreria non lo ricordo, mi viene in mente solo una gondola, stupenda all’interno del locale principale usata come libreria.
Ferruccio Brugnaro, lo conobbi di fama, e poi via epistolare, quando gli spedii il mio libro. Mi fece i complimenti, e conservo ancora la sua lettera. E’ molto odiato nella fabbrica in cui è crescito, la Montefibre di Porto Marghera, ed in cui tuttora lavoro io, perchè  aveva assunto forti posizioni contro il Petrolchimico. A lui gli eroi della Beet Generation gli “regalarono” un tour per gli Stati Uniti d’America nel 1997. E per la serie “nessuno è profeta in patria”… ha avuto 160 pubblicazioni in Francia, e decine in altri paesi, ma è misconosciuto a Venezia.

Emilio Vedova…
Molti artisti, fra cui io non mi annovero, lavorano a Venezia, nel silenzio della stampa nazionale, e persi nelle nebbie degli inverni padani, e nelle menti deboli…
Un ultimo saluto vorrei rivolgerlo a Renato Coller, morto lo scorso anno, che con i suoi libri, come “Gerimo più nialtri dei masigni“, e le sue opere d’arte cercava di mantenere in vita l’antico modo di far Cultura a venezia. Il Magnifico Rettore di Ca’ Foscari nel 2007, se non erro, era andato a fargli i complimenti per il lavoro svolto. Lì aveva lo studio, proprio dove risiedeva da sempre, in Campo dei Moria Venezia.
Ciao Renato, la tua poesia, e le tue battute sempre ironiche, e “malandrine” mi mancheranno, e mancheranno a tutti.

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Ho sceso un milione di scale (Eugenio Montale)

Maurits Cornelis Escher: Casa di scale


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.