L’Albatros

albatross
Spesso per divertirsi, gli uomini della ciurma
catturano degli albatri, maestosi uccelli marini,
che, indolenti compagni di viaggio, seguono
le navi che solcano gli abissi amari.

E, ora che li hanno appena deposti sul ponte,
questi sovrani dell’azzurro, impotenti e vergognosi,
pietosamente abbandonano le loro grandi ali candide
come remi trascinati ai loro fianchi.

Com’è sgraziato e maldestro questo alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è ridicolo e brutto!
Qualcuno con una pipa gli tortura il becco,
un altro, zoppicando, irride lo storpio che volava.

Il Poeta somiglia al principe dei nembi,
che dimora nella tempesta e ride dell’arciere;
esule sulla terra in mezzo ai fischi,
le sue ali di gigante gli impacciano il cammino.

Panico

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Il Gruppo del Laocoonte nei Musei Vaticani

 

Un serpente mi avvolge,
non respiro: soffoco!

Il mondo attorno a me gira.

Il soffitto si abbassa,
le pareti si piegano su di me.

Mi manca l’aria.

I movimenti si fanno lenti.
Tutto è lento attorno a me.

Mi giungono suoni distorti.

Che sarà di me?

Vuoto.
Buio.
Freddo…

…è passato.

Dal libro “In una sera di novembre” di Alessandro Bon

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Ogni esperienza è un seme

Ogni esperienza è un seme per il giardino della nostra vita. Eppure pochi ne sanno trarre un vero insegnamento, eppure pochi riescono a far nascere una grande pianta, e il seme marcisce, sprecando l’ennesima occasione di crescita personale.

(Alessandro Bon)

Draptesona di Theodorakis

Drapetsona, anni '30 del XX secolo.

Drapetsona, anni ’30 del XX secolo.

DRAPETSONA di Theodorakis

Tirata su col sangue, ogni pietra un dolore
ogni chiodo un singhiozzo amaro
Ma quando tornavamo la sera dal lavoro
io e lei, baci da sognare

Battuta dalla pioggia e dal vento
ma era un porto, un abbraccio una dolce attesa
Ah, la nostra casetta, aveva un’anima anche lei!

Prendi la nostra corona nuziale, prendi il nostro geranio
per noi a Drapetsona una vita non c’è più.
Tienimi per la mano e andiamo, stella mia
noi vivremo, alla faccia della povertà.

Un letto e una culla in un cantuccio
nel suo tetto sbrecciato stelle e uccelli
Ogni sua porta sudore e sospiri
e il cielo in ogni finestra.

Ma quando scendeva la sera
nel nostro vicolo stretto si divertivano i bimbi
Ah, la nostra casetta, anche lei aveva un cuore!

Prendi la nostra corona nuziale, prendi il nostro geranio
per noi a Drapetsona una vita non c’è più.
Tienimi per mano e andiamo, stella mia
noi vivremo, alla faccia della povertà.