Mitakuye Oyasin

Credit, foto di: Darko Bandic

Credit, foto di: Darko Bandic

Occhi che guardano,
dispersi nel vuoto
Orecchie che ascoltano,
lingue sconosciute.

Come posso non capire.
Come posso non intervenire.

Mani giunte in preghiera,
mani tese a elemosinare.

Dio, cosa hai fatto?
Dio, perché esiste la sofferenza?

Bimbi sfruttati,
donne vendute,
schiavi deportati,
guerre tribali.

Il terzo millennio….
La storia del Figlio dell’uomo…
la storia di Cristo è inutile.

 

Se ti è piaciuta questa poesia devi sapere che ho pubblicato il mio nuovo libro:

—-> La persistenza della memoria

Disponibile in Ebook o cartaceo.

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Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Il fiume

Il Gange

Il Gange

Nascere alla base di un monte.
Piccola sorgente d’acqua
che sale verso la cima.

Crescere mentre si sale,
nutrirsi di esperienze e sofferenze.
Aumentare la capacità di reagire
a ostacoli non previsti.

Spostarsi dal proprio letto,
adattarsi a dove ci è concesso scorrere.

Incontrare alberi fioriti o morti.
Lasciare morire chi lo vuole,
dare la vita a chi te la chiede.

E una volta in cima al monte,
ritrovarsi pieni di esperienze e d’amore.
Ma con nessun mare in cui poter sfociare.

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Le ali spezzate – Kahlil Gibran

e61b117a73_5706103_lrgFarò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del mio cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
(da Le ali spezzate – Kahlil Gibran)

Una goccia di sudore

rugiada

 

Dalla fronte nacque
come rugiada su un petalo
come un ruscello da una fonte.

L’acqua trova sempre la sua strada
così lei si avventurò sola,
verso la foce.

Incontrò rughe, profonde cicatrici,
raccolse sale e vita
la pelle si nutrì di lei e lei si nutrì dalla pelle.

L’occhio si lasciò superare,
poi lei si scostò da esso e cadde a terra
come cade un frutto maturo.

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Al mai nato

603657_1393992554203199_409113313_nGli occhi socchiusi,
un corpo estraneo si fa strada,
il piacere aumenta,
e le labbra si lasciano mordere.

Un piccolo seme vien lanciato nel pozzo,
ammaliato dal profumo di donna:
l’incontro è vita.

Due corpi generano amore,
e la simbiosi è perfetta.
Paura, felicità, amore,
tutto è condiviso…
neppure fossero tutt’uno.

Cresce il frutto dell’amore,
ma non è voluto,
e lui si sente prigioniero.

Angoscia, solitudine, disperazione
si fanno largo in lei,
mentre non sa che fare
del mostro che la sta divorando.

Il volto è sereno,
la voce ferma rassicurante,
il dado è tratto.
Il cavaliere ucciderà il drago,
e la fanciulla sarà libera.

Il tempo si ferma:
il padre sorride,
la madre piange,
il medico la consola,
il feto è solo.

Il mostro è morto.

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