Notte al lavoro (poesia)

La notte a Marghera
la passo a guardare le stelle,
all’orizzonte grandi stabilimenti
mi oscurano la visuale.

Il canale di fronte a me,
mi ricorda la morte:
è brutto e sporco,
è solo e desolato.

Il porto è abbandonato.
Sovente s’accende la notte,
quando una nave ormeggia:
le voci ripopolano il vuoto.

Se penso a te sola nel letto,
coperta di sogni di seta e cotone:
la notte non finisce più…
mi sembra eterna.

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Sull’anima ( Platone – Fedro)

white flower growing on crack street in sunbeam, soft focus

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L’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di se non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l’ha riguardato, invasa dall’onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. […] Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l’unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell’anima, mio bell’amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.

Notte al lavoro (poesia)

La notte a Marghera
la passo a guardare le stelle,
all’orizzonte grandi stabilimenti
mi oscurano la visuale.

Il canale di fronte a me,
mi ricorda la morte:
è brutto e sporco,
è solo e desolato.

Il porto è abbandonato.
Sovente s’accende la notte,
quando una nave ormeggia:
le voci ripopolano il vuoto.
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Questa sera di Venezia (Armando Romero)

Desidero a piena luce
questa sera di Venezia
per decifrare con lei
gli arcani del tuo sorriso.

Desidero che ti sommerga
nel mistero
di pietre consumate e legni
per trovarti poi
nel disfarsi dei palazzi.

Dammi la fortuna
di vedere che ti dissolvi
negli oboe di Vivaldi,
nelle tele del Bellini.

Dammi nell’andare del tuo corpo
il colpo dei remi
sotto le barche di Rialto.

E se a piena luce
sei qui oggi
solo per un istante,
non tornare alla tua terra
questa sera.

Donerò il mio cuore a chi (Yosano Akiko)

Donerò il mio cuore a chi mi chiederà
Cosa è per me l’amore.

Come una piccola pagoda è per me l’amore.
Le sue fondamenta sono la vita di due persone
Il pilastro portante l’affetto
I piani sapienza e arte
E di sudore e sangue verniciate
le sue pareti non sono.

Questa pagoda non ha limiti.

Si accresce giorno dopo giorno
E né Vento né Pioggia la intaccano.

Ecco, la mia pagoda la costruisco qui
In un posto umile, piccolo

Dove spesso neanche il sole penetra
Come nelle fredde giornate di febbraio, sempre.

Ma il mio unico desiderio è che
Qui dentro, per quanto debole
Ci sia sempre anche un solo
Piccolo
Flebile
raggio di luce.