Yamamoto Tsunetomo – Hagakure

È bene affrontare le difficoltà in gioventù perché chi non ha mai sofferto non ha temprato pienamente il suo carattere. Il samurai che si scoraggia o cede di fronte alla prova non è di alcuna  utilità (Yamamoto Tsunetomo -Hagakure )

Donerò il mio cuore a chi (Yosano Akiko)

Donerò il mio cuore a chi mi chiederà
Cosa è per me l’amore.

Come una piccola pagoda è per me l’amore.
Le sue fondamenta sono la vita di due persone
Il pilastro portante l’affetto
I piani sapienza e arte
E di sudore e sangue verniciate
le sue pareti non sono.

Questa pagoda non ha limiti.

Si accresce giorno dopo giorno
E né Vento né Pioggia la intaccano.

Ecco, la mia pagoda la costruisco qui
In un posto umile, piccolo

Dove spesso neanche il sole penetra
Come nelle fredde giornate di febbraio, sempre.

Ma il mio unico desiderio è che
Qui dentro, per quanto debole
Ci sia sempre anche un solo
Piccolo
Flebile
raggio di luce.

La donna di sabbia

la-donna-di-sabbia-1964-hiroshi-teshigahara-10“La donna occupa un posto misterioso e centrale, attorno cui ruotano l’immobile fissità di giorni sempre uguali, i desideri di fuga, i radi contatti con il resto della comunità, i pensieri ossessivi del protagonista. L’amore non ha posto, qui, neppure nell’epilogo che lo farebbe quasi supporre.
L’uomo, usato dalla donna per dividere la fatica del quotidiano riempimento di ceste di sabbia si serve a sua volta della donna come una metaforica “presa di terra” delle proprie frustrazioni sessuali, psicologiche e culturali.
Eppure sarà il pragmatismo dai piedi per terra (il suo elemento maschile) a soccombere al mondo capovolto della donna di sabbia (la parte femminile dell’universo) quando, pur avendone la possibilità, rinuncerà alla fuga, per restare con lei.
Il ricordo della vita precedente svanisce nella realizzazione di una vita incredibilmente possibile.
La donna e la sabbia sono ora l’unica prospettiva di senso compiuto, così come l’acqua che sgorga dal terreno e la vita che prende forma nel corpo della compagna danno all’uomo l’esatta misura della sua nuova libertà. O della sua nuova prigionia”, commento di Ilde Laura.
“Non c’era più bisogno di scappare in fretta. Ora non soltanto possedeva un biglietto di andata e ritorno, ma c’era uno spazio bianco su cui egli poteva scrivere con tutta libertà sia la méta sia il luogo del ritorno…In quanto al modo di fuggire, avrebbe fatto in tempo a pensarci anche il giorno dopo”,

La donna di sabbia, 1962, di Kobo Abe

Sun Tzu e Miyamoto Musash ovvero L’attesa e l’attacco

«Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto.»
(Sun Tzu)

 

«Lo spirito con il quale si sconfigge un uomo è lo stesso con il quale si sconfiggono dieci milioni di uomini.» (Miyamoto Musashi)

Fukushima: J’Accuse al Capitalismo. Io nego lo Tzunami

Ciò che più mi ha colpito nell’immane tragedia che ha devastato il Giappone è stato il silenzio con cui i nipponici hanno saputo affrontare questo cataclisma. O meglio stanno, perché è di ieri la notizia di un nuovo terremoto. Ma, non posso negare che ciò che sta avvenendo a Fukushima non è opera della natura, ma dell’uomo.
E’ stato l’uomo a costruire la centrale nucleare.
E’ stato l’uomo a negare la pericolosità del disastro che si stava manifestando all’intero dei reattori.
E’ stato l’uomo a lucrare sui mezzi di sicurezza di quella centrale atomica. Come non possiamo accusare Madre Natura per il Disastro del Vajont così non possiamo accusare lo Tzunami per aver distrutto il mostro che l’uomo aveva costruito e con l’intento di lucrare ha volutamente reso privo di ogni sicurezza. Continua a leggere “Fukushima: J’Accuse al Capitalismo. Io nego lo Tzunami”