Io sono (Alessandro Bon)

Chi sono io?
Dio, uomo, serpente!

Io cammino sull’acqua
sorretto dalle ali dell’amore.

Io volo nell’aria
sorretto dai sogni.

Io amo Dio,
io prego Lui,
e lo bestemmio.

Io sono Buddha,
io sono Zuzeca,
Io sono Cristo.

Aquila che vola,
bisonte che corre,
biscia che avvelena.

Io sono l’unica verità,
in quanto mento.
Io sono l’unica menzogna
in quanto so chi sono.

Sono carne,
sono fango,
sono letame.

Io sono uomo
in quanto Dio,
io sono Dio
in quanto uomo.

Io sono poeta,
io sono sognatore,
io vivo di incubi.

Mare in tormenta,
deserto arido,
cielo nuvoloso.

Io odio l’uomo,
io amo i deboli.

Io odio le regole,
io amo le leggi.

Nave scossa dalle onde,
rete rotta dai pesci,
leone libero.

Io odio la vita,
la vita mi ama.

Io voglio la morte,
la morte mi sfugge.

Io sono appena nato,
eppur già vecchio.

Io odio l’amore,
l’amore mi cerca.

Io ripudio l’odio,
l’odio mi circonda.

Io sono un folle,
Dio mi ha voluto così.

Io sono nessuno,
eppure diverrò un gigante.

Licenza

Licenza Creative Commons
Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

“Gocce d’acqua in un mare di petrolio”: il primo titolo pubblicato

Gocce d'acqua in un mare di petrolio

La prima raccolta di poesie dell’autore.

Le poesie vennero scritte fra il 1995 e il 2001. Un percorso di dolore attraversato dalla solitudine, la depressione e la disperazione di un giovane uomo che non conosceva ancora l’amore. Liriche che abbracciano temi come l’amore, il rapporto con dio e la religione, una poesia intima che guarda con interesse lo scopo della vita, uno scopo che pare non esserci per l’autore.

La raccolta si apre con la tetralogia delle stagioni. Nella lirica Autunno viene cercato il senso della vita:  “Le foglie che cadono, | stordite dal vento | toccano terra nutrendola. / Alcune però, catturate, | volano via col vento, nella fredda brezza”. In queste parole l’autore esprime la propria disperazione e il senso di vuoto che lo affligge,  con versi che sembrano voler ripercorrere le ultime tre strofe della poesia di Eugenio Montale Non recidere, forbice, quel volto”, che così il Nobel chiudeva:E l’acacia ferita da sé scrolla | il guscio di cicala | nella prima belletta di Novembre.”  Al vento che cattura la foglia e la porta lontana da quella solitudine il compito di lasciare un po’ di speranza al lettore. Continua a leggere ““Gocce d’acqua in un mare di petrolio”: il primo titolo pubblicato”