Giardiniere, apri la porta del giardino (Zaher Rezai)

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“Sono talmente tante volte approdato alla barca del tuo amore
che o raggiungerò il tuo amore o morirò annegato
Giardiniere, apri la porta del giardino;
io non sono un ladro di fiori,
io stesso sono diventato fiore,
non vado in cerca di un fiore qualsiasi”.

Zaher Rezai, nato in Afghanistan e venuto a morire sotto le ruote di un Tir alla periferia di Mestre

L’anima secondo Platone dal “Fedro”


Mardocheo portato in trionfo per le vie della città Paolo Caliari (Veronese)

 

Dell’immortalità dell’anima s’è parlato abbastanza, ma quanto alla sua natura c’è questo che dobbiamo dire: definire quale essa sia, sarebbe una trattazione che assolutamente solo un dio potrebbe fare e anche lunga, ma parlarne secondo immagini è impresa umana e piú breve. Questo sia dunque il modo del nostro discorso. Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso. Ed ora bisogna spiegare come gli esseri viventi siano chiamati mortali e immortali. Tutto ciò che è anima si prende cura di ciò che è inanimato, e penetra per l’intero universo assumendo secondo i luoghi forme sempre differenti. Cosí, quando sia perfetta ed alata, l’anima spazia nell’alto e governa il mondo; ma quando un’anima perde le ali, essa precipita fino a che non s’appiglia a qualcosa di solido, dove si accasa, e assume un corpo di terra che sembra si muova da solo, per merito della potenza dell’anima. Questa composita struttura d’anima e di corpo fu chiamata essere vivente, e poi definita mortale. La definizione di immortale invece non è data da alcun argomento razionale; però noi ci preformiamo il dio, senza averlo mai visto né pienamente compreso, come un certo essere immortale completo di anima e di corpo eternamente connessi in un’unica natura. Ma qui giunti, si pensi di tali questioni e se ne parli come è gradimento del dio. Noi veniamo a esaminare il perché della caduta delle ali ond’esse si staccano dall’anima. Ed è press’a poco in questo modo.

Canova (poesia)

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Amore e Psiche Museo del Louvre, a Parigi.

Il corpo è un tutt’uno,
nemmeno il grande scultore
potrebbe pensare ad una statua
senza anima.

Disegnare espressioni umane
su marmo duro e freddo
è compito di un Dio,
o di un Genio.

Nascesti nel Segno del Leone,
alato e non celeste,
ma terreno e Serenissimo.

Facesti riscoprire ai grandi del Mondo
Grecia ed… Egitto,
Mito, Arte, e Morte.

Solo da morto un uomo si spezza,
il corpo ritorna a casa,
il cuore resta imprigionato nel suo amore.

Un Dio riposa in un Tempio,
un Imperatore in una piramide…
e forse tu sei stato entrambi

Questa sera di Venezia (Armando Romero)

Desidero a piena luce
questa sera di Venezia
per decifrare con lei
gli arcani del tuo sorriso.

Desidero che ti sommerga
nel mistero
di pietre consumate e legni
per trovarti poi
nel disfarsi dei palazzi.

Dammi la fortuna
di vedere che ti dissolvi
negli oboe di Vivaldi,
nelle tele del Bellini.

Dammi nell’andare del tuo corpo
il colpo dei remi
sotto le barche di Rialto.

E se a piena luce
sei qui oggi
solo per un istante,
non tornare alla tua terra
questa sera.

L’AUTOR NON VUOL METAFORE (Giorgio Baffo)

EZJPIEVVOVSONETTO
Co me vien un pensier fazzo un Sonetto,
E ’l fazzo in Venezian, come son nato,
Siben, che sò, che ghe xe più d’un mato,
4Che me condanna, perchè parlo schietto;

Ma in tempo d’innocenza el più perfetto,
Che xe quando, che l’Omo xe stà fato,
L’Omo, e la Donna giera nui de fato,
8E questo giera d’innocenza effetto.

Xe vegnù la malizia in campo averto,
E con ella el rossor, e quei gramazzi
11Tanto i s’hà vergognà, che i s’hà coverto.

Donca imparè i me cari visdecazzi,
Ch’anca mi scrivo in tel mio stil scoverto,
14Come, che hà stampà Dio le Mone, e i Cazzi.