Un orologio mi è sempre sembrato qualcosa di ridicolo… (Austerlitz)

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Autore dell’immagine Norvz Austria

“Un orologio mi è sempre sembrato qualcosa di ridicolo, qualcosa di mendace per antonomasia, forse perché, per un impulso inferiore a me stesso incomprensibile, mi sono sempre ribellato al potere del tempo escludendomi da cosiddetti eventi temporali, nella speranza come penso oggi, disse Austerlitz, che il tempo non passasse, non fosse passato, che mi si concedesse di risalirne in fretta il corso alle sue spalle, che là fosse come prima o, per meglio dire, che tutti i punti temporali potessero esistere simultaneamente gli uni accanto agli altri, cioè che nulla di quanto racconta la storia sia vero, che quanto è avvenuto non sia ancora avvenuto, ma stia appunto accadendo nell’istante in cui non ci pensiamo, il che naturalmente dischiude peraltro la desolante prospettiva di una miseria imperitura e di una sofferenza senza fine”.
W.G Sebald: “Austerlitz”

…i poeti che esprimono la loro privilegiata vita interiore … I Buddenbrook – Thomas Mann

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“Anch’io ho riflettuto a volte su questo inqueto, vanesio e curioso lavorio di sé, perché in passato io puro avevo questa inclinazione. Ma ho notato che rende irresoluti, inetti, instabili… e per me la capacità di controllo, l’equilibrio, sono la cosa principale. Ci saranno sempre uomini che hanno diritto a occuparsi di sé, a osservare minutamente le proprie sensazioni, poeti che esprimono con sicurezza e raffinatezza la loro privilegiata vita interiore e con ciò arricchiscono la vita interiore degli altri. Ma noi siamo dei semplici commercianti, figliola mia; le nostre autoanalisi sono disperatamente trascurabili”
(I Buddenbrook – Thomas Mann)

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso. Etty Hillesum

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Photo di Francesca Ferronetti

« Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio.
Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra. »
(Diario, pp. 126-127 – Etty Hillesum)

Notte al lavoro (poesia)

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La notte a Marghera
la passo a guardare le stelle,
all’orizzonte grandi stabilimenti
mi oscurano la visuale.

Il canale di fronte a me,
mi ricorda la morte:
è brutto e sporco,
è solo e desolato.

Il porto è abbandonato.
Sovente s’accende la notte,
quando una nave ormeggia:
le voci ripopolano il vuoto.
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