Autore: alessandrobon

Nick Drake – Day Is Done

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Quando il giorno è passato
Giù sulla Terra infine affoga il Sole
Insieme a tutto ciò che è stato perso e conquistato
Quando il giorno è passato

Quando il giorno è passato
Speri tanto che la tua corsa sia conclusa
Poi scopri di aver bruciato le tappe
Devi tornare dove hai cominciato
Quando il giorno è passato

Quando la notte è fredda
Alcuni la superano, altri invecchiano
Perché la vita non è fatta d’oro
Quando la notte è fredda

Quando l’uccello è volato via
Non hai nessuno a farti compagnia
Non hai nessun posto che puoi chiamare casa
Quando l’uccello è volato via

Quando la partita è finita
Porti la palla in fondo al cortile
Hai perso molto presto ciò che ti aspettavi
E ora la partita è finita

Quando la festa è conclusa
Sembra davvero triste per te
Non hai fatto le cose che volevi
E ora non c’è più tempo per ricominciare
Ora la festa è conclusa

Quando il giorno è passato
Giù sulla Terra infine affoga il Sole
Insieme a tutto ciò che è stato perso e conquistato
Quando il giorno è passato

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Ramona Munteanu: Astor Piazzolla – Milonga del Angel & La muerte del Angel (Suite del Angel)

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Live at Teatro Marcello, Roma Piazzolla – Milonga del Angel Piazzolla – La muerte del Angel

Il daimon nel Siddharta di Hesse

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Alessandro Bon

A volte percepiva, nella profondità dell’anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch’egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una strana vita, che faceva cose ch’erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo. Come un giocoliere coi suoi arnesi, così egli giocava coi propri affari e con gli uomini che lo circondavano, li osservava, si pigliava spasso di loro: ma col cuore, con la fonte dell’essere suo egli non era presente a queste cose. E qualche volta egli rabbrividì a simili pensieri, e si augurò che anche a lui fosse dato di partecipare con la passione di tutto il suo cuore a questo puerile travaglio quotidiano, di vivere realmente, di agire realmente e di godere ed esistere realmente, e…

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Sull’anima ( Platone – Fedro)

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white flower growing on crack street in sunbeam, soft focus
white flower growing on crack street in sunbeam, soft focus

L’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di se non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l’ha riguardato, invasa dall’onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. […] Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l’unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell’anima, mio bell’amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.

Carpe Diem (Orazio)

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Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà: se molti inverni Giove ancor ti conceda o ultimo questo che
contro gli scogli fiacca le onde del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino – breve è la vita – rinuncia a
speranze lontane. Parliamo e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.

L’opinione di Alessandro Schwed al mio libro “La persistenza della Memoria”

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La persistenza della memoria (copertina)Vorrei porgerti la mia impressione dopo una prima lettura de ” La persistenza della memoria” che mi hai mandato in pdf. I temi che tratti sono molto forti e trattati a fondo, mi paiono davvero originali, sono i particolari sentimentali della nostra vita, vita guardata molto da vicino…la nostra compagna, la mamma, generare un figlio, il seme che si fa aborto, l’esplorazione del bacio, ovvero di una bocca. C’è concretezza e c’è urgenza, secondo me quanto di più autentico e necessario per mettersi a scrivere e addirittura a cantare. Ora si tratta di intendersi su cosa sia per te la forma-poesia, e in subordine cosa sia per me, il che conterebbe poco se non fosse che è a me che chiedi una qualche valutazione, impressioni. Partendo necessariamente da cosa sia per me la poesia, ho da dirti che trovo la tua scrittura di qualità, scava con coraggio, vibra e fa vibrare, e sento la tua voce. Sei uno che ha una voce e la si riconosce. Raro dono. Allo stesso tempo dico crudamente e schiettamente: io non sono certo che il tuo modo di scrivere sia di per sé riconducibile alla forma-poesia, magari sarebbe una prosa poetica – ma chi sono io per definire certe forme così personali? Non ho purtroppo una tale autorità ed esperienza. Personalmente ho letto molta poesia nella giovinezza, diciamo sino a trenta, trentacinque anni fa, ho interiorizzato e metabolizzato poeti di lingua italiana e poeti di lingua non italiana, in questo ultimo caso prevalentemente i russi e i beat americani. La lettura della poesia italiana e dei suoi poeti italiani fu un’esperienza meravigliosa fatta con il mio professore di letteratura italiana a Firenze, Mario Martelli, gli studie e le letture fatte con lui mi sono stati molto utili per cogliere la forza espressiva della lingua italiana, la sua valenza ritmica, le figure retoriche, così come mi sono stati molto utili i poeti del Duecento, Angiolieri, Folgore – modernissimi – e naturalmente Petrarca e Dante. Io li trovai, e ancora adesso li trovo di una fluidità potente, come se uno che fa il poeta portasse in giro le parole con lo stesso gesto di chi porta in giro un aquilone. Amavo e amo la loro complessità mascherata da semplicità straordinaria, e da invenzioni di parole che vengono da altri contesti, per fare un esempio la lingua marinara, di chi va in barca e usa le vele, o la lingua del coltivatore, parole adattate in modo folgorante alla bisogna e all’urgenza e allo struggimento di modo che la bisogna, l’urgenza e lo struggimento non siano troppo logici, lineari, ma rechino qualcosa dentro di sé che poi è l’ineffabile, il mistero della natura che nel semplice gesto di un’onda che rovescia l’acqua di nuovo sulla spiaggia imita magari qualcosa che un uomo ha dentro di sé, ad esempio un’ossessione d’amore che torna – e così se ne coglie il significato emotivo. E così troverei necessario una tuo lavacro nella lingua della poesia italiana, e anche nella straordinari lingua del popolo, che ancora esiste in ogni parte d’Italia, in modo che poi tu possa donare a chi legge una ricchezza fondamentale, una necessità, un nutrimento basilare. È un problema, per come la vedo io, di giustificare e sorreggere la forma-poesia come se fosse una forma canzone. Anche la poesia dei poeti non italiani può dare suggerimenti, non evidentemente nel ritmo, ma può dare suggerimenti nella creazione di congegni legati al ritmo e al respiro, e qui penso ai beat, a Ginsberg o alla prosodia bob del primo Kerouak che prese a imitare il sax di Charlie Parker che aveva appena rinnovato il jazz facendo in modo che per fraseggiare non solo non fosse necessario riprendere fiato, ma che il non riprendere fiato fluidificasse le frasi e rendesse nuovo e spirituale il testo musicale, da cui poi Coltrane e l’intero free jazz. E qui vengo ai russi. Personalmente io ho trovato, trovai, molto interessante il linguaggio della poesia di Marina Cvetaeva, in particolare – tu pensa! – il suo uso del trattino per spezzare le frasi e il senso, rendendo i versi meravigliosamente ambigui, come formando più strati di lettura dunque di coscienza e percezione. D’altra parte i tuoi argomenti “sentimentali” sono così forti e personali che magari potrebbero giustificare la forma del racconto, un racconto dotato di una prosa elaborata e potente con riconducibile alla poesia ma ad una scrittura densa, alla prosa come canzone. Ecco fatto, adesso detesterai l’esperienza di avermi conosciuto, ma credimi questo è quello che penso. Auguri infiniti, sii felice di amare così tanto la scrittura da spenderci le singole ore.
Alessandro

…Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese….

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Un viandante nei pressi dell'Acqua Acetosa
‘Un viandante nei pressi dell’Acqua Acetosa’, Martinus Rørbye; 1835

Ma ho sprecato metà della mia vita nel tentativo di imitare la sua virtù. Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese. Volevo essere un artista ed un sognatore ma volevo anche possedere la virtù e godere della patria.E’ durato a lungo, fino a che ho compreso che non si può essere ed avere l’uno e la’altro insieme, ho compreso che io sono un nomade e non un contadino,un cercatore e non un depositario. A lungo mi sono mortificato al cospetto di dèi e di leggi che per me non erano altro che idoli. Questo fu il mio errore, il mio tormento, la mia complicità alla miseria del mondo.Io accrescevo la colpa e la pena del mondo facendo violenza a me stesso e non osando percorrere il cammino della salvezza. il cammino della salvezza non porta a destra né a sinistra, esso conduce nell’intimo del proprio cuore, e solo là è Dio, solo là è pace.

(Da Vagabondaggio – Hermann Hesse)