Navi all’orizzonte,
soldati armati cingono la città.
Il bestiame entra assetato di sangue,
privo di sentimenti, penetra le carni.
Ed io, in un momento,
dimentico il tuo caldo corpo:
per sempre.
Un tempo eran umani,
lei Edera,
lui Albero.
Amanti insaziabili,
baci appassionati,
tenere carezze.
Lunghi viaggi
mano nella mano
sempre abbracciati.
Zeus, deo infame:
Era non basta,
io voglio le umane.
Dire no, non potrai,
da lui, padre degli Dei,
tutto ciò che vuoi avrai
In cambio di amore
vita eterna otterrai,
dea meravigliosa sarai.
Stufo dei rifiuti,
Albero trasformò:
come lo conosciamo
egli diventò.
“O, Eros, dio dell’amore
aiutami a stargli vicino,
Albero io amo
è il mio destino. “
Il dio dell’amore
ascoltatala pregare
Edera volle accontentare.
Ancor oggi tu vedrai
nei parchi e nelle aiuole
Edera Albero abbracciare.
© Alessandro Bon
Avevo riposto i miei sogni in una valigia,
erano fatti d’aria
e d’acqua limpida e pura.
L’avevo nascosta in un armadio,
sommergendola di carte e stracci,
abbandonandola alla polvere,
e all’indifferenza.
Gli incubi avevano riempito le mie notti,
e di giorno non sapevo più sognare.
Vivere era diventato così faticoso.
Non trovavo più alcuno scopo,
né un obiettivo da raggiungere.
La strada che percorrevo era buia e nefasta.
La valigia era coperta di polvere,
ma era rimasta chiusa,
sola come un’amante fedele.
L’aprii per caso,
trovandola troppo leggera,
e capii che i sogni non hanno peso.
E non comporta fatica cercare di viverli