Petali di ciliegio (poesia)

Giappone

Sul mare petali di ciliegio si adagiarono,

uomini duri e d’onore vennero ad abitarli,

assieme a donne minute e sagge.

Gli spiriti del passato sussurravano
la storia di un paese glorioso,
e geishe si truccavano il viso,
con colori dolci e sensuali.

Vivere su un petalo è romantico,
si respira aria dolce e profumata,
il tempo sembra non trascorrere
lì dove c’è il ciliegio.

Un petalo è troppo fragile
per poter sopportare la forza del mare,
e si spezza all’ardore dell’acqua,
che spazza via gli uomini.

Ma un Samurai,
seppur senza spada,
non teme la morte…

… e attende il momento migliore,
per poter riprendere a combattere.

(Al Giappone colpito da immane disgrazia)

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Stella e Lucia (poesia)

Di notte si illumina il cielo
due soli risplendono dentro di me,
e delle piccole stelle così distanti
mi ricordano dove sei.

I tuoi dentini son come stelle,
e le tue guance così paffute,
ti avevo pensata così.

Non piangere Stella
la mamma sta male,
non riesco a seguirti.

Due occhi di giorno mi guardano,
il suo sorriso mi da felicità,
i tuoi occhi mi illuminano il cuore.

Il tuo ventre è casa,
il tuo seno cibo,
ma non soffrire.

Non piangere mamma,
io sto bene,
e riuscirò a prendermi cura di te.

(A Lucia e Stella)

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Al mai nato (poesia)

Gli occhi socchiusi,
un corpo estraneo si fa strada,
il piacere aumenta,
e le labbra si lasciano mordere.

Un piccolo seme vien lanciato nel pozzo,
ammaliato dal profumo di donna:
l’incontro è vita.

Due corpi generano amore,
e la simbiosi è perfetta.
Paura, felicità, amore,
tutto è condiviso…
neppure fossero tutt’uno.

Cresce il frutto dell’amore,
ma non è voluto,
e lui si sente prigioniero.

Angoscia, solitudine, disperazione
si fanno largo in lei,
mentre non sa che fare
del mostro che la sta divorando.

Il volto è sereno,
la voce ferma rassicurante,
il dado è tratto.
Il cavaliere ucciderà il drago,
e la fanciulla sarà libera.

Il tempo si ferma:
il padre sorride,
la madre piange,
il medico la consola,
il feto è solo.

Il mostro è morto.

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Ali di plastica (Poesia)

Avevo poggiato un paio d’ali su una finestra,
certo non avevan piume,
ma erano di plastica.

Quelle ali che alcuni mettono a carnevale,
soprattutto le bimbe per sembrar fate.
Non ricordo perché le avevo comprate,
non certo per me.

Avevo chiuso l’usci della stanza,
e lasciato socchiuse le finestre,
poi, intorpidito dal sonno,
mi coricai a letto, solo come sempre.

Mi sveglia in cielo con immense ali d’aquila,
sorvolavo la pianura padana,
mi sentivo finalmente vivo,
leggero come un aliante.

Gli occhi vedevano il mondo di sotto,
il cuore batteva forte,
e finalmente capivo le proporzioni delle cose,
ma anche delle persone.

Ero a letto quando mi svegliai,
e non avevo più ali,
né d’aquila sulle spalle,
né da fata sulla finestra.

Giù, nel cortile, una bimba cantava,
le ali da fata la facevano sognare,
e io mi ricordai perché le avevo sulla finestra,
erano cadute dal piano di sopra sul terrazzo…

Eppure, ero stato aquila anch’io…
Pur sempre con ali da fata,
pur sempre con ali di plastica.

L’anima non ha corpo (poesia)

Non piangere, amore,
non lasciarti abbattere,
io ci sarò sempre…

…raccoglierò le tue lacrime,
in vasi di porcellana,
distillerò la tua essenza,
a partire dall’acqua salata…

…pulirò il tuo viso,
con panni d’argento,
colorerò il mondo,
di primavera…

…sarò il tuo amante,
anche senza toccarti,
ti renderò felice,
ornando i prati di rose…

…saprò farti ridere,
usando solo la fantasia…

saremo come bambini,
che sanno divertirsi,
dopo grida e capricci…

…la mia assenza non ti peserà,
perché l’anima non ha più corpo,
se non quello della propria amata.