Da dove questa ispirazione?
Prova a bucare un cuore
con uno spillo appuntito.
Prova a fermare il sangue
con uno straccio bagnato.
Non puoi!
Come io non posso smettere di scrivere!
Da dove questa ispirazione?
Prova a bucare un cuore
con uno spillo appuntito.
Prova a fermare il sangue
con uno straccio bagnato.
Non puoi!
Come io non posso smettere di scrivere!
Un serpente mi avvolge,
non respiro: soffoco!
Il mondo attorno a me gira.
Il soffitto si abbassa,
le pareti si piegano su di me.
Mi manca l’aria.
I movimenti si fanno lenti.
Tutto è lento attorno a me.
Mi giungono suoni distorti.
Che sarà di me?
Vuoto.
Buio.
Freddo…
…è passato.
Nascere alla base di un monte.
Piccola sorgente d’acqua
che sale verso la cima.
Crescere mentre si sale,
nutrirsi di esperienze e sofferenze.
Aumentare la capacità di reagire
a ostacoli non previsti.
Spostarsi dal proprio letto,
adattarsi a dove ci è concesso scorrere.
Incontrare alberi fioriti o morti.
Lasciare morire chi lo vuole,
dare la vita a chi te la chiede.
E una volta in cima al monte,
ritrovarsi pieni di esperienze e d’amore.
Ma con nessun mare in cui poter sfociare.
Non piangere, amore,
non lasciarti abbattere,
io ci sarò sempre…
…raccoglierò le tue lacrime,
in vasi di porcellana,
distillerò la tua essenza,
a partire dall’acqua salata…
…pulirò il tuo viso,
con panni d’argento,
colorerò il mondo,
di primavera…
…sarò il tuo amante,
anche senza toccarti,
ti renderò felice,
ornando i prati di rose…
…saprò farti ridere,
usando solo la fantasia…
saremo come bambini,
che sanno divertirsi,
dopo grida e capricci…
…la mia assenza non ti peserà,
perché l’anima non ha più corpo,
se non quello della propria amata.
(e non è cambiato nulla)
Una volta ci si trovava tutti a tola, tavola, a mangiare quel poco che ci si poteva permettere. A capotavola c’era il capofamiglia, e ai suoi lati i figli, i generi, e se era loro permesso le figlie e le mogli. I bambini non avevano diritto di parola, e la pietanza migliore spettava al capofamiglia.
Poi venne la rivoluzione economica degli anni cinquanta e sessanta, e le famiglie si trasferirono in case o appartamenti dove un unico nucleo famigliare composto da madre, padre e figli vi abitava. I vecchi erano un peso, da abbandonare sempre più spesso negli ospizi. Non si aveva tempo di stargli dietro.
Un’altra rivoluzione è quella dei nostri giorni, dove i nonni sono diventati perno della vita dei figli. Tate e “tati” dei nipoti, tengono per buona parte della giornata i bambini per non appesantire il portafoglio dei figli, con baby sitter e asili nido full time. E il vecchio “rincoglionito” è tornato utile. Ma quello che accade oggi è ancora più sconvolgente, un’intera generazione dipende sempre più dai genitori. Molti giovani restano a vivere a casa dei genitori, rifiutando di andare a vivere da soli, o non potendolo fare a causa dello scarso stipendio o del lavoro precario.
Da un lato figli che non vogliono crescere e fare sacrifici, per godersi tutti i soldi dello stipendio in divertimento, viaggi, e prodotti Hi Tech. Egoisti, spesso, o problematici, in taluni casi, che rifiutano di fare un passo deciso verso la matura età.
Certo, perché non si è adulti solo lavorando o facendo sesso, ma assumendo sulle proprie spalle il peso gravoso della vita. Così come hanno fatto i nostri genitori.E i genitori si trovano in pensione a dover aiutare ancora i figli economicamente, anche se vorrebbero godersi le quattro palanche prese grazie alla pensione.
Non sempre, però, è colpa dei figli. Spesso questi si trovano oggetto, e non soggetto, di contratti di lavoro in cui l’unica certezza è il precariato. E si va avanti di mese in mese, a lavorare per un po’, e poi di nuovo a cercare un nuovo rapporto di lavoro, nella speranza di poter crescere anche grazie ad un salario decoroso.
Ma in tempi di crisi, le situazioni si fanno ancora più pesanti. I figli, che già vivevano soli e, “Guadagnavano bene”, si trovano in Cassa Integrazione, Mobilità o direttamente licenziati, e dall’oggi al domani debbono fare i conti con un mutuo impagabile, e una vita indipendente ormai impossibile. E tornano mestamente a casa coi genitori, che umilmente dicono ai figli: “Non si smette mai di essere genitore!”. E riprendono la vita di famiglia, ormai messa da parte da una intimità ritrovata.
Nei supermercati si vedono gli anziani, che prima facevano una spesa alla settimana, tornare a riempire il carrello due volte, e riaprire il quaderno a quadri di una volta per fare i conti, loro non sempre usano il pc!, e sbuffare perché non si va avanti così.Ma che si può fare, sbattere il figlio fuori casa?
Ma la colpa di chi è?
Da un lato aziende senza scrupoli, e soprattutto cervello, hanno per anni ridotto in miseria una parte della nuova generazione, costringendo i giovani a lavori poco pagati e precari. (Conosco persone che da anni lavorano tre + tre mesi in un ipermercato, stanno a casa quindici giorni, e poi vengono riassunti nello stesso modo: per anni, anno dopo anno.)
Certo che i nostri imprenditori non hanno capito un’acca: se vuoi vendere devi fare il patto col diavolo! Cioè per loro dare salari più alti e stabili!
Da un altro lato, la nostra generazione, e in particolare in Italia, è incapace di adattarsi a situazioni di crisi.
Conosco un Inglese, laureato e figli di un primario ospedaliero!, che per anni ha lavorato a Venezia come barista e come insegnate di lingua inglese in una scuola privata, per 800 – 900 euro in toto, senza nessun aiuto dalla famiglia. Quanti dei giovani d’oggi sarebbero stati capaci di adattarsi a questa situazione?
La Fondazione Nord Est ha fatto uno studio fra i giovani del triveneto: tutti vorrebbero un posto fisso, ma basta che non si chieda loro di fare l’operaio, o di sudare. (Non tutti son così, eh, io non generalizzo).
Io l’ho fatto per anni, e non è degradante: giuro! Mi ha permesso persino di andare a vivere da solo.
Quanti di noi giovani sarebbe disposto a rinunciare al cellulare, internet, auto, e divertimento per un po’ di mesi se la situazione lo richiedesse? Trenta euro di cellulare al mese, ed è poco per alcuni, venti di connessione Internet, duecento per l’auto, e una cinquantina per divertirsi al week end. È il tenore di vita di alcuni giovani.
Io da quando sono in crisi mi muovo in treno e bus. L’abbonamento costa 29,6 euro, contro i 140 – 170 di benzina mensili.
Una volta mi han detto: “In tempo de crisi, anche le galline volano!”. Speriamo che si riprenderà a lavorare.
Intanto i nostri vecchi già fanno musina…