Libri che mi han colpito

…Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese….

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Un viandante nei pressi dell'Acqua Acetosa
‘Un viandante nei pressi dell’Acqua Acetosa’, Martinus Rørbye; 1835

Ma ho sprecato metà della mia vita nel tentativo di imitare la sua virtù. Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese. Volevo essere un artista ed un sognatore ma volevo anche possedere la virtù e godere della patria.E’ durato a lungo, fino a che ho compreso che non si può essere ed avere l’uno e la’altro insieme, ho compreso che io sono un nomade e non un contadino,un cercatore e non un depositario. A lungo mi sono mortificato al cospetto di dèi e di leggi che per me non erano altro che idoli. Questo fu il mio errore, il mio tormento, la mia complicità alla miseria del mondo.Io accrescevo la colpa e la pena del mondo facendo violenza a me stesso e non osando percorrere il cammino della salvezza. il cammino della salvezza non porta a destra né a sinistra, esso conduce nell’intimo del proprio cuore, e solo là è Dio, solo là è pace.

(Da Vagabondaggio – Hermann Hesse)

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Il Barone rampante (Italo Calvino)

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A ognuna è data la sua penitenza, qui in convento, il suo modo di guadagnarsi la salvezza eterna. A me è toccata questa di scriver storie: è dura, è dura. […] Ma la nostra santa vocazione vuole che si anteponga alle caduche gioie del mondo qualcosa che poi resta. Che resta… se poi anche questo libro, e tutti i nostri atti di pietà, compiuti con cuori di cenere, non sono già cenere anch’essi… più cenere degli atti sensuali là nel fiume, che trepidano di vita e si propagano come cerchi nell’acqua… Ci si mette a scrivere di lena, ma c’è un’ora in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto. Forse è meglio così: forse quando scrivevi con gioia non era miracolo né grazia: era peccato, idolatria, superbia. Ne sono fuori, allora? No, scrivendo non mi sono cambiata in bene: ho solo consumato un po’ d’ansiosa incosciente giovinezza. Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che ci si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa. (VII; pp. 60-61 Italo Calvino – Il cavaliere inesistente)

Henry David Thoreau: “La disobbedienza civile”

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Opera di Banksy

La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l’esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v’è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi… nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da La disobbedienza civile – Henry David Thoreau)

Dalla parte dei bambini. Per una nuova educazione maschile.

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16463506_1307852465938894_8466450841796296390_oHo letto questo libro alcuni anni fa e sono rimasto colpito da come l’educazione occidentale, italiana, possa condizionare il ruolo di un essere umano. Io da maschio non avrei mai pensato a come la società tendesse a designare e disegnare le donne ad un ruolo.
Poi, però, mi sono chiesto, ma esiste un libro che racconta l’educazione e il condizionamento che subiscono i maschi?
No. Si parte sempre da un presupposto: la figura maschile è la figura dominante per cui va condannata. Eppure ciò non è esatto. Una certa figura maschile è dominante, mentre gli altri uomini sono descritti dalla società come meno maschi e spesso effeminati.
Ma come cresce un maschio nella società italiana?
Crescere da maschio vuol dire imparare fin da piccolo che per relazionarsi con l’altro maschio serve la violenza: verbale o fisica. Rari sono i casi in cui i maschi sin da piccoli imparano a rispettare l’altro appartenente al proprio genere. I maschi tendono a dividersi in coloro che vogliono dominare gli altri maschi e chi deve essere dominato. Come un branco di lupi. In questa ottica non ricevono certo aiuto dalle figure femminili che spesso incitano la “mascolinità” ad emergere. Molte donne considerano i maschi meno violenti meno protettivi verso loro stesse. Per cui incitano e scelgono il maschio più violento come eventuale compagno. Comportamenti tipici del branco di cani e non di essere celebrali. Il maschio dominante sceglie le donne e la donna sceglie il maschio più violento. In alcuni casi succede questo.
Il modello di maschio di riferimento del giovane è spesso il padre. Ma se il padre è violento verso la madre e la famiglia il figlio sarà violento a sua volta? Se il maschio impara a ottenere tutto ciò che vuole con la forza e senza pagare le conseguenze per tale forza usata perché non dovrebbe pensare che il modo di relazionarsi con l’altro maschio non sia corretto anche con la donna?
Spesso ci si dimentica il ruolo della donna nell’educazione maschile. Sono le madri i primi amori degli uomini. E sono loro a educarli. E sono loro a diventare loro compagne. E se le donne smettessero di scegliere maschi violenti verbalmente e fisicamente come compagni? Quale la conseguenza dello sviluppo umano?
Esempi pratici ne conosco molti. Dal figlio di un’amica che subisce bullismo da anni, pestaggi e offese, e a scuola gli insegnanti le dicono: impari a difendersi. Quindi incitano alla violenza il ragazzo che non ha questa attitudine. A donne che restano con uomini malati e violenti malgrado tutto.
In questi anni ho conosciuto decine di donne che hanno avuto il coraggio di lasciare questo tipo di uomo violento. E la prima conseguenza che tale gesto ha avuto è stata la rinascita dei figli. I figli hanno trovato nelle madri un esempio reale di come non farsi calpestare e di dignità. Ma non può essere la singola donna a prendere sulle sue spalle questo peso. Si deve iniziare l’educazione all’empatia sin da piccoli e insegnare alle bambine sin da piccole che l’uomo non deve essere violento, e al maschio che risolvere la conflittualità con la violenza non è da maschio ma da animale inferiore.
Un appunto. In questi giorni è diventata famosa una pagina che descrive gli uomini come nuove donne e fra questi uomini effeminati ci sono coloro che praticano yoga, i vegetariani e vegani e coloro che praticano la non violenza. In pratica l’autrice di questa pagina rimpiange il maschio di una volta. Chissà quale maschio…

…Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese….

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Un viandante nei pressi dell'Acqua Acetosa
‘Un viandante nei pressi dell’Acqua Acetosa’, Martinus Rørbye; 1835

Ma ho sprecato metà della mia vita nel tentativo di imitare la sua virtù. Volevo essere ciò che non ero. Volevo essere un poeta e allo stesso tempo un borghese. Volevo essere un artista ed un sognatore ma volevo anche possedere la virtù e godere della patria.E’ durato a lungo, fino a che ho compreso che non si può essere ed avere l’uno e la’altro insieme, ho compreso che io sono un nomade e non un contadino,un cercatore e non un depositario. A lungo mi sono mortificato al cospetto di dèi e di leggi che per me non erano altro che idoli. Questo fu il mio errore, il mio tormento, la mia complicità alla miseria del mondo.Io accrescevo la colpa e la pena del mondo facendo violenza a me stesso e non osando percorrere il cammino della salvezza. il cammino della salvezza non porta a destra né a sinistra, esso conduce nell’intimo del proprio cuore, e solo là è Dio, solo là è pace.

(Da Vagabondaggio – Hermann Hesse)

La passione di Ornella (Nina Vanigli) Mia personale recensione

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La passione di Ornella

“La passione di Ornella” è un libro che mi è stato consigliato dall’amica Martina Galvani che collaborando con la piccola casa editrice “Lettere animate” ha conosciuto l’autrice Nina Vanigli.

Non ho mai letto un romanzo erotico, partiamo da questo presupposto, non sapevo cosa dovevo aspettarmi dalla sua trama, né che sensazioni ne avrei ricavato. Forse avevo anche dei pregiudizi, legati più alla mia educazione che al testo di per sé, ma ora, appena finito di leggere questo bel libro posso dire che è un romanzo che può dare molto ad un appassionato di buona lettura.

La trama è forte, raccontata con durezza, e senza troppi filtri, dall’autrice, una storia fatta di sesso certo, ma anche di sensazioni forti che provano i personaggi e in cui cade inevitabilmente il lettore, e, infine, di amore. Un amore con la “a” minuscola e malato per molti aspetti.

Due i personaggi principali: Ornella ed Alessandro. Ornella mi ha regalato sensazioni che vanno dal disgusto per la sua sudditanza verso Alessandro, alla speranza di un futuro migliore, alla più pura delusione verso di lei, ad un personale senso di colpa. Lei è una donna succube del suo uomo, che trova nel sesso l’unico motivo per attirare e legare gli uomini a sé. Alessandro è un bruto, corrotto nell’anima e privo di scrupoli, e come tutto ciò che rappresenta il male, è bello e desiderabile. La loro relazione, le umiliazione inferte da Alessandro ad Ornella sono il collante della prima parte del romanzo, un’umiliazione fatta di sesso privo di amore e di rispetto. Ornella è vittima di sé stessa, di una mancanza totale di comprensione del termine “AMORE”, di una visione distorta della realtà. Talmente distorta da portarla ad accettare tutto e a subire ogni umiliazione, e a rinunciare da quel’unica via d’uscita che le è stata procurata da un’amica.

Il finale è tremendo. Un taglio netto alla trama, un fendente al cuore del lettore. Che si trova di fronte l’ennesima emozione prodotta da Nina: un enorme senso di colpa… “Forse ho sbagliato anch’io a giudicarla”

Questa è stata la mia ultima e definitiva domanda.

La passione di Ornella (Nina Vanigli) Mia personale recensione

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La passione di Ornella

“La passione di Ornella” è un libro che mi è stato consigliato dall’amica Martina Galvani che collaborando con la piccola casa editrice “Lettere animate” ha conosciuto l’autrice Nina Vanigli.

Non ho mai letto un romanzo erotico, partiamo da questo presupposto, non sapevo cosa dovevo aspettarmi dalla sua trama, né che sensazioni ne avrei ricavato. Forse avevo anche dei pregiudizi, legati più alla mia educazione che al testo di per sé, ma ora, appena finito di leggere questo bel libro posso dire che è un romanzo che può dare molto ad un appassionato di buona lettura.

La trama è forte, raccontata con durezza, e senza troppi filtri, dall’autrice, una storia fatta di sesso certo, ma anche di sensazioni forti che provano i personaggi e in cui cade inevitabilmente il lettore, e, infine, di amore. Un amore con la “a” minuscola e malato per molti aspetti.

Due i personaggi principali: Ornella ed Alessandro. Ornella mi ha regalato sensazioni che vanno dal disgusto per la sua sudditanza verso Alessandro, alla speranza di un futuro migliore, alla più pura delusione verso di lei, ad un personale senso di colpa. Lei è una donna succube del suo uomo, che trova nel sesso l’unico motivo per attirare e legare gli uomini a sé. Alessandro è un bruto, corrotto nell’anima e privo di scrupoli, e come tutto ciò che rappresenta il male, è bello e desiderabile. La loro relazione, le umiliazione inferte da Alessandro ad Ornella sono il collante della prima parte del romanzo, un’umiliazione fatta di sesso privo di amore e di rispetto. Ornella è vittima di sé stessa, di una mancanza totale di comprensione del termine “AMORE”, di una visione distorta della realtà. Talmente distorta da portarla ad accettare tutto e a subire ogni umiliazione, e a rinunciare da quel’unica via d’uscita che le è stata procurata da un’amica.

Il finale è tremendo. Un taglio netto alla trama, un fendente al cuore del lettore. Che si trova di fronte l’ennesima emozione prodotta da Nina: un enorme senso di colpa… “Forse ho sbagliato anch’io a giudicarla”

Questa è stata la mia ultima e definitiva domanda.