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16463506_1307852465938894_8466450841796296390_oHo letto questo libro alcuni anni fa e sono rimasto colpito da come l’educazione occidentale, italiana, possa condizionare il ruolo di un essere umano. Io da maschio non avrei mai pensato a come la società tendesse a designare e disegnare le donne ad un ruolo.
Poi, però, mi sono chiesto, ma esiste un libro che racconta l’educazione e il condizionamento che subiscono i maschi?
No. Si parte sempre da un presupposto: la figura maschile è la figura dominante per cui va condannata. Eppure ciò non è esatto. Una certa figura maschile è dominante, mentre gli altri uomini sono descritti dalla società come meno maschi e spesso effeminati.
Ma come cresce un maschio nella società italiana?
Crescere da maschio vuol dire imparare fin da piccolo che per relazionarsi con l’altro maschio serve la violenza: verbale o fisica. Rari sono i casi in cui i maschi sin da piccoli imparano a rispettare l’altro appartenente al proprio genere. I maschi tendono a dividersi in coloro che vogliono dominare gli altri maschi e chi deve essere dominato. Come un branco di lupi. In questa ottica non ricevono certo aiuto dalle figure femminili che spesso incitano la “mascolinità” ad emergere. Molte donne considerano i maschi meno violenti meno protettivi verso loro stesse. Per cui incitano e scelgono il maschio più violento come eventuale compagno. Comportamenti tipici del branco di cani e non di essere celebrali. Il maschio dominante sceglie le donne e la donna sceglie il maschio più violento. In alcuni casi succede questo.
Il modello di maschio di riferimento del giovane è spesso il padre. Ma se il padre è violento verso la madre e la famiglia il figlio sarà violento a sua volta? Se il maschio impara a ottenere tutto ciò che vuole con la forza e senza pagare le conseguenze per tale forza usata perché non dovrebbe pensare che il modo di relazionarsi con l’altro maschio non sia corretto anche con la donna?
Spesso ci si dimentica il ruolo della donna nell’educazione maschile. Sono le madri i primi amori degli uomini. E sono loro a educarli. E sono loro a diventare loro compagne. E se le donne smettessero di scegliere maschi violenti verbalmente e fisicamente come compagni? Quale la conseguenza dello sviluppo umano?
Esempi pratici ne conosco molti. Dal figlio di un’amica che subisce bullismo da anni, pestaggi e offese, e a scuola gli insegnanti le dicono: impari a difendersi. Quindi incitano alla violenza il ragazzo che non ha questa attitudine. A donne che restano con uomini malati e violenti malgrado tutto.
In questi anni ho conosciuto decine di donne che hanno avuto il coraggio di lasciare questo tipo di uomo violento. E la prima conseguenza che tale gesto ha avuto è stata la rinascita dei figli. I figli hanno trovato nelle madri un esempio reale di come non farsi calpestare e di dignità. Ma non può essere la singola donna a prendere sulle sue spalle questo peso. Si deve iniziare l’educazione all’empatia sin da piccoli e insegnare alle bambine sin da piccole che l’uomo non deve essere violento, e al maschio che risolvere la conflittualità con la violenza non è da maschio ma da animale inferiore.
Un appunto. In questi giorni è diventata famosa una pagina che descrive gli uomini come nuove donne e fra questi uomini effeminati ci sono coloro che praticano yoga, i vegetariani e vegani e coloro che praticano la non violenza. In pratica l’autrice di questa pagina rimpiange il maschio di una volta. Chissà quale maschio…