Conosci te stesso


“Sapere guardare dentro di sé, negli abissi della nostra interiorità, e sondare le emozioni, gli stati d’animo, le immaginazioni, che sono in noi, sono le premesse a riconoscere le emozioni, gli stati d’animo e le notti oscure.”

Eugenio Borgna

“Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno:
cercare sé stessi, consolidarsi in sé, procedere a tentativi per la propria via
ovunque essa conduca”.
Hermann Hesse

Gli uomini che non vedono la loro natura e immaginano di poter praticare in ogni momento l’assenza di pensiero sono dei bugiardi e dei pazzi. Precipitano nello spazio senza fine. Sono come ubriachi. Non sanno distinguere il bene dal male. Se hai intenzione di coltivare una tale pratica, devi vedere la tua natura prima di porre fine al pensiero razionale.

(Discorso sul flusso del sangue – Bodhidharma)

…e per boschi vagare sacri, d’acque dimora mormorante…

A me sembra di udire
e per boschi vagare sacri, d’acque
dimora mormorante e d’aure lievi

– Orazio, Carme IV

La norma del Cielo – Claudio Rocchi VS L’impiego del vuoto (Lao Tzu)

Si forano porte per vivere le case,
Nel vuoto del vaso sta il senso dell’uso.
Gli specchi ci danno immagini riflesse,
Lo specchio è sé stesso quando è vuoto.
Vivi la vita, vivendo la vita,
Usa la mente, tenendola vuota.
Vivi la vita, vivendo la vita,
Usa la mente, tenendola vuota.
La vita che vivi, la misura è il tuo volere,
Quello cui sei attaccato, quel che vuoi desiderare,
Non avere desideri, non volere possedere,
Non sarai posseduto dal volere.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
Senza nome è l’inizio del cielo e della terra,
Col nome è la madre di tutto e di ogni cosa,
Il nome divide, la forma è l’illusione,
Lo specchio è sé stesso quando è vuoto.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.

Carpe Diem (Orazio)

Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà: se molti inverni Giove ancor ti conceda o ultimo questo che
contro gli scogli fiacca le onde del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino – breve è la vita – rinuncia a
speranze lontane. Parliamo e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.