Chiedeva forse qualcuno di vedere l’anima?
Guarda la tua forma, il tuo aspetto, persone, sostanze, animali, alberi, i fiumi correnti, le rocce, le sabbie.

Tutti contengono gioie spirituali, che più tardi emanano;
come può il corpo vero morire e venire sepolto?

Del tuo vero corpo, e del vero corpo di ciascun uomo, di ciascuna donna,
ogni elemento sfuggirà alle mani dei becchini trasmigrando verso sfere appropriate,
seco recando quanto l’ha arricchito, dall’istante della nascita all’ora della morte.

I caratteri disposti dallo stampatore non rendono l’impressione, il significato, il senso principale,
più di quanto la sostanza e la vita di un uomo non lo rendano nel corpo e nell’anima,
indifferentemente, prima della morte o dopo la morte.

Osserva, il corpo comprende e afferma il significato, lo scopo principale, include e afferma l’anima;
chiunque tu sia, quanto superbo e divino è il tuo corpo, o ciascuna sua parte!

(Walt Whitman)

Ho sceso un milione di scale (Eugenio Montale)

Maurits Cornelis Escher: Casa di scale


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Non conosciamo mai la nostra altezza (Emily Dickinson)

rinascere-520x245

Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura.

L’eroismo che allora recitiamo
sarebbe quotidiano, se noi stessi
non c’incurvassimo di cubiti
per la paura di essere dei re.

Lentamente muore (Martha Medeiros)

4192457047_e0948a1241_bLentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

Soffermarsi davanti a un bosco in una serata nevosa (Robert Frost)

imagesDi chi siano questi boschi io credo di saperlo.
La sua casa tuttavia si trova al villaggio;
Lui non mi vedrà sostare qui
A guardare i suoi boschi riempirsi di neve.

Il mio cavallino lo troverà assurdo
Fermarsi senza una  fattoria nelle vicinanze
Tra i boschi e il lago ghiacciato
La sera più cupa di tutto l’anno.

Dà una scossa ai campanelli delle sue briglie
Per chiedere se qualcosa non va.
L’unico altro suono è il fruscio
Del vento e dei soffici fiocchi.

I boschi sono affascinanti, cupi e fitti,
Ma io ho promesse da mantenere,
E miglia da percorrere prima di riposare,
E miglia da percorrere prima di riposare.