Se (Kipling)

5fff94e8c4_5710662_medSe riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te
L’hanno persa e danno la colpa a te,
Se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
Ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
E trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui,
O guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
E perdere, e ricominciare daccapo
Senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
A sorreggerti anche quando sono esausti,
E così resistere quando in te non c’è più nulla
Tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”

Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
O passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
E — cosa più importante — sarai un Uomo, figlio mio!

La vera prigione (Ken Saro Wiwa)

http://xnnxkx.deviantart.com/

Disegno di xnnxkx di Annika dal sito http://xnnxkx.deviantart.com/

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

Il musicista (poesia)

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Luci sulla platea,
luci su di te,
luci sul direttore.

Note che escono
come figli da madri,
come amanti dal letto.

Applausi attorno a te,
applausi solo per te.
La gente ti ama.

Anch’io vorrei…
sentirmi circondato
d’ amore infinito
di popolo acclamante.

Anch’io che scrivo
poesie con penna
magica e immortale,
vorrei questo calore.

Oh, poeta, povero
illuso che crede
di essere autore
di versi d’amore.

Chi sei tu?
Figlio di arte minore,
dimenticata dall’uomo
e priva di virtù.

Se ti è piaciuta questa poesia devi sapere che ho pubblicato il mio nuovo libro:

—-> La persistenza della memoria

Disponibile in Ebook o cartaceo.

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Dagli occhi di un bambino (Alexis Diaz Pimienta)

Vincenzo Balocchi, Bambino che guarda dalla finestra, 1960-1970 ca.

Vincenzo Balocchi, Bambino che guarda dalla finestra, 1960-1970 ca.

Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.
Se chiudesse gli occhi cadrebbero.
Solo la sua meraviglia li mantiene sospesi,
la sua piccola mano li fa alzare,
il suo cuore li muove e li allontana.
Senza un bambino appiccicato ai vetri,
alle alte ringhiere di una terrazza adulta,
gli aeroporti morirebbero di orrore.
Un bambino non potrà mai pronunciare
la parola “aeronautica”.
ma da lui dipenderà l’imitazione dell’uccello.
Un bambino non saprà calcolare le distanze
ma lui è la garanzia del ritorno.
Ogni aeroporto deve avere un bambino
appiccicato ai vetri,
vicino agli altoparlanti, dovunque si annidi
la paura.
Grazie a lui causerà meno lacrime il rientro di tutti,
soffrirà meno baci l’addio delle madri
e le hostess potranno evitare avvisi insulsi.
Un aeroplano nell’aria
sono molti i bambini che guardano l’orizzonte.

Vivo (Poesia)

Opera di Jarek Kubicki

Ho cancellato pagine oscure,
dediche d’amore, riposi
in letti condivisi, amori
mai vissuti né inventati.

Ho vissuto episodi
d’amore infinito,
ho amato donne
meravigliose.

Ho chiuso il cuore
nel quadrilatero assassino
d’interessi e di sentimenti,
d’odio e d’amore.

Ho creato luoghi
fantastici di fiori
e lingue sconosciute:
ho vissuto vite irreali.

Ora che ho te, però,
sento rinascere l’uomo,
vibrare la mente, accendere
la luce della speranza.

Finalmente vivo.

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—-> La persistenza della memoria

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