La prima raccolta di poesie dell’autore.
Le poesie vennero scritte fra il 1995 e il 2001. Un percorso di dolore attraversato dalla solitudine, la depressione e la disperazione di un giovane uomo che non conosceva ancora l’amore. Liriche che abbracciano temi come l’amore, il rapporto con dio e la religione, una poesia intima che guarda con interesse lo scopo della vita, uno scopo che pare non esserci per l’autore.
La raccolta si apre con la tetralogia delle stagioni. Nella lirica Autunno viene cercato il senso della vita: “Le foglie che cadono, | stordite dal vento | toccano terra nutrendola. / Alcune però, catturate, | volano via col vento, nella fredda brezza”. In queste parole l’autore esprime la propria disperazione e il senso di vuoto che lo affligge, con versi che sembrano voler ripercorrere le ultime tre strofe della poesia di Eugenio Montale “Non recidere, forbice, quel volto”, che così il Nobel chiudeva: “E l’acacia ferita da sé scrolla | il guscio di cicala | nella prima belletta di Novembre.” Al vento che cattura la foglia e la porta lontana da quella solitudine il compito di lasciare un po’ di speranza al lettore. Continua a leggere ““Gocce d’acqua in un mare di petrolio”: il primo titolo pubblicato”


Riguardavo alcuni filmati su Youtube di vecchi programmi Rai, quando il paese cercava di creare una nazione migliore nella quale far vivere i “loro”, NOI, figli, in un mondo più evoluto e più colto, un mondo distante dalle aberrazioni della guerra. C’era Carmelo Bene in TV, l’Opera veniva trasmessa in prima serata, Eduardo De Filippo e Totò erano ambasciatori dell’Arte Napoletana, la scuola dei cantanti Genovesi e degli attori ed autori Romani faceva tendenza in tutto il mondo. Dall’estero non venivano soubrette a mostrare le tette e i culi negli spot della telefonia, ma grandi attori, scrittori, uomini. Hemingway ci ha vissuto in Italia, Ezra Pound scelse Venezia come città rifugio e luogo in cui riposare, ma forse sono stati gli ultimi grandi a farlo.