Grazie per nostra figlia Musicata dal M° G. Marotta, pianista S. Felici

Grazie per nostra figlia

Seguire il mio seme,
mentre si insedia dentro te.
Vederlo germinare col tuo,
dando vita a nostra figlia.

Restare meravigliato mentre cresce dentro di te.
Percepire quello che provate entrambe.
Condividere il tuo dolore e il tuo benessere,
dolce madre dei miei figli.

Sopportare al tuo posto il dolore,
quando le doglie ti diranno che lei arriva,
per poi metterla al mondo.

Ma questo non potrò mai farlo,
e anche tu lo sai.

Lasciati almeno amare per tutta la vita,
perché possa ricambiare a quello che mi stai donando.

kahlil Gibran: “I vostri figli non sono i vostri figli”

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Khalil Gibran

I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé. Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro, E benché stiano con voi non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,Perché essi hanno i propri pensieri. Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime, Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno. Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri. Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane. Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere; Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.” (Il Profeta Gibran )

Lettera di un figlio ad un padre: “Papà grazie dei tuoi sacrifici, non farne altri per lo stato”

Lettera a un padre

Caro papà mi ricordo di quando ci raccontavi della tua infanzia? A sette anni aiutavi tua zia a trasportare bibite per Burano perché non c’erano soldi: era l’Italia povera del dopo guerra, quella dei calzoni corti e dei buchi sotto le suole delle scarpe, con i geloni che spaccavano la pelle dei piedi. Io a 7 anni lavoravo di fantasia con mio fratello, che di anni ne aveva sei, immersi in un mondo fatato in cui non sapevamo neppure rifarci il letto.

Ti ricordi a 11 anni come passavi le tue giornate? Andavi a lavorare alle 7:00 con il battello, e poi fino alle 18:00 correvi davanti ai forni che lavoravano il vetro ad una temperatura di1200°C. Il vetro di Murano ti riempiva la pelle di schegge quando esplodeva, e le canne per soffiare ti bruciavano la pelle. Continua a leggere “Lettera di un figlio ad un padre: “Papà grazie dei tuoi sacrifici, non farne altri per lo stato””