Il delinquente e il disabile

486170_472214702831178_731120451_n
Un criminale aveva violentato una donna, e non era la prima. Di fronte il magistrato aveva raccontato di essere pentito, che non l’avrebbe mai più fatto.
Il magistrato tenendo conto delle attenuanti, del fatto che veniva da un ambiente dove il crimine era di casa, gli ridusse la pena. Invece di cinque anni, lo condannò a sei mesi, che in virtù della legge divennero una multa e dei lavori socialmente utili.
Alla fine della pena, il Comune lo aiutò a trovare un lavoro e a reinserirlo nella comunità. Divenne bravo e corretto. Sposò una graziosa ragazza, ebbe dei figli.
Di fronte a Dio disse: “Se non avessi stuprato quella donna, la mia vita sarebbe stata peggiore. Ringrazierò per sempre il buon Dio che mi ha dato questa possibilità. Essere un criminale paga nel suo mondo.”
Sul letto di morte c’era anche un disabile. Lui non aveva stuprato nessuna donna, in realtà non aveva mai amato, né era stato amato. Non era stato aiutato dal Comune a inserirsi nella comunità, non aveva avuto una bella moglie e dei bei figli, né un lavoro, pochi euro al mese di pensione, che grazie ai risparmi dei genitori gli avevano permesso di vivere, certamente non sereno.
Di fronte a Dio si inchinò, e lo pregò: “Dammi una nuova vita. Fammi essere sano, e io ucciderò per essere felice… perché so che nel mondo da te creato, è meglio avere un animo mostruoso, che problemi di salute.”

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

Lo puoi ordinare su questo sito per riceverlo con una dedica

Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

 Licenza

Licenza Creative Commons
Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

La Goccia e la Roccia

acqua-gocciaUn giorno una piccola Goccia incontrò una grande Roccia sul proprio cammino. Non le era più possibile seguire la strada che l’avrebbe portata a realizzare il proprio sogno doveva passare oltre questa, ma non sapeva come. Chiese così alla Roccia:
“Sorella di pietra, imponente e forte materiale che genera la Terra intera. Tu che sorreggi le case, e dividi l’uomo dall’abisso, ti chiedo di farmi strada, di farmi passare. Perché io non debba farmi strada per conto mio.”
La Roccia guardò la minuscola Goccia, e la vide piccola e miserevole. Era talmente piccola da dover usare una lente per vederla, e disse:
“Cara Goccia, io non ti vedrei neppure se Efesto, dio glorioso, non mi avesse dato questa lente. Io qui starò, dove Gea, mia madre, mi pose milioni di anni fa. E tu, miserabile parte di un fiume, Goccia insignificante, come credi di potermi scansare? O obbligarmi a farti passare?”
La Goccia, vistasi piccola e miserevole, fermò il proprio cammino, in attesa di una nuova idea per superare questo ostacolo.
Decise di percuotere la Roccia. Ma non le fece nulla. E la colpì ancora, e ancora, mentre la Roccia rideva. Ma colpo dopo colpo essa costruiva un passaggio, piccolo ma profondo, che si faceva strada attraverso la grande rivale. Questa non sentiva e non vedeva più la Goccia, e credeva che se ne fosse andata.
Anni dopo ricomparve la Goccia, dall’altra parte dell’ostacolo. Con grande sorpresa la Roccia la guardò ed esclamò:
“Figlia di un Cane, minuscola frazione un lago glorioso, come hai fatto a passare di là?”
Disse la Goccia: “Non v’è nessun ostacolo che il Saggio non sappia superare. Non v’è nessun sacrificio che egli tema. Se l’obiettivo è la felicità, anche se questa gli costerà la vita, o immensa fatica il Saggio saprà raggiungerla.”
Non arrenderti mai di fronte a un ostacolo, non trovare la scusa che esso è troppo arduo per te. Non c’è nulla che tu non possa non fare se lo vuoi. E anche se il tuo obiettivo non si realizzasse potrai dire di averci provato, di essere stato in grado di vivere il tuo sogno, perché non DEVI VINCERE PER GLI ALTRI MA VIVERE PER TE.

Il bambino che scriveva sulla sabbia

sabbiaUn bambino tutti i giorni si recava in spiaggia e scriveva sulla spiaggia: “Mamma ti amo!”; poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.
Un vecchio triste passeggiava tutti i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portargliela via. Fra sé e sé pensava: “Questi bambini, sono così stupidi ed effimeri.”
Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni, e gli chiese: “Ma che senso ha scrivere “Mamma ti amo!” sulla sabbia se poi il mare te la porta via. Diglielo tu che le vuoi bene.”
Il bambino si alzò, e guardando l’ennesima scritta cancellata dall’acqua salata disse al vecchio: “Io non ce l’ho la mamma! Me l’ha portata via Dio, come fa il mare con le mie scritte. Eppure torno qui ogni giorni a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l’amore di un figlio per la propria madre.”
Il vecchio si inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: “Nora. Ti amo!”; era il nome della moglie appena morta. Poi prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire.

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

Lo puoi ordinare su questo sito per riceverlo con una dedica

Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

Licenza

Licenza Creative Commons
Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Dente di leone

21934_514518379_73563_313270210_bocca6ia_h230455_l_H184226_LCalde labbra mi sfiorano
e il mio seme genera futuro.

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

Lo puoi ordinare su questo sito per riceverlo con una dedica

Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

Licenza

Licenza Creative Commons
Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Il papà con gli occhi che sapevan amare

Vi era un uomo seduto in riva al mare che cantava canzoni che sembravano provenire da un altro mondo, un tempo antico, un altro paese…. Un paese che Antonio non aveva mai udito nominare: era un Afghano. La sua felicità per Antonio era incomprensibile: non aveva una gamba! Eppure cantava felice.

“Ma come fa un uomo senza  una gamba ad essere felice?” Si chiedeva Antonio. E giorno dopo giorno gli passava accanto, con quell’ingenuità che solo un ragazzino di 13 – 14 anni sa ancora avere. Finché una mattina l’uomo si girò verso di lui e gli disse: “Tutti i giorni ti fermi ad ascoltarmi cantare e poi te ne vai a capo chino dopo aver guardato la mia gamba, perché?”

Il ragazzo, diventato rosso in volto dalla vergogna, gli disse: “Come fa un uomo senza una gamba a sorridere?”
“Sai piccolo uomo, ho perso la gamba quando avevo cinque anni, stavo rincorrendo una palla e all’improvviso vidi sangue attorno a me… e poi il buio. Mi svegliai su un letto d’ospedale dove stavano medicando quel che rimaneva della mia gamba. Sai ragazzo. Vi era una donna che si prendeva cura di me, era bionda! Per te non è strano vedere una donna con i capelli biondi, ma da dove vengo io nessuno è biondo, e io me ne innamorai. Doveva essere un angelo, e anche se non capivo la sua lingua imparai una canzone che canticchiava spesso, a bassa voce, mentre si prendeva cura di me.

Il dottore aveva una barba bianca, e due occhi pieni di dolore e di tristezza, ma sapevano trasmettere una forza tale che nessuna bestia feroce avrebbe potuto sopportare quello sguardo per più di due secondi. E io lo chiami padre. Me lo chiese lui, sai? Non avevo mai avuto un papà, né una mamma. Ed ora avevo un papà bianco con gli occhi degli angeli, e un angelo biondo che cantava per me.”

Il ragazzo lo guardava affascinato.

“Sai quel papà con gli occhi così celesti e così duri piangeva spesso la sera quando pensava alle persone che non era riuscito a salvare, e io un giorno gli chiesi come potesse essere triste un uomo che salvava delle vite  in una terra di uomini intenti a distruggersi l’un l’altro. E gli dissi: “Anche se salverai solo un uomo, tu avrai fatto il più grande gesto che Dio può far compiere a un proprio figlio.” Lui mi guardò e mi rispose: “Chi salva un uomo ne diventa padre e madre. Chi fa del bene disegna un arcobaleno in un cielo grigio coperto di troppe nubi.”
Mi portò in Italia il papà dagli occhi piangenti e mi crebbe assieme ai suoi figli, ne aveva uno diverso dall’altro, tutti eravamo stati salvati da lui in un paese in cui lui aveva operato. Diceva sempre che eravamo i frutti del suo amore, che lui non poteva portare in grembo un bambino, come aveva fatto sua moglie, per cui lui dava la vita con la medicina e se poteva si prendeva cura dei suoi figli per sempre.
Sai, mi fece studiare quel papà dagli occhi severi. Ogni sera ci riuniva attorno alla tavola e ci chiedeva di impegnarci per diventare bravi perché noi eravamo figli di un unico Dio e anche se avevamo facce diverse, queste sembravano tutte uguali quando erano sporche di fango dopo aver giocato in giardino. Eravamo figli di un Dio buono che ci aveva amato attraverso lui.
Sai, ora io sono uno scrittore, un mio fratello e una sorella sono medici e lavorano in Africa, un altro mio fratello è avvocato e difende i poveri, e un’altra mia sorella fa l’insegnante per educare i bambini nei paesi del terzo mondo.
Avrebbe gli occhi pieni di gioia quel vecchio uomo con la barba  bianca nel vederci ora. Ma purtroppo è morto anni fa… e prima di morire ci ha chiesto di amarci per sempre e di non separarci per nessuna ragione al mondo”

“E’ una storia meravigliosa!” disse il ragazzino “Ma cosa c’entra con il fatto che tu non hai più una gamba?”

“Non avrei mai potuto raccontare questa storia se non avessi perso una gamba. Non avrei conosciuto il papà dagli occhi umani, né la sua bella infermiera bionda, né avrei potuto avere quattro fratelli con facce diverse, non sarei diventato uno scrittore, non avrei incontrato mia moglie, né avrei avuto i miei bellissimi figli. Non vale tutto questo una gamba?”

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

Lo puoi ordinare su questo sito per riceverlo con una dedica

Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

Licenza

Licenza Creative Commons
Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.