Sarei stato più povero

Lawrence Deprimo dona un paio di stivali a un senza tetto

Lawrence Deprimo dona un paio di stivali a un senza tetto

Sarei stato più povero
se non avessi dato cibo
agli ultimi.

Sarei stato più povero
se non avessi abbracciato
chi è solo.

Sarei stato più povero
avendo frequentato
solo i miei simili.

Sarei stato più povero
avendo deriso
i diversi.

Sarei stato più povero
rinchiuso nelle idee
degli altrui.

Sono più ricco
anche se non ho altro cibo
che per la mia anima.

© Alessandro Bon

 

Fingerai di avermi amato

223727_4650190861756_154171595_nMe ne andrò,
leggero come l’inchiostro,
senza far rumore.

Morirò da solo.
Perché così è stato,
perché così ho vissuto.

Sarò una piuma
volerò via,
per sempre.

E tu…
fingerai di avermi amato.

© Alessandro Bon

Grazie per nostra figlia Musicata dal M° G. Marotta, pianista S. Felici

Grazie per nostra figlia

Seguire il mio seme,
mentre si insedia dentro te.
Vederlo germinare col tuo,
dando vita a nostra figlia.

Restare meravigliato mentre cresce dentro di te.
Percepire quello che provate entrambe.
Condividere il tuo dolore e il tuo benessere,
dolce madre dei miei figli.

Sopportare al tuo posto il dolore,
quando le doglie ti diranno che lei arriva,
per poi metterla al mondo.

Ma questo non potrò mai farlo,
e anche tu lo sai.

Lasciati almeno amare per tutta la vita,
perché possa ricambiare a quello che mi stai donando.

Notte d’Ulisse (poesia)

ulisse01Come barca io fui.
Gettai la rete
d’ oro i ricami
di seta le tele.

Come Ulisse
legato all’albero maestro
di un cuore razionale,
ma senza amore

Donna sirena,
il tuo canto mi ammalia,
le tue labbra carnose
i tuoi seni tondi.

Mangiai di te
E tu mangiasti di me.

Sudore con sudore,
bocca con bocca,
corpo con corpo,
anima con anima.

Ore passate a donare,
amore che lascia segni
in un’anima sola,
in un corpo imponente.

E ancora amore…

Oh, gli occhi socchiusi.
Oh, le labbra socchiuse.
Oh, brividi d’amore.

M’addormentai sul seno,
rifugio materno d’un uomo,
morbido cuscino d’amore.

Mi svegliai solo,
come barca abbandonata.

E come Ulisse,
ripresi a viaggiare,
cercando porti
su cui attraccare.

© Alessandro Bon

Nel ring (Poesia)

hilaryswankNel ring della vita,
son fermo a prendere pugni,
da un destino nefasto e stupido.

Mi distrugge l’esistenza,
facendomi sputare sangue
e rinunciare alla felicità.

Il sangue che cade,
leggero si appoggia sul tappeto,
e il pugile lo osserva esterrefatto.
La sofferenza non basta a fermarlo.

Il sangue non coagula,
si trasforma, rigenera.
Ne rinascono parole:
l’odio scompare, e lui vede Dio.

Ma l’ultimo pugno l’uccide.

Nel ring della vita il pugile muore,
e rinasce come poeta.

 

Di seguito riporto lo spartito che ha composto il Maestro Giuseppe Marotta per questa mia Lirica. Entrambi son coperti da copyright.