“Where the wild roses grow” di Nick Cave ovvero l’amore malato

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Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Capii che era lei che volevo fin dal primo giorno
Mentre mi fissava e mi sorrideva
Perché le sue labbra avevano il colore delle rose
Che crescono lungo il fiume, sanguigne e selvatiche

Quando bussò alla porta e si fece avanti
Il mio tremito si calmò nel suo caldo abbraccio
Sarebbe diventato il mio primo uomo e con mano gentile
Asciugò le lacrime che mi scendevano lungo il viso

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Il secondo giorno le portai un fiore
Era più bella di ogni altra donna che avessi mai visto
Le dissi: “Conosci il posto dove crescono le rose selvatiche
Così dolci, scarlatte e libere?”

Il secondo giorno lui arrivò con una rosa rossa
Disse: “Mi darai la tua perdizione e il tuo dolore?”
Dal mio letto feci cenno di si
Mi disse: “Se ti mostrerò le rose mi seguirai?”

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Il terzo giorno mi portò al fiume
Mi mostrò le rose e ci baciammo
E l’ultima cosa che sentii fu una parola sussurrata
E lo vidi sopra di me con un sasso nel pugno

L’ultimo giorno la portai dove crescevano le rose selvatiche
Si distese vicino all’acqua, il vento era lieve come un ladro
E con un bacio d’addio dissi: “Tutta la bellezza muore sempre”
Poi mi curvai e le piantai una rosa fra i denti

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day

Ma cos’è uno stupro? Descrizione senza filtro di uno stupro

Uno stupro non è il numero Uno. Un numero qualsiasi che ci riempie la bocca, e che passa.
Uno stupro è un evento traumatico. Un evento che cambia una vita. Il modo di percepire il mondo, e l’altro sesso. Incute paura di tutto e tutti. Rende inabile una persona.
Però vorrei descrivere lo stupro come è realmente, materialmente.
Una donna viene rapita, denudata, picchiata a sangue. Poi uno o più uomini la penetrano nella vagina, nell’ano, e magari anche in bocca.
La sua carne sente tutto, e non prova piacere, ma disgusto. Chi la stupra non si è lavato prima di avere il rapporto, e non ha fatto esami per stabilire se ha l’AIDS o l’Epatite B,C, delta. Il suo pene puzza, di piscio, o altro. E lei sente il gusto di ciò che le entra in bocca. E’ costretta, le papille gustative non si possono comandare.
Il seme dell’uomo, che lei non ama e non vuole, le entra dentro, o viene depositato sopra al suo corpo. Ed è inutile lavarsi, assume un simbolo che resta lì per sempre, e che non si toglierà più.
Lei non vorrà più farsi toccare dal suo uomo,  e il sesso gli apparirà come qualcosa di orribile. Dovrà fare sedute di psicologia, e magari psichiatria. Prendere medicine.
Piangere, questo farà. Tanto piangere. Si chiederà perché lei. Si chiederà se ha sbagliato lei.
E piangerà, capendo che è sola…