Drapetsona (Tassos Livaditis)

“Les Voyageurs” di Bruno Catalano

Tirata su col sangue, ogni pietra un dolore
ogni chiodo un singhiozzo amaro
Ma quando tornavamo la sera dal lavoro
io e lei, baci da sognare

Battuta dalla pioggia e dal vento
ma era un porto, un abbraccio una dolce attesa
Ah, la nostra casetta, aveva un’anima anche lei!

Prendi la nostra corona nuziale, prendi il nostro geranio
a Drapetsona non ce la si fa più a vivere.
Tienimi per la mano e andiamo, stella mia
noi vivremo, a dispetto della povertà.

Un letto e una culla in un cantuccio
nel suo tetto sbrecciato stelle e uccelli
Ogni sua porta sudore e sospiri
e il cielo in ogni finestra.

Ma quando scendeva la sera
nel nostro vicolo stretto si divertivano i bimbi
Ah, la nostra casetta, anche lei aveva un cuore!

Prendi la nostra corona nuziale, prendi il nostro geranio
a Drapetsona non ce la si fa più a vivere
Tienimi per mano e andiamo, stella mia
noi vivremo, a dispetto della povertà.

Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)

Vi era un vecchio sporco e con una barba lunga e incolta, i suoi abiti erano luridi, la sua pelle ricordava i fondali di quei laghi su cui da tempo non cade acqua, le sue unghie, lunghe e sporche, raccontavano l’incuria in cui era caduto da troppo tempo, i suoi occhi, semichiusi e tristi, erano scomparsi dietro il nero del grasso d’auto e lo sporco che gli segnava il viso, aveva denti gialli, e non tutti erano ancora presenti in quella bocca tanto maleodorante.

“Fai schifo!” – Si sentiva dire tutti i giorni, e vedeva nuvole di saliva cadergli vicino, sputi lanciati da ragazzotto ben vestiti e con bei telefonini, che uscivano da scuola con un bel sorriso di chi sente il futuro risplendere sul proprio orizzonte. Continua a leggere “Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)”

Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)

Vi era un vecchio sporco e con una barba lunga e incolta, i suoi abiti erano luridi, la sua pelle ricordava i fondali di quei laghi su cui da tempo non cade acqua, le sue unghie, lunghe e sporche, raccontavano l’incuria in cui era caduto da troppo tempo, i suoi occhi, semichiusi e tristi, erano scomparsi dietro il nero del grasso d’auto e lo sporco che gli segnava il viso, aveva denti gialli, e non tutti erano ancora presenti in quella bocca tanto maleodorante.

“Fai schifo!” – Si sentiva dire tutti i giorni, e vedeva nuvole di saliva cadergli vicino, sputi lanciati da ragazzotto ben vestiti e con bei telefonini, che uscivano da scuola con un bel sorriso di chi sente il futuro risplendere sul proprio orizzonte. Continua a leggere “Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)”