Al mai nato (poesia)

Gli occhi socchiusi,
un corpo estraneo si fa strada,
il piacere aumenta,
e le labbra si lasciano mordere.

Un piccolo seme vien lanciato nel pozzo,
ammaliato dal profumo di donna:
l’incontro è vita.

Due corpi generano amore,
e la simbiosi è perfetta.
Paura, felicità, amore,
tutto è condiviso…
neppure fossero tutt’uno.

Cresce il frutto dell’amore,
ma non è voluto,
e lui si sente prigioniero.

Angoscia, solitudine, disperazione
si fanno largo in lei,
mentre non sa che fare
del mostro che la sta divorando.

Il volto è sereno,
la voce ferma rassicurante,
il dado è tratto.
Il cavaliere ucciderà il drago,
e la fanciulla sarà libera.

Il tempo si ferma:
il padre sorride,
la madre piange,
il medico la consola,
il feto è solo.

Il mostro è morto.

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Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Forte (Poesia)

Costruire dighe,
per fermare fiumi agitati.
E vederle abbattere
dalle tempeste.

Tessere ragnatele,
per imbrigliare venti feroci.
E vederle spazzare via
da un tornado.

Fare di tutto
per sentirsi difesi.

Guardarsi allo specchio piangendo,
ma rendersi conto
di essere sempre più forti.

 

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Il pescatore nel deserto (poesia)


Perso nel deserto del mio io,
nell’aridità della mia vita,
passeggiavo, cupo in viso,
lungo una distesa di sabbia.

Non v’era nulla all’orizzonte,
capace di restituirmi gioia
e amore per il vivere.

Sognavo la morte,
subdola sorella della tristezza,
baciare le mie labbra.

Il caldo mi soffocava,
il sudore grondava abbondante,
o forse eran lacrime?

Una palma,
piccola ed insignificante vidi di fronte a me…

…un uomo sdraiato sotto,
tranquillo cantava e…
pescava.

(A te amico dai capelli rossi)

“Una monetina capo, per favore…” Perchè tutti possiamo finire per strada

Non sono un economista, nè tantomeno un giornalista, ma un uomo con un cuore ed un cervello si.

Sono un cassaintegrato, e vivo con pochi spiccioli in tasca, sperando in un futuro migliore per me. Risiedo in un paesino della Riviera del Brenta, ma sono di Mestre, dove mi reco spesso tramite il treno. Dalla stazione alla Fondazione Marotta, in cui faccio volontariato, percorro tutti i giorni i circa tre chilometri a piedi, e i volti delle persone che incontro lungo la mia strada sono spesso gli stessi, come un quadro dipinto da chissà che demiurgo. I passanti ti accompagnano per pochi metri e non puoi non chiederti da dove vengano e dove stiano andando, ma mentre ti stai chiedendo ciò questi prendono un’altra strada… O forse sei tu a prenderla… e non ti resta che il dubbio su chi fossero quei tuoi compagni di strada…

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Lasciamo gli africani soli a sé stessi… e li libereremo…

“In tutte le analisi dei problemi dell’Africa, c’è una risorsa naturale che spesso non viene apprezzata: gli africani stessi.” – Wangari Maathai

Si è perso, non so in che meandri della mente umana e delle ideologie sempre pronte a cambiare di fronte all’evento più recente e più sconvolgente, l’idea e la comprensione che il vero motore di un’Africa libera e in pace è l’Africa stessa.

Ho solo 35 anni, eppure, ricordo la forza delle idee di chi affermava che l’Africa era in mano a multinazionali europee e americane, e di recente cinesi, di chi sapeva che erano i Re dei Diamanti Belgi ed Olandesi a pagare i mercenari nelle sanguinose guerre della Liberia e della Costa D’Avorio e di quegli stati come la Nigeria governati dalla Shell e dalle altre multinazionali del petrolio, guerre create ad arte per possedere la ricchezza mineraria di quei paesi. Come se la povertà endemica dell’Africa fosse colpa dei soli Africani, che armati dall’occidente, o dai macete cinesi, si volessero sterminare senza motivi apparenti. Continua a leggere “Lasciamo gli africani soli a sé stessi… e li libereremo…”