speranza

La lacrima e il fiocco di neve. (Poesia)

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266549__with-a-drop-of-a-feather_pLenta cadeva la neve
un vento dolce soffiava,
e un fiocco si lasciava cullare
sembrava danzasse.

Una ragazza vestita d’azzurro
piangeva, la sua figura stonava
fra i giochi dei bimbi
e il bianco della neve.

Una lacrima cadde
trasparente come un’anima,
aspra come la vita.

Veloce un vento gelido
segnò i volti,
e la goccia e il fiocco di neve,
sospesi nell’aria,
si amarono.

Una goccia cadde a terra.
Sembrava rugiada.

 

Se ti è piaciuta questa poesia devi sapere che ho pubblicato il mio nuovo libro:

—-> La persistenza della memoria

Disponibile in Ebook o cartaceo.

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Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
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Il popolo dell’arcobaleno

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Gli Dei inventarono i colori, ma decisero di generarne solo tre: il rosso, il verde e il blu. Fu così che gli uomini iniziarono a adorare i colori quale dono a loro destinato.
Un giorno un sacerdote disse: “Il blu è il vero colore divino: è come il cielo che ci governa da lassù” Così decise che dalla sua religione venissero banditi gli altri due colori.
Un secondo sacerdote si oppose e annunciò: “Nel rosso c’è la vita: come il sangue scorre nelle nostre vene, nel rosso scorre la parola degli dei.”
Il verde rimase orfano di adoratori, e un uomo comprendendo il potere dell’idolatria iniziò a professare la religione del verde: “Perché in esso esiste l’armonia come nelle piante e nell’erba”
Da allora le tre religioni divisero l’umanità e fra di loro iniziarono grandi guerre affinché una religione si potesse imporre sulle altre. Leggi il seguito di questo post »

Sarei stato più povero

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Lawrence Deprimo dona un paio di stivali a un senza tetto
Lawrence Deprimo dona un paio di stivali a un senza tetto

Sarei stato più povero
se non avessi dato cibo
agli ultimi.

Sarei stato più povero
se non avessi abbracciato
chi è solo.

Sarei stato più povero
avendo frequentato
solo i miei simili.

Sarei stato più povero
avendo deriso
i diversi.

Sarei stato più povero
rinchiuso nelle idee
degli altrui.

Sono più ricco
anche se non ho altro cibo
che per la mia anima.

© Alessandro Bon

 

L’anima non ha corpo (poesia)

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Non piangere, amore,
non lasciarti abbattere,
io ci sarò sempre…

…raccoglierò le tue lacrime,
in vasi di porcellana,
distillerò la tua essenza,
a partire dall’acqua salata…

…pulirò il tuo viso,
con panni d’argento,
colorerò il mondo,
di primavera…

…sarò il tuo amante,
anche senza toccarti,
ti renderò felice,
ornando i prati di rose…

…saprò farti ridere,
usando solo la fantasia…

saremo come bambini,
che sanno divertirsi,
dopo grida e capricci…

…la mia assenza non ti peserà,
perché l’anima non ha più corpo,
se non quello della propria amata.

Caro diario…

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Caro diario quest’anno è stato davvero duro sotto molti aspetti, ma sai cos’ho imparato? Ho imparato a dividere le sofferenze che appartengono al vissuto di tutti i giorni, al senso comune, da quelle della malattia. Questo è un grande passo avanti e posso affermare con sicurezza che è un passo fondamentale verso un Io migliore. Ho imparato dagli altri, da chi mi ha aperto il cuore, da chi mi ha raccontato il suo vissuto, da chi mi è stato vicino, ma soprattutto da me stesso. E’ proprio vero che tutte le risposte che cerchiamo son già dentro noi, ma che ci rifiutiamo di accettarle. Eppure in questo momento ho paura, ho paura di ciò che mi aspetta nel mondo reale dopo aver appreso questa ennesima lezione.

Ho fatto soffrire amici, e amiche, e loro han fatto soffrire me. Ho imparato che nell’era del sempre connesso è più facile perdere i rapporti che tenere i legami. E’ più facile dire: “Non ho tempo.”; che cercare tempo. E’ più facile dire: “Ti voglio bene!”; che fare un gesto di affetto. Verba volant, scripta manent”. Ho perso di vista amici perché non hanno i soldi sul telefonino, ma molte case e lavori importanti. Ho perso amici perché mi rifiuto di crescere, e ho ancora paura di uscire. Ho perso amici perché son andato a vivere da solo, e da allora è diventato difficile fare qualche chilometro per venire a trovarmi. Anche quando stavo male. Hai notato che è più facile fare 30 km per andare a mangiare, o a divertirsi, ma è faticoso percorrere la stessa distanza per andare a trovare un amico? O che si spendono più volentieri due euro per un gelato piuttosto che per telefonargli? Leggi il seguito di questo post »

La lacrima e il fiocco di neve. (Poesia)

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Lenta cadeva la neve
un vento dolce soffiava,
e un fiocco si lasciava cullare
sembrava danzasse.

Una ragazza vestita d’azzurro
piangeva, la sua figura stonava
fra i giochi dei bimbi
e il bianco della neve.

Una lacrima cadde
trasparente come un’anima,
aspra come la vita.

Veloce un vento gelido
segnò i volti,
e la goccia e il fiocco di neve,
sospesi nell’aria,
si amarono.

Una goccia cadde a terra.
Sembrava rugiada.

Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. (Errico Malatesta)

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“Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza

(…)”. Errico Malatesta