Il “Figlio spirituale” nasce dall’accettazione di anima e animus in noi

“Se si è scrutato e reso cosciente l’elemento eterosessuale della propria Anima [La donna interiore nell’uomo, e Animus l’uomo interiore nella donna] ci si è resi padroni di sé, delle proprie emozioni e dei propri affetti: ciò significa anzitutto effettiva indipendenza, ma significa pure solitudine, quella solitudine dell’uomo “interiormente libero” che nessuna relazione amorosa o collaborazione può più gettare in catene, per il quale l’altro sesso ha perduto il suo carattere inquietante, perché egli ha appreso a conoscerne i tratti essenziali nella profondità della propria anima.

Un uomo di tal genere non potrà nemmeno più essere “innamorato” perché non potrà più perdersi in un altro, ma sarà ancor più capace di profondo “amore”, inteso come cosciente dedizione al Tu…soltanto nell’età matura diventa una necessità occuparsi di questo problema.

Nella prima metà della vita l’unione con l’altro sesso mira più che altro al congiungimento fisico, per far nascere il “figlio corporale”, frutto e continuazione dei genitori, nella seconda età della vita ciò che conta è invece la “coniunctio” psichica, l’unione con il compagno o la compagna dell’altro sesso nell’ambito del proprio mondo interiore e con chi ne porta l’immagine nel mondo esterno, affinché nasca il “figlio spirituale” e dia durevole frutto all’essenza spirituale dei due compagni”


Jolande Jacobi – dal libro “La psicologia di C.G.Jung”