Il Fiume (Poesia)

Nascere alla base di un monte.
Piccola sorgente d’acqua
che sale verso la cima.

Crescere mentre si sale,
nutrirsi di esperienze e sofferenze.
Aumentare la capacità di reagire
a ostacoli non previsti.

Spostarsi dal proprio letto,
adattarsi a dove ci è concesso scorrere.

Incontrare alberi fioriti o morti.
Lasciare morire chi lo vuole,
dare la vita a chi te la chiede.

E una volta in cima al monte,
ritrovarsi pieni di esperienze e d’amore.
Ma con nessun mare in cui poter sfociare.

 

Licenza e Diritto d’Autore

L’anima non ha corpo (poesia)

Non piangere, amore,
non lasciarti abbattere,
io ci sarò sempre…

…raccoglierò le tue lacrime,
in vasi di porcellana,
distillerò la tua essenza,
a partire dall’acqua salata…

…pulirò il tuo viso,
con panni d’argento,
colorerò il mondo,
di primavera…

…sarò il tuo amante,
anche senza toccarti,
ti renderò felice,
ornando i prati di rose…

…saprò farti ridere,
usando solo la fantasia…

saremo come bambini,
che sanno divertirsi,
dopo grida e capricci…

…la mia assenza non ti peserà,
perché l’anima non ha più corpo,
se non quello della propria amata.

Finchè morte non ci separi: il rapporto genitori – figli nel tempo di crisi

Qualche settimana fa Report parlava della crisi dei giovani, costretti a rimanere in casa con i genitori, e inevitabilmente senza futuro. per questo ho deciso di ripubblicare un mio post  del Dicembre 2009…

(e non è cambiato nulla)

Una volta ci si trovava tutti a tola, tavola, a mangiare quel poco che ci si poteva permettere. A capotavola c’era il capofamiglia, e ai suoi lati i figli, i generi, e se era loro permesso le figlie e le mogli. I bambini non avevano diritto di parola, e la pietanza migliore spettava al capofamiglia.

Poi venne la rivoluzione economica degli anni cinquanta e sessanta, e le famiglie si trasferirono in case o appartamenti dove un unico nucleo famigliare composto da madre, padre e figli vi abitava. I vecchi erano un peso, da abbandonare sempre più spesso negli ospizi. Non si aveva tempo di stargli dietro.

Un’altra rivoluzione è quella dei nostri giorni, dove i nonni sono diventati perno della vita dei figli. Tate e “tati” dei nipoti, tengono per buona parte della giornata i bambini per non appesantire il portafoglio dei figli, con baby sitter e asili nido full time. E il vecchio “rincoglionito” è tornato utile. Ma quello che accade oggi è ancora più sconvolgente, un’intera generazione dipende sempre più dai genitori. Molti giovani restano a vivere a casa dei genitori, rifiutando di andare a vivere da soli, o non potendolo fare a causa dello scarso stipendio o del lavoro precario.

Da un lato figli che non vogliono crescere e fare sacrifici, per godersi tutti i soldi dello stipendio in divertimento, viaggi, e prodotti Hi Tech. Egoisti, spesso, o problematici, in taluni casi, che rifiutano di fare un passo deciso verso la matura età.

Certo, perché non si è adulti solo lavorando o facendo sesso, ma assumendo sulle proprie spalle il peso gravoso della vita. Così come hanno fatto i nostri genitori.E i genitori si trovano in pensione a dover aiutare ancora i figli economicamente, anche se vorrebbero godersi le quattro palanche prese grazie alla pensione.

Non sempre, però, è colpa dei figli. Spesso questi si trovano oggetto, e non soggetto, di contratti di lavoro in cui l’unica certezza è il precariato. E si va avanti di mese in mese, a lavorare per un po’, e poi di nuovo a cercare un nuovo rapporto di lavoro, nella speranza di poter crescere anche grazie ad un salario decoroso.

Ma in tempi di crisi, le situazioni si fanno ancora più pesanti. I figli, che già vivevano soli e, “Guadagnavano bene”, si trovano in Cassa Integrazione, Mobilità o direttamente licenziati, e dall’oggi al domani debbono fare i conti con un mutuo impagabile, e una vita indipendente ormai impossibile. E tornano mestamente a casa coi genitori, che umilmente dicono ai figli: “Non si smette mai di essere genitore!”. E riprendono la vita di famiglia, ormai messa da parte da una intimità ritrovata.

Nei supermercati si vedono gli anziani, che prima facevano una spesa alla settimana, tornare a riempire il carrello due volte, e riaprire il quaderno a quadri di una volta per fare i conti, loro non sempre usano il pc!, e sbuffare perché non si va avanti così.Ma che si può fare, sbattere il figlio fuori casa?

Ma la colpa di chi è?

Da un lato aziende senza scrupoli, e soprattutto cervello, hanno per anni ridotto in miseria una parte della nuova generazione, costringendo i giovani a lavori poco pagati e precari. (Conosco persone che da anni lavorano tre + tre mesi in un ipermercato, stanno a casa quindici giorni, e poi vengono riassunti nello stesso modo: per anni, anno dopo anno.)

Certo che i nostri imprenditori non hanno capito un’acca: se vuoi vendere devi fare il patto col diavolo! Cioè per loro dare salari più alti e stabili!

Da un altro lato, la nostra generazione, e in particolare in Italia, è incapace di adattarsi a situazioni di crisi.

Conosco un Inglese, laureato e figli di un primario ospedaliero!, che per anni ha lavorato a Venezia come barista e come insegnate di lingua inglese in una scuola privata, per 800 – 900 euro in toto, senza nessun aiuto dalla famiglia. Quanti dei giovani d’oggi sarebbero stati capaci di adattarsi a questa situazione?

La Fondazione Nord Est ha fatto uno studio fra i giovani del triveneto: tutti vorrebbero un posto fisso, ma basta che non si chieda loro di fare l’operaio, o di sudare. (Non tutti son così, eh, io non generalizzo).

Io l’ho fatto per anni, e non è degradante: giuro! Mi ha permesso persino di andare a vivere da solo.

Quanti di noi giovani sarebbe disposto a rinunciare al cellulare, internet, auto, e divertimento per un po’ di mesi se la situazione lo richiedesse? Trenta euro di cellulare al mese, ed è poco per alcuni, venti di connessione Internet, duecento per l’auto, e una cinquantina per divertirsi al week end. È il tenore di vita di alcuni giovani.

Io da quando sono in crisi mi muovo in treno e bus. L’abbonamento costa 29,6 euro, contro i 140 – 170 di benzina mensili.

Una volta mi han detto: “In tempo de crisi, anche le galline volano!”. Speriamo che si riprenderà a lavorare.

Intanto i nostri vecchi già fanno musina…

Al veneto de ‘na volta

Ti te ricordi quando xe parlava in veneto, e non xera un’ofesa par nessun esser orgoglioso dea to tera. Ti te ricordi quando par strada tuti se sautava, e non ghe xera solitudine. I bocia saltava ‘a corda par strada, e i veci sentai in carega xe racontava storie de guera e de vita. Che bei xera quei tempi… Eppur xe pasà soo un 20 – 25 ani… ma deso me sento foresto in sta cità che i ciama Venessia…

I veci xe conosseva tuti, e ti non ti xeri Alessandro, ma el nevodo dea Ruza, el fio del Bon. Xe xogava a mama caseta, e non coa “play station”, e a sera se ‘ndava fora coi noni a xogar a nascondin fin ae diese. Se, sentiva sigàr nei campeti putei che se divertiva, non ghe xera mai siensio, mai se non de pomerigio, quando gli operai de Marghera ‘ndava a dormir.

E i nonsoi? Ti tei ricordi, a sera a corer drio ai nonsoi? Ma ti tio sà come se ciama in ‘tajan… mi no: i go sempre ciamai così…

Ma dove i ga nascosto el me veneto, dove i ga mandà a me cultura, dove i imbusà i putei… I ne ga copà, i ne ga asimilà… e non semo più boni de tornar a eser veneti, come se eserlo ofenda i foresti…

Oriana Fallaci I love U

A me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura. Perché dietro la nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone, c’è Aristotele, c’è Fidia. C’è l’antica Grecia col suo Partenone e la sua scoperta della Democrazia. C’è l’antica Roma con la sua grandezza, le sue leggi, il suo concetto della legge. Le sue sculture, la sua letteratura, la sua architettura. I suoi palazzi e i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C’è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto dell’amore e della giustizia. C’è anche una Chiesa che mi ha dato l’Inquisizione, d’accordo. Che mi ha torturato e bruciato mille volte sul rogo, d’ accordo. Che mi ha oppresso per secoli, che per secoli mi ha costretto a scolpire e dipingere solo Cristi e Madonne, che mi ha quasi ammazzato Galileo Galilei. Me lo ha umiliato, me lo ha zittito. Però ha dato anche un gran contributo alla Storia del Pensiero: sì o no? E poi dietro la nostra civiltà c’è il Rinascimento. C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello, c’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven. Su su fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta cultura è proibita […]. Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all’altra cultura che c’è? Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano e Averroè coi suoi meriti di studioso.