Caro diario…

Caro diario quest’anno è stato davvero duro sotto molti aspetti, ma sai cos’ho imparato? Ho imparato a dividere le sofferenze che appartengono al vissuto di tutti i giorni, al senso comune, da quelle della malattia. Questo è un grande passo avanti e posso affermare con sicurezza che è un passo fondamentale verso un Io migliore. Ho imparato dagli altri, da chi mi ha aperto il cuore, da chi mi ha raccontato il suo vissuto, da chi mi è stato vicino, ma soprattutto da me stesso. E’ proprio vero che tutte le risposte che cerchiamo son già dentro noi, ma che ci rifiutiamo di accettarle. Eppure in questo momento ho paura, ho paura di ciò che mi aspetta nel mondo reale dopo aver appreso questa ennesima lezione.

Ho fatto soffrire amici, e amiche, e loro han fatto soffrire me. Ho imparato che nell’era del sempre connesso è più facile perdere i rapporti che tenere i legami. E’ più facile dire: “Non ho tempo.”; che cercare tempo. E’ più facile dire: “Ti voglio bene!”; che fare un gesto di affetto. Verba volant, scripta manent”. Ho perso di vista amici perché non hanno i soldi sul telefonino, ma molte case e lavori importanti. Ho perso amici perché mi rifiuto di crescere, e ho ancora paura di uscire. Ho perso amici perché son andato a vivere da solo, e da allora è diventato difficile fare qualche chilometro per venire a trovarmi. Anche quando stavo male. Hai notato che è più facile fare 30 km per andare a mangiare, o a divertirsi, ma è faticoso percorrere la stessa distanza per andare a trovare un amico? O che si spendono più volentieri due euro per un gelato piuttosto che per telefonargli? Continua a leggere “Caro diario…”

Il papà dagli occhi che sapevano amare

Vi era un uomo seduto in riva al mare che cantava canzoni che sembravano provenire da un altro mondo, un tempo antico, un altro paese…. Un paese che Antonio non aveva mai udito nominare: era un Afghano. La sua felicità per Antonio era incomprensibile: non aveva una gamba! Eppure cantava felice.

“Ma come fa un uomo senza  una gamba ad essere felice?” Si chiedeva Antonio. E giorno dopo giorno gli passava accanto, con quell’ingenuità che solo un ragazzino di 13 – 14 anni sa ancora avere. Finché una mattina l’uomo si girò verso di lui e gli disse: “Tutti i giorni ti fermi ad ascoltarmi cantare e poi te ne vai a capo chino dopo aver guardato la mia gamba, perché?” Continua a leggere “Il papà dagli occhi che sapevano amare”

Quando la Guzzanti rideva del tumore della Fallaci

« Voi non conoscete la fatica di vivere a Manhattan al 38esimo piano, mentre, voi smidollati non avete avuto neppure il coraggio di sfasciare un bancomat. Amo la pace e l’amo tanto che sarei disposta a radere al suolo una città e a non fare prigionieri. Amo la guerra perché mi fa sentire viva Dal pubblico arrivò la frase: «Ti venisse un cancro». E la Guzzanti rispose: «Ce l’ho già e ti venisse anche a te e alla tu’ mamma».»
(Sabina Guzzanti – imitazione di Oriana Fallaci)

« Giovanotta, essendo una persona civile io le auguro che il cancro non le venga mai. Così non ha bisogno di quell’esperienza per capire che sul cancro non si può scherzare. Quanto alla guerra che lei ha visto soltanto al cinematografo, per odiarla non ho certo bisogno del suo presunto pacifismo. Infatti la conosco fin da ragazzina quando insieme ai miei genitori combattevo per dare a lei e ai suoi compari la libertà di cui vi approfittate»

Il gabbiano (Poesia)

Isola di San Francesco del Deserto (Venezia) Autore Silvio Bon

Il grigio del cielo,
si specchia nel verde dell’acqua.

Il gabbiano abbassa il suo volo,
sorvolando la laguna da solo.

Non sembra dover scrosciare,
nessuno cerca un posto dove potersi rifugiare.

Il gabbiano sembra impazzire,
il suo canto diventa un pianto.

Il cielo che cambia,
cambia l’umore,
di un uomo che cerca,
ma non trova l’amore.

La passione di Ornella (Nina Vanigli) Mia personale recensione

La passione di Ornella

“La passione di Ornella” è un libro che mi è stato consigliato dall’amica Martina Galvani che collaborando con la piccola casa editrice “Lettere animate” ha conosciuto l’autrice Nina Vanigli.

Non ho mai letto un romanzo erotico, partiamo da questo presupposto, non sapevo cosa dovevo aspettarmi dalla sua trama, né che sensazioni ne avrei ricavato. Forse avevo anche dei pregiudizi, legati più alla mia educazione che al testo di per sé, ma ora, appena finito di leggere questo bel libro posso dire che è un romanzo che può dare molto ad un appassionato di buona lettura.

La trama è forte, raccontata con durezza, e senza troppi filtri, dall’autrice, una storia fatta di sesso certo, ma anche di sensazioni forti che provano i personaggi e in cui cade inevitabilmente il lettore, e, infine, di amore. Un amore con la “a” minuscola e malato per molti aspetti.

Due i personaggi principali: Ornella ed Alessandro. Ornella mi ha regalato sensazioni che vanno dal disgusto per la sua sudditanza verso Alessandro, alla speranza di un futuro migliore, alla più pura delusione verso di lei, ad un personale senso di colpa. Lei è una donna succube del suo uomo, che trova nel sesso l’unico motivo per attirare e legare gli uomini a sé. Alessandro è un bruto, corrotto nell’anima e privo di scrupoli, e come tutto ciò che rappresenta il male, è bello e desiderabile. La loro relazione, le umiliazione inferte da Alessandro ad Ornella sono il collante della prima parte del romanzo, un’umiliazione fatta di sesso privo di amore e di rispetto. Ornella è vittima di sé stessa, di una mancanza totale di comprensione del termine “AMORE”, di una visione distorta della realtà. Talmente distorta da portarla ad accettare tutto e a subire ogni umiliazione, e a rinunciare da quel’unica via d’uscita che le è stata procurata da un’amica.

Il finale è tremendo. Un taglio netto alla trama, un fendente al cuore del lettore. Che si trova di fronte l’ennesima emozione prodotta da Nina: un enorme senso di colpa… “Forse ho sbagliato anch’io a giudicarla”

Questa è stata la mia ultima e definitiva domanda.