“Il delinquente e il disabile” una favola moderna

immagine dal film "Il cielo sopra Berlino"

immagine dal film “Il cielo sopra Berlino”

Un criminale aveva ucciso un uomo, e non era il primo. Di fronte il magistrato aveva raccontato di essere pentito, che non l’avrebbe mai più fatto.

Il magistrato tenendo conto delle attenuanti, del fatto che veniva da un ambiente dove il crimine era di casa, gli ridusse la pena. Invece di cinque anni, lo condannò a sei mesi, che in virtù della legge divennero una multa e dei lavori socialmente utili.

Alla fine della pena, il comune lo aiutò a trovare un lavoro e a reinserirlo nella comunità. Divenne bravo e corretto. Sposò una graziosa ragazza, ed ebbe dei figli.

Di fronte a Dio disse: se non avessi ucciso quell’uomo, la mia vita sarebbe stata peggiore. Ringrazierò per sempre il buon Dio che mi ha dato questa possibilità. Essere un criminale paga nel suo mondo.

Sul letto di morte c’era anche un disabile. Lui non aveva stuprato nessuna donna, in realtà non aveva mai amato, né era stato amato. Non era stato aiutato dal comune ad inserirsi nella comunità, non aveva avuto una bella moglie e dei bei figli, nè un lavoro, pochi euro al mese di pensione, che grazie ai risparmi dei genitori gli avevan permesso di vivere, certamente non tranquillo.

Di fronte a Dio si inchinò, e lo pregò: dammi una nuova vita. Fammi essere sano, e io ucciderò per essere felice… perché so che nel mondo da te creato, è meglio avere un animo mostruoso, che problemi di salute…

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Il Sasso (poesia)

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Il destino mi ha depositato

in riva al mare, le onde

mi ricoprono d’acqua,

ma, poi, mi abbandonano

solo al mio destino.

Esse mi segnano il corpo,

e l’anima, lasciando tracce

del loro passaggio, come

barbari invasori

che mi fanno sentire vivo.
Come vorrei gridargli

cosa provo per loro,

ma il mio fiato non esce.

Come vorrei abbracciarle,

ma la pietra non ha braccia.

Dio, Padre del creato,

ti prega questo sasso,

che non ha l’anima,

ma che sa amare:

fammi annegare

in questo dolce mare.

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Un errore (Poesia)

Immagine tratta dal film "Il-miglio-verde"

Immagine tratta dal film “Il-miglio-verde”

Voi, non potete capire,
cosa sia per me
il Vivere.

L’attesa crudele,
asfissiante e, purtroppo,
dovuta della morte.

Tutti dobbiamo morire,
tutti nasciamo per poi…
non voglio piangere.

Le mie parole
non ascolterete,
le mie lacrime
non vedrete.

Ma di me rimarrà
il ricordo di un errore.

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Il purgatorio di Simone (poesia)

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C’era solo il buio all’orizzonte,
nero il mare e nero il cielo
che si univano fra di loro
e in mezzo noi.

Calammo le reti in quel buco nero,
e in pochi minuti si riempirono di corpi.
Gridavano le reti,
ma non c’erano gabbiani che cercassero di derubarci,
ma squali affamati e antropofagi.

Gridavano le reti,
i marinai pregavano,
le onde assordanti facevano rimbombare lo scafo,
e dal mare nero corpi neri e occhi bianchi affioravano.

Preghiere in lingue sconosciute,
lacrime dense dai miei occhi
si mescolavano con il sudore della mia fronte.
E io pensavo a mia moglie e a Gesù.

E capì, che fra un peccatore e un pescatore
c’è una sola lettera a far la differenza,
e lui peccatore di nome Simone
fu destinato a esser “pescatore di uomini.”

(26/04/2015 a coloro che salvano vite)

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Al Partigiano Vianello (Poesia)

Autore  Joel Robinson

Autore Joel Robinson

Vi era un albero vicino casa mia,
quand’ero bimbo.

D’autunno le foglie
ricoprivano il viale d’ingresso,
e lo coloravano di rosso.

Mia madre sbuffava
quando le raccoglieva
protestando fra sé e sé
contro i vicini.

Ora quell’albero non c’è più,
e manca a mia madre
quel rito autunnale
che le ricordava
il cambio di stagione.

O forse le manca il vecchio partigiano Vianello
che si scusava delle foglie cadute
come i Soldati di Ungaretti…
e che a lui erano così cari.

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