Ricordo

603845_451372851617959_1707150548_nRicordo…

Le notti trascorse a guardare,
la pelle tua illuminare la stanza
di bianco e purezza.

Le ore in cui lo sguardo,
cercava difetti in te:
senza incontrarne uno.

Le dita delle mie mani,
sfiorare le tue labbra delicate
e rimanerne innamorato.

I giorni a guardare il mare,
sognare bimbi mai nati…
il colore della loro stanza.

Ricordo…

E’ solo questo che posso fare,
ora che non sei qui,
ora che ti ha preso il mare.

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

Lo puoi ordinare su questo sito per riceverlo con una dedica

Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

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Licenza Creative Commons
Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Raccontami (Poesia)

osa-senza-timore
Raccontami cosa provi quando ti bacio.
Quando io, grande e imponente, ti abbraccio.

Descrivimi cosa provi se entro dentro te,
e dove vuoi che io ti baci.

Rendimi partecipe delle tue paure di donna,
e dei piaceri della tua vita.

Fa che ogni giorno che sto con te,
riesca a renderti felice.

Solo così noi due saremmo una cosa sola.

Ma permettimi di fare lo stesso con te,
altrimenti la mia sarà una pura resa.

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

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La vita è un esperimento

“Viaggio sulle ali del destino”Un esperimento lungo una vita.
Sperimentiamo tante sensazioni, emozioni e cambiamenti. Troppo spesso però ci dimentichiamo di sperimentare ciò che ci renderebbe felici. Temiamo il cambiamento. Veniamo educati sin da bambini a seguire dei binari, a non uscire dagli schemi, a non disobbedire al gruppo.
Ci viene data un’identità, un’istruzione, ci viene dato un percorso da seguire: ed è nostra responsabilità non deviare da esso.
Ma in realtà tale responsabilità non esiste. Veniamo responsabilizzati a seguire dei canoni di comportamento atti a rendere stabile il sistema. Lavorare, pagare le tasse, essere bravi cittadini. Uscire la mattina dall’ovile e rientrare la sera per guardare la TV. Ma non c’è nulla di più falso di questa vita che ci viene programmata.
Alla fine dei nostri giorni ci chiederemo il senso di questo percorso sulla Terra. Ci chiederemo se in questo percorso ci siamo limitati a mettere un piede davanti all’altro o se abbiamo imparato a saltare da una piastrella nera all’altra, come facevamo da bambini.
La realtà non è quella che ci viene descritta da chi ci vuole sudditi. La realtà non esiste, o meglio non esiste alcuna realtà se non ciò che noi sappiamo costruire attorno a noi.
Nella vita ci sono eventi inevitabile e situazioni realizzabili.
Gli eventi inevitabili riguardano la vita stessa: nascita, morte, malattia, tragedie familiari. Sono tutte situazioni che mai vorremmo vivere, ma di fronte a cui siamo costretti a metterci in discussione. Poi, però, c’è qualcosa di più. C’è la possibilità di essere felici. Di andare oltre la prigione in cui cercano di richiuderci.
Ci sono molti modi per evadere. Alcune persone riescono a evadere parzialmente trovando hobby a cui dedicarsi, altre riescono a uscire completamente dalla caverna in cui sono rinchiuse.
Non è facile fuggire dalla realtà materiale di cui siamo impregnati, ma è possibile comprendere che oltre le nostre paure non vi è altro che una nuova vita.
Se tutti imparassimo a non seguire gli insegnamenti ricevuti da chi ci ha istruito. Se tutti imparassimo a tornare bambini con la mente pulita e ricominciare ad imparare a vivere, a qualsiasi età potremmo diventare persone nuove. non c’è un’età per iniziare il cambiamento: c’è solo da mettere un piede su quella piastrella nera e evitare quella bianca. Perché così camminano i bambini e così i bambini imparano a sognare.

Io e le donne

By the Russian photographer Tatiana MikhinaLe donne le ho conosciute sin da bambino. Una di loro mi ha generato.
Ho sempre provato attrazione per le donne, non solo sessuale ma una forte curiosità verso un universo di sensazioni che non saranno mai mie.
Nessun uomo saprà mai cosa provi davvero una donna. Non sapremo mai cosa provi una donna perché non abbiamo il loro codice genetico, il loro corpo, la loro storia sociale e perché non vivremo mai ciò che esse vivono.
Non c’è solo la sessualità a dividerci. Non c’è solo quella “coda posta al contrario”, come scriveva la Fallaci, a renderci diversi. Ma c’è un’infinità di esperienze sin da bambini, sin da appena nati, che crea un immenso solco fra noi, uomini e loro. 
Di donne ne ho conosciute tantissime. Le ho incontrate all’asilo, a scuola, al lavoro, e poi sono state mie compagne e amanti. Spesso non le ho capite, altre volte invece sono riuscito a penetrare la loro anima, altre solo il loro sesso. A dividerci spesso c’era un muro fatto di convenzioni: io sono una donna e tu non puoi capirmi. Altre volte la mia insicurezza.
Ma ciò che mi ha maggiormente impedito di conoscere una donna così bene dall’averla al mio fianco è stata la depressione. Eppure c’è un legame fortissimo con loro.
Ho conosciuto donne che hanno scelto di fare le escort e una di loro mi ha aiutato a superare la mia paura di far l’amore. Ho amato una donna che aveva subito violenza psicologica in famiglia: spesso la notte piangendo nel sonno. E quando cercavo di consolarla lei voleva fare l’amore.
Le mie donne sono state a volte insicure, altre erano audaci e capaci della prima mossa. Forti, alcune più forti di me e più decise. Capaci di farmi perdere la testa e di farmi fare quello che volevano. Piccole nel corpo, ma grandi nell’anima. Decise e forti nella vita, insicure nel rapporto con l’uomo. Capaci di farti perdere il senno con una carezza e di tagliarti le gambe con uno sguardo.
Sensazioni. Le sensazioni sono quel qualcosa che ci lega alla realtà, o forse che ci fa permette di percepire la realtà. Quando una donna mi piace sento un’energia calda e sensuale venire da lei. A volte questa energia è così ostile da non permettermi neppure di starle vicino. Sono così diverse le donne. Talvolta credo che queste diversità servano a renderci completi. Talvolta a renderci distanti. Le sensazioni dell’amore mi fanno vivere. Il bacio è la via d’ingresso del corpo della donna. Spesso le donne ti misurano attraverso un bacio, la lingua è la porta del paradiso.
Ho visto decine di donne nude. Poche che sapessero mettere a nudo la loro anima. Io amo esplorarle, conoscerle, parlarci, rompere un pezzo alla volta quel castello che le protegge. Entrare nel sesso e nell’anima. Ma non c’è nulla di più esaltante che entrare nell’anima. Perché è quello il luogo più inesplorato di una donna.
Le donne restano il soggetto preferito a cui dedicare le mie poesie. Il mio pensiero fisso. La mia ossessione. Il motivo per cui sono ancora vivo, per cui vivo. Sono ciò che mi distrae, che mi attrae, che mi da un senso.
Tutte le donne? No. io voglio penetrare l’anima… Voglio ciò che io non ho.

Il papà con gli occhi che sapevan amare

Vi era un uomo seduto in riva al mare che cantava canzoni che sembravano provenire da un altro mondo, un tempo antico, un altro paese…. Un paese che Antonio non aveva mai udito nominare: era un Afghano. La sua felicità per Antonio era incomprensibile: non aveva una gamba! Eppure cantava felice.

“Ma come fa un uomo senza  una gamba ad essere felice?” Si chiedeva Antonio. E giorno dopo giorno gli passava accanto, con quell’ingenuità che solo un ragazzino di 13 – 14 anni sa ancora avere. Finché una mattina l’uomo si girò verso di lui e gli disse: “Tutti i giorni ti fermi ad ascoltarmi cantare e poi te ne vai a capo chino dopo aver guardato la mia gamba, perché?”

Il ragazzo, diventato rosso in volto dalla vergogna, gli disse: “Come fa un uomo senza una gamba a sorridere?”
“Sai piccolo uomo, ho perso la gamba quando avevo cinque anni, stavo rincorrendo una palla e all’improvviso vidi sangue attorno a me… e poi il buio. Mi svegliai su un letto d’ospedale dove stavano medicando quel che rimaneva della mia gamba. Sai ragazzo. Vi era una donna che si prendeva cura di me, era bionda! Per te non è strano vedere una donna con i capelli biondi, ma da dove vengo io nessuno è biondo, e io me ne innamorai. Doveva essere un angelo, e anche se non capivo la sua lingua imparai una canzone che canticchiava spesso, a bassa voce, mentre si prendeva cura di me.

Il dottore aveva una barba bianca, e due occhi pieni di dolore e di tristezza, ma sapevano trasmettere una forza tale che nessuna bestia feroce avrebbe potuto sopportare quello sguardo per più di due secondi. E io lo chiami padre. Me lo chiese lui, sai? Non avevo mai avuto un papà, né una mamma. Ed ora avevo un papà bianco con gli occhi degli angeli, e un angelo biondo che cantava per me.”

Il ragazzo lo guardava affascinato.

“Sai quel papà con gli occhi così celesti e così duri piangeva spesso la sera quando pensava alle persone che non era riuscito a salvare, e io un giorno gli chiesi come potesse essere triste un uomo che salvava delle vite  in una terra di uomini intenti a distruggersi l’un l’altro. E gli dissi: “Anche se salverai solo un uomo, tu avrai fatto il più grande gesto che Dio può far compiere a un proprio figlio.” Lui mi guardò e mi rispose: “Chi salva un uomo ne diventa padre e madre. Chi fa del bene disegna un arcobaleno in un cielo grigio coperto di troppe nubi.”
Mi portò in Italia il papà dagli occhi piangenti e mi crebbe assieme ai suoi figli, ne aveva uno diverso dall’altro, tutti eravamo stati salvati da lui in un paese in cui lui aveva operato. Diceva sempre che eravamo i frutti del suo amore, che lui non poteva portare in grembo un bambino, come aveva fatto sua moglie, per cui lui dava la vita con la medicina e se poteva si prendeva cura dei suoi figli per sempre.
Sai, mi fece studiare quel papà dagli occhi severi. Ogni sera ci riuniva attorno alla tavola e ci chiedeva di impegnarci per diventare bravi perché noi eravamo figli di un unico Dio e anche se avevamo facce diverse, queste sembravano tutte uguali quando erano sporche di fango dopo aver giocato in giardino. Eravamo figli di un Dio buono che ci aveva amato attraverso lui.
Sai, ora io sono uno scrittore, un mio fratello e una sorella sono medici e lavorano in Africa, un altro mio fratello è avvocato e difende i poveri, e un’altra mia sorella fa l’insegnante per educare i bambini nei paesi del terzo mondo.
Avrebbe gli occhi pieni di gioia quel vecchio uomo con la barba  bianca nel vederci ora. Ma purtroppo è morto anni fa… e prima di morire ci ha chiesto di amarci per sempre e di non separarci per nessuna ragione al mondo”

“E’ una storia meravigliosa!” disse il ragazzino “Ma cosa c’entra con il fatto che tu non hai più una gamba?”

“Non avrei mai potuto raccontare questa storia se non avessi perso una gamba. Non avrei conosciuto il papà dagli occhi umani, né la sua bella infermiera bionda, né avrei potuto avere quattro fratelli con facce diverse, non sarei diventato uno scrittore, non avrei incontrato mia moglie, né avrei avuto i miei bellissimi figli. Non vale tutto questo una gamba?”

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