Come barca io fui.
Gettai la rete
d’ oro i ricami
di seta le tele.
Come Ulisse
legato all’albero maestro
di un cuore razionale,
ma senza amore
Donna sirena,
il tuo canto mi ammalia,
le tue labbra carnose
i tuoi seni tondi.
Mangiai di te
E tu mangiasti di me.
Sudore con sudore,
bocca con bocca,
corpo con corpo,
anima con anima.
Ore passate a donare,
amore che lascia segni
in un’anima sola,
in un corpo imponente.
E ancora amore…
Oh, gli occhi socchiusi.
Oh, le labbra socchiuse.
Oh, brividi d’amore.
M’addormentai sul seno,
rifugio materno d’un uomo,
morbido cuscino d’amore.
Mi svegliai solo,
come barca abbandonata.
E come Ulisse,
ripresi a viaggiare,
cercando porti
su cui attraccare.
© Alessandro Bon
Vi era un uomo seduto in riva al mare che cantava canzoni che sembravano provenire da un altro mondo, un tempo antico, un altro paese…. Un paese che Antonio non aveva mai udito nominare: era un Afghano. La sua felicità per Antonio era incomprensibile: non aveva una gamba! Eppure cantava felice.


