Ho sceso un milione di scale (Eugenio Montale)

Maurits Cornelis Escher: Casa di scale


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Barca di carta (Poesia)

Costruire una barca di carta,
ammirandola viaggiare verso lidi lontani.

Ascoltare in lontananza canzoni,
intonate da grilli felici.

Rincorrere insetti per catturarli,
e sogni per viverli.

Vedere affondare la barca,
in un laghetto, che è tanto piccolo
che pare il luogo migliore in cui poter morire.

Morte apparente (Poesia)

Me ne sto disteso,
fra un fiume riarso
e un prato fiorito.

Tango (Poesia)

 The Singing Butler (Jack Vettriano)

Sotto un lampione vi guardo,
ho una spalla poggiata,
e le gambe incrociate.

In segno di resa.

La luce illumina me triste e solo,
una luce grigia, mentre voi ballate.

Sottofondo: una musica argentina.

Vi divertite e ballare felici,
e coppie si guardano e si innamorano.

E’ una luce più aurea,
che sembra illuminarvi.

Spesso la vita è vissuta diversamente,
e piccole luci illuminano grandi differenze.

Come piccoli gesti fanno percepire grandi disagi.

Ho costruito (poesia)

Ho costruito decine di ponti,
per attraversa le mie insicurezze,
Ho vissuto decine di vite,
per crescere nel mondo.
Ho ucciso decine di draghi,
per essere eroe.
Ho amato cento donne,
per capire il loro animo.

Ma la vera grande prova,
l’ho fallita:
io non ho avuto te.