Imparare a soffrire (poesia)

Ho coperto di cenere il mio cuore
per poterlo riscaldare
durante i giorni bui
della mia vita.

Avvolto i miei occhi
in teli bagnati
per imparare a piangere.

Immerso le mani nel fango
per scoprire che se si tocca il fondo
c’è sempre del buono da trovare.

Gettato la mia anima nella tempesta
per poterla riavere più forte.

Solo così ho imparato a soffrire.


Come la neve (Poesia)

Come neve che cade
su strade bagnate
è la vita mia.

Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)

Vi era un vecchio sporco e con una barba lunga e incolta, i suoi abiti erano luridi, la sua pelle ricordava i fondali di quei laghi su cui da tempo non cade acqua, le sue unghie, lunghe e sporche, raccontavano l’incuria in cui era caduto da troppo tempo, i suoi occhi, semichiusi e tristi, erano scomparsi dietro il nero del grasso d’auto e lo sporco che gli segnava il viso, aveva denti gialli, e non tutti erano ancora presenti in quella bocca tanto maleodorante.

“Fai schifo!” – Si sentiva dire tutti i giorni, e vedeva nuvole di saliva cadergli vicino, sputi lanciati da ragazzotto ben vestiti e con bei telefonini, che uscivano da scuola con un bel sorriso di chi sente il futuro risplendere sul proprio orizzonte. Continua a leggere “Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)”

Sogno maledetto (poesia)

Un rumore mi ha destato.
In un prato mi son trovato.
Fiumi, erba e farfalle,
ero nel paradiso, nella Valle…

Animali d’ogni tipo,
leone, lepri e gazzelle
d’ogni stazza
e d’ogni razza.

Il pavone mi circondava
di colori favolosi.
Un fiore sbocciava
con profumi meravigliosi.

Cascate eterne,
fiumi dorati,
mari e terme,
laghi incantati.

Scintillii di rugiada,
che parevano diamanti,
edere così avvinghiate
che sembravano amanti.

Case di mattoni,
camini fumanti,
porte aperte,
persone ospitanti.

Api donavano miele,
mucche allattavano bimbi,
lupi insieme a fiere,
tori aravano i campi.

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Wakan Tanka ascoltami (Preghiera indiana di Alessandro Bon)

Il cielo è rosso sopra me.

Rosso come la mia pelle,
rosso come il mio cuore.

Uomo bianco mi odia,
uomo bianco mi stermina.

Cavalcavo nel deserto,
Uaka Tanka mi guardava,
danzavo con gli spettri,
Uaka Tanka mi ascoltava.

Può un uomo decidere chi sono?
Può un uomo uccidere suo fratello?

Cacciavo il bisonte,
Uaka Tanka mi guardava,
cantavo coi Wicasa Wakan,
Uaka Tanka mi ascoltava.

Può un uomo erigersi a giudice?
Può un uomo impormi un Dio?

Ora mi guardo attorno,
Uaka Tanka non guarda,
ora ascolto gli spettri
Uaka Tanka non ascolta.

Religione vuol dire capire,
religione vuol dire amare,
religione vuol dire aiutare.

Se il Vostro Dio non ve l’ha insegna,
se il Vostro Dio non vi ha puniti….

Uaka Tanka guarda tuo figlio,
Uaka Tanka ascolta la sua preghiera:
regalami una morte degna di un guerriero

Autore Alessandro Bon ©

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