Rallenta la vita, e vivi

Nella frenetica vita che viviamo, nell’insensata necessità di accelerare sempre, abbiamo dimenticato il gusto di fermarci e ascoltare i grilli cantare. Mi ricordo da bambino stavo disteso in montagna sull’erba per sentirli frinire e il vento mi accarezzava il volto: e io mi sentivo vivo.

Abbiamo dimenticato di essere genitori, di godere del sorriso del figlio, di vederlo crescere, di respirarlo, di accarezzargli il volto, Continua a leggere “Rallenta la vita, e vivi”

Abbiate fede ….il domani sarà meraviglioso

Recensione di Martina Galvani

Piantare gli occhi in faccia al nemico chiamandolo per nome: anche così potrebbe essere definito il contenuto di questa prova letteraria firmata da Alessandro Bon. L’autore veneziano, infatti, non nasconde e non ostenta: semplicemente espone, con linguaggio spontaneo e diretto, la sua esperienza di persona colpita dalla depressione, e lo fa ripercorrendo le fasi di questa patologia fin dal suo primo manifestarsi. Sarebbe stato facile cadere nell’autocelebrazione, per essere riuscito a non lasciarsi sopraffare dal “male oscuro”, o nell’autocommiserazione, proponendosi come soggetto vittima di una situazione difficile da gestire, ma Bon riesce ad evitare entrambe le insidie, pur suscitando intensa partecipazione emotiva, con il coraggio e l’umiltà di chi vuole capire e lottare, animato dall’intento di condividere il suo percorso di vita con il lettore. L’arrivo della depressione sancisce un “prima”, un “durante” e un “dopo”, nell’esistenza di Alessandro: momenti nei quali si assiste a una dolorosa discesa nell’abisso, che prevede però un salvifico riappropriarsi di sé. Continua a leggere “Abbiate fede ….il domani sarà meraviglioso”

Vorrei saper piangere

Vorrei non aver questa inibizione, che l’esser maschio mi impone, vorrei saper piangere, raccogliere le mie gambe al grembo e sedermi in un cantoncino di casa singhiozzando senza che nessuno mi possa vedere.

Perché che effetto può fare un gigante di 188 cm per 110 km che piange?

Vorrei poter piangere ogni volta che voglio, ogni volta che gli occhi si infiammano come l’anima che rappresentano, piangere fuori tutto il mio dolore, la sofferenza, l’immensa solitudine che mi colpisce e riempie le mie giornate. Quella solitudine che mi obbliga a prostituire il mio tempo per avere qualcuno affianco, anche solo per parlare, anche solo per sentire la voce di qualcuno che si rivolge a me.

Vorrei crollare sul letto gridando il mio infinito dolore, la mia grande disperazione e solitudine, senza sentirmi giudicare da me stesso, il peggior nemico del mio Vero Io.

Ma non so piangere, le mie lacrime diventano parole, la mia solitudine diventa un grido su carta, un paio di versi che hanno lo scopo di emozionare, forse, ma non di rendermi davvero felice.


Conversando (Poesia)

Conversando fra di noi,
vorrei vedere cadere
le nostre parole
trasformate in semi di grano.

E germogliare in terra florida
di amore e convivenza,
crescere come piante alte e robuste.

Raccogliere i loro frutti
per cibarci di una vita
che continuerà dopo la nostra.

Grazie ai semi
che abbiamo piantato
in una sera di giugno.

Raccontami (Poesia)

Raccontami cosa provi quando ti bacio.
Quando io, grande e imponente, ti abbraccio.

Descrivimi cosa provi se entro dentro te,
e dove vuoi che io ti baci.

Rendimi partecipe delle tue paure di donna,
e dei piaceri della tua vita.

Fa che ogni giorno che sto con te,
riesca a renderti felice.

Solo così noi due saremmo una cosa sola.

Ma permettimi di fare lo stesso con te,
altrimenti la mia sarà una pura resa.