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Vorrei non aver questa inibizione, che l’esser maschio mi impone, vorrei saper piangere, raccogliere le mie gambe al grembo e sedermi in un cantoncino di casa singhiozzando senza che nessuno mi possa vedere.

Perché che effetto può fare un gigante di 188 cm per 110 km che piange?

Vorrei poter piangere ogni volta che voglio, ogni volta che gli occhi si infiammano come l’anima che rappresentano, piangere fuori tutto il mio dolore, la sofferenza, l’immensa solitudine che mi colpisce e riempie le mie giornate. Quella solitudine che mi obbliga a prostituire il mio tempo per avere qualcuno affianco, anche solo per parlare, anche solo per sentire la voce di qualcuno che si rivolge a me.

Vorrei crollare sul letto gridando il mio infinito dolore, la mia grande disperazione e solitudine, senza sentirmi giudicare da me stesso, il peggior nemico del mio Vero Io.

Ma non so piangere, le mie lacrime diventano parole, la mia solitudine diventa un grido su carta, un paio di versi che hanno lo scopo di emozionare, forse, ma non di rendermi davvero felice.