Il giovane e il saggio

20090402-monkUn giovane uomo si arrampicò sul monte più alto della sua regione. In cima a questo monte viveva un vecchio saggio, che secondo quel che si narrava nella valle sapeva rispondere a ogni domanda. Una volta in cima entrò nella vecchia tenda del saggio, che se ne stava curvo a meditare, circondato da incenso e con un piccolo fuoco che lo scaldava. Entrò e chiese: “Maestro, posso porle una domanda?”
Il vecchio lo guardò e gli chiese: “Chi ti ha detto che sono un Maestro?”
Il giovane basito, guardò il vecchio e rispose: “Giù in città dicono che qui, in cima al monte c’è un vecchio saggio che sa dare risposte a ogni domanda. Non siete forse voi quel saggio?”
“Figlio mio,” disse il vecchio, “se io sapessi dare risposte, vivrei qui? Non credi forse che isolarsi dal mondo significhi rifuggire la realtà?”
“Sì, ma si deve vivere da asceti per raggiungere la verità!” continuò il giovane.
“La verità è una chimera. Come la serenità, raggiunta dagli stolti che non sanno più porsi domande. E la tua qual è?”
“Sarò felice in futuro?” chiese il giovane.
Il vecchio lo guardò e gli chiese: “Sai dare amore? Sai vivere per il sorriso di un bambino? Sai sorprenderti di ciò che ti dona la vita?”
“Ma maestro…” disse il giovane, “Io voglio avere…”
“No, non lo sarai!” disse il saggio. “Chi vuole non ha, chi ha non vuole. Smetti di darti orizzonti troppo distanti, affacciati alla finestra e godi di un attimo di sole, allora sarai felice.”
Il giovane, disperato tornò nella valle, e raccontò a tutti che il vecchio saggio era solo un imbroglione, che vendeva fumo, ma non conosceva nulla.

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

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Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

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Il delinquente e il disabile

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Un criminale aveva violentato una donna, e non era la prima. Di fronte il magistrato aveva raccontato di essere pentito, che non l’avrebbe mai più fatto.
Il magistrato tenendo conto delle attenuanti, del fatto che veniva da un ambiente dove il crimine era di casa, gli ridusse la pena. Invece di cinque anni, lo condannò a sei mesi, che in virtù della legge divennero una multa e dei lavori socialmente utili.
Alla fine della pena, il Comune lo aiutò a trovare un lavoro e a reinserirlo nella comunità. Divenne bravo e corretto. Sposò una graziosa ragazza, ebbe dei figli.
Di fronte a Dio disse: “Se non avessi stuprato quella donna, la mia vita sarebbe stata peggiore. Ringrazierò per sempre il buon Dio che mi ha dato questa possibilità. Essere un criminale paga nel suo mondo.”
Sul letto di morte c’era anche un disabile. Lui non aveva stuprato nessuna donna, in realtà non aveva mai amato, né era stato amato. Non era stato aiutato dal Comune a inserirsi nella comunità, non aveva avuto una bella moglie e dei bei figli, né un lavoro, pochi euro al mese di pensione, che grazie ai risparmi dei genitori gli avevano permesso di vivere, certamente non sereno.
Di fronte a Dio si inchinò, e lo pregò: “Dammi una nuova vita. Fammi essere sano, e io ucciderò per essere felice… perché so che nel mondo da te creato, è meglio avere un animo mostruoso, che problemi di salute.”

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La Goccia e la Roccia

acqua-gocciaUn giorno una piccola Goccia incontrò una grande Roccia sul proprio cammino. Non le era più possibile seguire la strada che l’avrebbe portata a realizzare il proprio sogno doveva passare oltre questa, ma non sapeva come. Chiese così alla Roccia:
“Sorella di pietra, imponente e forte materiale che genera la Terra intera. Tu che sorreggi le case, e dividi l’uomo dall’abisso, ti chiedo di farmi strada, di farmi passare. Perché io non debba farmi strada per conto mio.”
La Roccia guardò la minuscola Goccia, e la vide piccola e miserevole. Era talmente piccola da dover usare una lente per vederla, e disse:
“Cara Goccia, io non ti vedrei neppure se Efesto, dio glorioso, non mi avesse dato questa lente. Io qui starò, dove Gea, mia madre, mi pose milioni di anni fa. E tu, miserabile parte di un fiume, Goccia insignificante, come credi di potermi scansare? O obbligarmi a farti passare?”
La Goccia, vistasi piccola e miserevole, fermò il proprio cammino, in attesa di una nuova idea per superare questo ostacolo.
Decise di percuotere la Roccia. Ma non le fece nulla. E la colpì ancora, e ancora, mentre la Roccia rideva. Ma colpo dopo colpo essa costruiva un passaggio, piccolo ma profondo, che si faceva strada attraverso la grande rivale. Questa non sentiva e non vedeva più la Goccia, e credeva che se ne fosse andata.
Anni dopo ricomparve la Goccia, dall’altra parte dell’ostacolo. Con grande sorpresa la Roccia la guardò ed esclamò:
“Figlia di un Cane, minuscola frazione un lago glorioso, come hai fatto a passare di là?”
Disse la Goccia: “Non v’è nessun ostacolo che il Saggio non sappia superare. Non v’è nessun sacrificio che egli tema. Se l’obiettivo è la felicità, anche se questa gli costerà la vita, o immensa fatica il Saggio saprà raggiungerla.”
Non arrenderti mai di fronte a un ostacolo, non trovare la scusa che esso è troppo arduo per te. Non c’è nulla che tu non possa non fare se lo vuoi. E anche se il tuo obiettivo non si realizzasse potrai dire di averci provato, di essere stato in grado di vivere il tuo sogno, perché non DEVI VINCERE PER GLI ALTRI MA VIVERE PER TE.

La Goccia e la Roccia (Fiaba)

Un giorno una piccola Goccia incontrò una grande Roccia sul proprio cammino. Non le era più possibile seguire la strada che l’avrebbe portata a realizzare il proprio sogno doveva passare oltre questa, ma non sapeva come. Chiese così alla Roccia: “Sorella di pietra, imponente e forte materiale che genera la Terra intera. Tu che sorreggi le case, e dividi l’uomo dall’abisso, ti chiedo di farmi strada, di farmi passare. Perché io non debba farmi strada per conto mio.” Continua a leggere “La Goccia e la Roccia (Fiaba)”

L’uomo mite e il terremoto

Un giorno un enorme cataclisma si scatenò sulla Città di Sale, tutto crollava, le persone gridavano impaurite, il terrore e le lacrime segnavano i volti dei cittadini.

Un vecchio se ne stava in disparte, gettando sassi nel ruscello che placido passava di fianco alla città, indifferente a tutto ciò che attorno a lui accadeva.

Finito il terremoto, gli abitanti circondarono il vecchio gridandogli in faccia la loro indignazione, e chiedendogli il perché non fosse terrorizzato. Era questo che li infastidiva, non tanto il suo non intervenire, ma l’apatia con cui aveva vissuto la catastrofe. Continua a leggere “L’uomo mite e il terremoto”